Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 31 Mag 2013
  • Progettazione antisismica, il mercato vale 36 miliardi - La guida agli interventi

    Alessia Tripodi
  • Antisismica, il mercato dell'adeguamento per gli edifici a elevato rischio vale 36 miliardi di euro. E se si considera l'intero patrimonio edilizio italiano la cifra potrebbe salire ancora. Sono le stime elaborate dall'Oice che disegnano un quadro di opportunità per imprese e professionisti, in grado di ridare fiato a un mercato della progettazione molto segnato dalla crisi. Ma che, per realizzarsi, avrebbero bisogno di condizioni più favorevoli: sgravi fiscali in primis (un'occasione potrebbe arrivare in tal senso dall'estensione del bonus 55% per il risparmio energetico all'antisismica, che il Governo sarebbe pronto a varare), ma anche semplificazione delle procedure burocratiche e norme più chiare. La situazione che appare quasi paradossale in un Paese come l'Italia con un territorio ad alto rischio e dove i recenti terremoti in Abruzzo ed Emilia Romagna hanno riacceso i riflettori sul tema della sicurezza (e sull'importanza della prevenzione).

    Mercato
    . «I tempi autorizzativi molto lunghi sono il principale ostacolo alla realizzazione di interventi di miglioramento e adeguamento antisismico» sottolinea Giorgio Lupoi, ingegnere dello Studio Speri Società di ingegneria e consigliere delegato dell'Oice, secondo il quale «se è vero che il rischio sismico del patrimonio esistente è molto elevato, è anche vero che si potrebbe mitigare con interventi semplici e poco costosi». E i numeri dei potenziali interventi sono importanti: «Se si considera che in Italia, secondo l'Istat, abbiamo un totale di 27 milioni di unità abitative con un valore di ricostruzione pari a 3.900 miliardi - spiega Lupoi - che il 44% del territorio è a elevato rischio sismico, che il 60% degli edifici risulta costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche, che il 35% degli edifici è da adeguare e che il costo dell'adeguamento è pari al 10% del costo di costruzione, possiamo stimare un valore di 36 miliardi di euro». Ma non è sempre facile progettare interventi ad hoc. Sia che si tratti di rinforzo degli elementi esistenti o di inserimento di nuovi elementi in strutture di cemento armato o muratura (vedi schema nella pagina) «la conoscenza del fabbricato – dice Lupoi – è il primo elemento per un corretto intervento di miglioramento o adeguamento sismico e deve essere svolta da una società che ha esperienza specifica». Nella maggior parte dei casi, infatti «quando si parla di mitigazione del rischio – continua l'ingegnere – le stime non tengono in considerazione che la manomissione o la modifica delle strutture avvenute nel corso degli anni e le vulnerabilità puntuali sono tra le principali cause di vulnerabilità degli edifici residenziali». E «in questi casi invece di interventi costosi, sarebbe opportuno riconoscere la necessità di una manutenzione degli edifici – conclude Lupoi – e della verifica della presenza di elementi di vulnerabilità critici che possono compromettere la stabilità dell'intero edificio».

    Opportunità per i giovani. «Abbiamo la possibilità di far ripartire il Paese con le costruzioni e possiamo farlo attraverso l'antisismica» spiega Paolo Rocchi, architetto, docente di Consolidamento alla Sapienza di Roma ed esperto del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che sottolinea la necessità di una defiscalizzazione degli interventi antisismici. «L'adeguamento sismico di un appartamento costa intorno ai 30mila euro – spiega Rocchi – e con sgravi fiscali dal 20 al 60%, graduati in base al reddito, lo Stato potrebbe rimettere in moto un indotto di imprese e progettisti che pagano le tasse e dai quali, dunque, recuperare i fondi "persi" con gli sconti fiscali». Senza contare che «certamente questa operazione risulterebbe più conveniente delle enormi somme pubbliche spese per far fronte alle ricostruzioni post sisma». La prevenzione, quindi, prima di tutto. E in tal senso Rocchi suggerisce un'idea "a costo zero": creare un data base degli edifici a rischio attraverso una sinergia tra atenei e ministero dei Beni culturali. «L'idea è quella di fare una programmazione delle tesi di laurea su recupero, restauro e consolidamento di edifici storici, sia pubblici che privati, e raccoglierle in una banca dati – spiega l'architetto – dalla quale il ministero stesso, o gli enti locali, potranno attingere in caso di interventi, con la sola condizione di coinvolgere l'autore della tesi nella realizzazione del progetto. In questo modo – aggiunge – si crea una fonte di progetti a costo zero e si inseriscono concretamente i giovani progettisti sul mercato». Soddisfando inoltre «le prescrizioni del Dpcm 3274/2003, che prevede l'obbligo delle verifiche antisismiche anche sugli edifici strategici dei beni culturali».

    Competenze. Ma quali progettisti possono cogliere le opportunità offerte dall'antisismica? «Nel settore degli interventi sul costruito non c'è una differenziazione chiara fra le competenze di ingegneri e architetti» dice Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti, il quale sottolinea che «le eventuali contestazioni sulle competenze potranno essere chiarite solamente quando le categorie professionali si riuniranno intorno a un tavolo al ministero della Giustizia per stilare un decalogo che fissi i limiti». I geometri, invece, possono «operare liberamente su strutture in muratura – dice Giuliano Villi, componente del Consiglio nazionale geometri – mentre per gli edifici in cemento armato è necessario l'affiancamento di un ingegnere strutturista». Ma sempre entro il limite delle «costruzioni di modeste entità».