Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 03 Mag 2013
  • Eurocodici, l'anomalia italiana: l'adesione alle norme Ue per la progettazione resta limitata

    Alessia Tripodi

  • Progettazione secondo gli standard europei, Italia ancora in ritardo. Oltre l'80% dei Paesi dell'Unione europea ha ormai adottato gli Eurocodici strutturali per la progettazione come norma di riferimento alternativa a quella nazionale (alcuni, come Svezia e Danimarca, addirittura in via esclusiva). Mentre il nostro Paese è uno dei pochissimi – insieme con Spagna e Grecia – dove la "supremazia" della legge nazionale, vale a dire le Ntc 2008, le Norme tecniche per le costruzioni (Dm 14/01/2008) rende di fatto impossibile la completa adozione dei codici Ue, se non nei limiti delle prescrizioni e degli standard fissati dalla legge. Fanno eccezione i settori della progettazione in alluminio e delle verifiche antincendio, dove l'adesione agli standard europei è totale . E se le imprese chiedono a gran voce «l'abolizione delle Ntc» e la totale adesione ai codici Ue (vedi articolo ), per i progettisti «l'uso degli Eurocodici non produrrà effetti eclatanti, anche perché le Ntc sono più moderne» . Mentre gli architetti auspicano che l'entrata in vigore dei codici «sia l'occasione per aggiornare la normativa e introdurre il "fascicolo fabbricato"» (vedi articolo ).

    La recente pubblicazione delle Appendici nazionali italiane agli Eurocodici (cioè gli annessi tecnici che specificano quei parametri, generalmente riguardanti sicurezza e caratteristiche dei prodotti, la cui definizione è lasciata ai singoli Paesi membri) – avvenuta con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 27 marzo scorso del decreto delle Infrastrutture del 21 luglio 2012, riaccende i fari su un'anomalia tutta italiana (clicca qui per scaricare il testo ). Se, infatti, il varo degli annessi tecnici nazionali conclude l'iter necessario a rendere gli Eurocodici direttamente utilizzabili, per il progettista italiano il primo riferimento resta la legge nazionale: un fattore che limita la libera circolazione e la competitività dei servizi e dei prodotti italiani sul mercato comunitario, rendendo le procedure più farraginose che in altri Paesi.

    In ogni caso, le Ntc 2008 hanno rappresentato già un notevole passo avanti verso l'armonizzazione dei criteri di calcolo: le norme, infatti, hanno lo stesso "formato" degli Eurocodici e a essi rimandano per eventuali approfondimenti tecnici o chiarimenti e, in generale, per l'integrazione di «quanto non espressamente specificato» nel Dm 14/1/2008.
    «Anche se non sono norme obbligatorie, perché il Trattato di Roma riserva agli Stati membri l'esclusiva competenza in materia di sicurezza, gli Eurocodici sono destinati a sostituire progressivamente le leggi nazionali entro la fine del 2015» spiega Luca Sanpaolesi, professore emerito della facoltà di Ingegneria dell'università di Pisa, esperto al Consiglio superiore dei lavori pubblici, attualmente presidente dell'Aicap «Fino a oggi chi voleva usare gli Eurocodici in Italia non sapeva concretamente come fare – continua Sanpaolesi – ma oggi, con la pubblicazione degli annessi nazionali, attesi già dal 2010, questo ritardo è stato sanato, anche se l'applicazione resta ancora subordinata alle indicazioni della legge nazionale». Sanpaolesi auspica «l'adozione di un decreto che permetta, anche nel nostro Paese, la coesistenza tra Eurocodici e Ntc» anche perché «le norme europee – conclude – sono fondamentali per favorire la penetrazione del sistema produttivo italiano non solo in Europa, ma anche nei Paesi extra Ue».