Progettazione e Architettura

A Parigi pronti gli uffici super-sostenibili con il design di Scape e Baumschlager Eberle Architekten

Mariagrazia Barletta

L'edificio, realizzato in legno e progettato in Bim, "guarda" il palazzo di Giustizia di Renzo Piano e produce più energia di quanta ne consuma

Produce più energia di quanta ne consumi e risponde alle esigenze di un eco-quartiere definito un modello di sviluppo urbano sostenibile. Nella cosiddetta Zac (Zone d'aménagement concerté) Clichy-Batignolles a Parigi, a circa 300 metri dal Palazzo di Giustizia firmato Renzo Piano, è sorto un edificio per uffici, un'architettura-modello per gli standard energetici raggiunti e per il particolare processo di progettazione. Il suo nome è Green Office® ENJOY Paris Batignolles. L'edificio di sette piani, realizzato in legno e progettato in Bim, nasce da un concorso vinto nel 2013 da Baumschlager Eberle Architekten (capogruppo), colosso austriaco che vanta undici filiali indipendenti distribuite in Europa e Asia, più una sussidiaria asiatica, e da Scape, il noto studio fondato nel 2004 da quattro soci italiani: Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama e Alessandro Cambi. Oggi Scape è guidato da Ludovica Di Falco, mentre gli altri tre architetti – dunque coprogettisti dell'edificio Enjoy - hanno lasciato Scape nel 2016, anno in cui hanno fondato la società di architettura It's (nel 2016 il progetto dell'edificio Enjoy era stato completamente sviluppato). A dirigere il progetto per lo studio austriaco è stata Anne Speicher. Il contesto è quello di un'imponente operazione immobiliare che interessa un'area di 54 ettari, basata sui principi della mixité, della sostenibilità, della biodiversità e della densità edilizia, lanciata nel 2002 dalla Ville de Paris. A pilotarla è la società pubblica locale Paris Batignolles Aménagement (oggi Paris & Métropole aménagement), detenuta dalla Ville e dal Dipartimento di Parigi, che ha coinvolto promotori privati. Nel caso dell'edificio Enjoy il promotore, selezionato tramite concorso, è Bouygues Immobilier (che è anche co-investitore) affiancato dalla Caisse des dépôts (l'equivalente della nostra Cassa depositi).

Edificio "positive-energy"
L'edificio ospita sul tetto 1.700 mq di pannelli fotovoltaici che generano 22 kWh/(m²a) di energia: «anche sottraendovi il consumo - molto basso - dell'intero edificio, il surplus energetico ammonta a circa 19 kWh/(m²a)», sostengono i progettisti di Baumschlager Eberle Architekten. Gioca un ruolo importante nella strategia energetica anche l'involucro. Le facciate sono costituite da una struttura in legno massiccio, da pannelli a fibre orientate e lana minerale, il tutto rifinito con cassette di alluminio. C'è poi la scelta del legno: «durante la fase di costruzione, si sono potute produrre 2.900 tonnellate di CO2 in meno rispetto a quanto sarebbe stato prodotto dal calcestruzzo», stimano ancora i progettisti austriaci, grandi esperti nella realizzazione di architetture in struttura lignea. «La sostenibilità di un edificio è ovviamente legata a dati tecnici e a scelte tecnologiche, però passa anche da una forma di accettazione e di appropriazione da parte dei cittadini», precisa Ludovica Di Falco. «Un edificio è "intelligente" quando parla il linguaggio del contesto, quando non si impone con un'immagine poco accettabile da parte dei cittadini». Il riferimento è al lavoro sulla forma dell'edificio e sulla scelta dei materiali, caratterizzato da una ricerca costante di connessioni col contesto. L'edificio è formato da tre ali, una delle quali, protesa verso i binari, genera una corte verde. I prospetti rimandano al rigore e al ritmo degli edifici haussmaniani, mentre l'uso del metallo in facciata «riflette il cielo e fa eco alla memoria ferroviaria del sito», sottolinea Di Falco. Tutto il progetto è indirizzato al raggiungimento di un ottimale comfort ambientale, acustico e termico. L'edificio è dotato, inoltre, di pannelli radianti ed è collegato alla rete urbana per il riscaldamento, che sfrutta l'energia geotermica. Le prestazioni energetiche e ambientali derivano dalle prescrizioni definite per la Zac, dal Plan Climat e dalla regolamentazione termica di cui è dotata la città di Parigi. Il promotore, però, è andato oltre le prescrizioni, ottenendo, ad esempio, la Low-carbon building certification, inoltre « ha sviluppato questo edificio con una sua branca particolare che si chiama Green Office, dedicata allo sviluppo di edifici per uffici a basso consumo e con alte performance ambientali», racconta ancora Di Falco. «Oggi – conclude - nessun promotore può pensare di avere un posto nel panorama della costruzione, in particolare a Parigi, se non si adegua a queste ambizioni della città e della politica, per cui tutti i promotori fanno un po' a gara per arrivare a questi obiettivi (il riferimento è alla qualità ambientale ed energetica nda)».

Il legno come soluzione a un vincolo
La ricerca di relazioni è un elemento fondante dell'eco-quartiere Clichy-Batignolles, segnato da importanti infrastrutture quali il boulevard périphérique (l'anello stradale che cinge la Ville Lumière), la Petite Ceinture (la linea ferroviaria ottocentesca dismessa) e l'imponente fascio di binari diretto alla stazione di Saint-Lazare (tra le più grandi d'Europa). Creare una continuità urbana, nonostante la presenza di tali barriere infrastrutturali, è stato uno degli obiettivi perseguiti dagli urbanisti e paesaggisti della Zac (François Grether, Jacqueline Osty e lo studio tecnico OGI). In particolare, per collegare l'eco-quartiere con la zona urbana che si sviluppa dall'altro lato dei binari, gli urbanisti «hanno scelto di realizzare una piastra di cemento» il cui obiettivo è stato quello di «portare gli edifici e la strada, e quindi lo spazio pubblico, ad un livello più alto. Questo ha consentito la costruzione di ponti che, scavalcando i binari, hanno collegato le due parti di città», racconta Francesco Marinelli. «In particolare – sottolinea - il nostro edificio è sopra i binari della Petit Ceinture (a loro volta scavalcati dalla piastra nda)». Dunque l'edificio Enjoy poggia sulla piastra di cemento. Questa «non era stata pensata per essere caricata in maniera omogenea, ciò ha portato inizialmente ad affrontare una serie di difficoltà rispetto alla forma dell'edificio, poi superate grazie all'uso della struttura in legno, molto più leggera», continua Marinelli. Più nel dettaglio, l'edificio ha una struttura a travi e montanti in laminato di abete rosso e pino incollato.

Progettazione condivisa nelle prime fasi
I promotori hanno selezionato i progettisti tramite un concorso «a procedura aperta», spiega Ludovica Di Falco, ma ai candidati non veniva chiesto alcun progetto. Il team guidato da Baumschlager Eberle Architekten, così come gli altri candidati, ha solo dovuto affrontare un orale: «Abbiamo presentato la squadra, il curriculum e una metodologia di approccio generale», riferisce ancora Di Falco. «All'orale – continua - c'erano ovviamente Bouygues Immobilier, la Ville de Paris, un organismo molto specifico della Ville de Paris che è il Pavillon de l'Arsenal, quindi c'era il direttore del Pavillon, c'era Dominique Alba, direttrice dell'Apur. Quindi tutta la parte politica ed istituzionale non solo era presente all'orale, ma ha avuto un grosso peso nella decisione (ossia nella scelta dei vincitori nda)». Terminata la selezione, i team di progettisti selezionati per i lotti del settore ovest dell'eco-quartiere (settore in cui si trova Enjoy) si sono ritrovati a lavorare insieme e in un dialogo costante con istituzioni, promotori, cittadini, urbanisti e paesaggisti della Zac. Si è trattato di una sorta di progettazione collettiva realizzata attraverso atelier che avevano luogo settimanalmente in un padiglione allestito nell'eco-quartiere. Un percorso durato sei mesi, che ha consentito, attraverso il dialogo, di registrare e recepire le istanze dei diversi attori e che ha portato alla definizione del preliminare. La partecipazione dei progettisti impegnati nei vari lotti del settore ovest ha consentito di pensare alle relazioni tra gli edifici, pur conservando l'eterogeneità urbana voluta dagli urbanisti. «All'interno di questa eterogeneità era necessario anche porsi delle questioni comuni e dare delle risposte che avessero un minimo di analogia e di corrispondenza», spiega Francesco Marinelli. «È stato un processo innovativo e anche precursore, per un certo punto di vista, di molte operazioni urbane che vengono fatte spesso con dei team dove non c'è solamente l'architetto, ma ci sono anche il promotore e l'investitore», conclude Marinelli riferendosi all'esperienza di Réinventer Paris, poi replicata in altre numerose call simili.

LA SCHEDA DEL PROGETTO E I CREDITI


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