Progettazione e Architettura

A Milano le residenze Carlo Erba firmate Eisenman Architects, Degli Esposti Architetti e AZstudio

Mariagrazia Barletta

Le nuove residenze contemporanee (su un lotto complicato) che hanno conosciuto Muzio, Terragni e Moretti

«Gettare nuova luce sul passato attraverso il presente»: è questa l'azione più interessante messa in atto con le nuove residenze Carlo Erba a Milano. Lorenzo Degli Esposti racconta la genesi e il significato del progetto, concluso lo scorso luglio. La nuova e articolata architettura, nata da un'operazione di sostituzione edilizia, è firmata da Eisenman Architects, Degli Esposti Architetti e AZstudio (Guido Zuliani). «Eisenman studiò con Leslie Martin a Cambridge e con Colin Rowe e dagli anni Sessanta studia l'architettura italiana. Prima veniva in Italia con Colin Rowe e ogni anno vi ritorna con i suoi studenti», racconta Degli Esposti, che ha potuto approfondire il pensiero di Eisenman durante il suo dottorato, trascorrendo un periodo nello studio di New York dell'architetto, intellettuale e teorico di fama internazionale, e, prima dell'incarico milanese, con collaborazioni in concorsi di architettura. Grande conoscitore dell'architettura italiana, folgorato da Terragni, Eisenman «ancora oggi fa ridisegnare ai suoi studenti casi emblematici dell'architettura italiana, dal Rinascimento ad oggi. Si tratta di sviluppare una conoscenza dei disegni, delle piante, delle sezioni, dei prospetti, ma non è un mero ridisegno: si individuano i rapporti tra le parti, le figure che ricorrono, le infrazioni ai canoni, i lessici ricorrenti, è una sorta di continua riscrittura», riferisce ancora l'architetto.

Ed è questo un passaggio importante per capire il complesso legame tra le nuove residenze e gli illustri precedenti dell'architettura milanese. La stratificazione della Ca' Brutta di Giovanni Muzio, l'uso del telaio caro a Giuseppe Terragni (e anche ad Eisenman, basti ricordare il Wexner center for the Arts a Columbus) non sono mere citazioni. «Si arriva alla sintassi razionalista, alla stratificazione della Ca' Brutta, con procedimenti del tutto diversi o in parte diversi rispetto a quelli utilizzati dagli autori», precisa Degli Esposti. Le opere di Terragni, Moretti, Muzio, etc.., non costituiscono riferimenti diretti ma, con una serie di operazioni formali, il progetto si avvicina ai linguaggi e alle soluzioni dei maestri dell'architettura del Novecento milanese. Punto di partenza è il lotto, con la sua forma triangolare e la facciata vincolata della preesistenza su piazza Carlo Erba: «un edificio dei primi del Novecento, bombardato e ricostruito in stile alla fine degli anni Quaranta». «Dovevamo utilizzare il volume che c'era: abbiamo impiegato tre settimane per pensare all'insediamento di questo volume nel lotto, in modo che, non solo l'edificio, ma la città ne fosse beneficiata», a raccontare è sempre Degli Esposti. Una cortina lungo i bordi del lotto triangolare avrebbe creato una corte buia. Diverse allora le ipotesi studiate fino alla concezione finale di un corpo in linea deformato seguendo linee curve. Tra le quali, quella più ampia ospita un giardino condominiale, che percettivamente si pone in continuità con il vicino parco Ramelli. «Quando si esce dal parco Ramelli si ha davanti l'esedra dell'edificio realizzato, dunque un volume che sfila e non un fronte continuo». Deformato il corpo in linea, vengono messe in atto complesse operazioni di traslazione, rotazioni, ripetizioni, conformazioni basate sulla sezione aurea, cui si aggiunge un lavoro sul ritmo, dando vita ad un'architettura estremamente complessa.

E poi il «blurring» applicato ad esempio nella sfocatura dell'edificio attraverso i profili a gradoni degli ultimi piani, che vanno a conformare delle «ville sovrapposte di razionalista memoria». «La frammentazione è possibile se c'è l'intero, l'unità», ci tiene a precisare ancora Degli Esposti. «La gradonatura degli ultimi piani - continua - è tenuta insieme dalla griglia. Queste gabbie, che non hanno funzione strutturale, servono a tenere insieme l'articolazione planivolumetrica in un'unica forma». L'edificio viene tagliato orizzontalmente da una linea, data dall'arretramento del quarto piano, rivestito con lamiera metallica. I piani sottostanti, compatti, di solido travertino, costituiscono la base dell'edificio. Al di sopra, il corpo superiore è rivestito di marmo di Carrara mentre la struttura a griglia è di acciaio. La griglia è come se traslasse all'interno del corpo di fabbrica, fuoriuscendo dal volume sul lato del giardino (via Pinturicchio) e lasciando sul fronte opposto dei segni che, per effetto della traslazione verso il lato opposto, sottraggono materiale alla facciata lasciando emergere in leggero aggetto i solidi riquadri che incorniciano le finestre.

Non solo. Nella parte convessa dell'edificio, il frame disegna in corrispondenza del quinto e del sesto piano dei rettangoli proporzionati su una sezione aurea, per poi trasformarsi in una sorta di ordine gigante ai piani superiori, dove il ritmo dei montanti cambia. In questo modo le due tipologie di telaio sovrapposte si incrociano in modo sempre diverso. «La scrittura automatica è assolutamente presente», spiega Degli Esposti. «A livello invece di planivolumetrico - continua - c'è un'altra grande decisione che è stata messa in atto, ovvero quella di far traslare gli ultimi cinque piani rispetto alla base. La traslazione è minima perché abbiamo la continuità verticale delle scale e delle strutture, che evidentemente rimane». I diversi raggi di curvatura che compongono la pianta e la traslazione del corpo superiore rispetto alla base rendono le sezioni trasversali sempre diverse. Tornando al rapporto col passato, i frame rimandano alla Casa Rustici di Terragni, le fasce orizzontali e la curva alla Ca' Brutta. Ma «ci si arriva con procedimenti del tutto diversi o in parte diversi rispetto a quelli degli autori», ribadisce Degli Esposti. «Un po' di tempo fa sono andato alla presentazione di Homo Sacer, Agamben ha esordito citando Flaiano: «Ho una tale sfiducia nel futuro, che faccio progetti solo per il passato». È evidente che l'edificio abbia relazioni con il passato, ma quello che forse è più interessante non è come il passato influenzi il presente, quanto come il presente possa stimolare una differente lettura del passato, fino ad ora assente», conclude Degli Esposti.

I crediti del progetto


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