Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 06 Feb 2017
  • Servizio idrico/3. Modello veneto per il finanziamento dei piccoli, il caso degli hydrobond di Viveracqua

    Alessandro Arona
  • Il caso Viveracqua ha dimostrato tra i 2014 e il 2016 che i mini-bond per finanziare gli investimenti idrici non sono una chimera, ma una realtà.

    L'unione di 14 gestori idrici veneti, tutte società pubbliche in house, che coprono l'86% della popolazione regionale (4,2 milioni di abitanti su 4,9), ha dato vita a una società consortile che oltre a consentire la gestione unitaria di alcune funzioni (acquisti, formazione, rapporti con Regione e la Ue), ha permesso di raggiungere una massa critica tale da poter strutturare l'emissione di titoli obbligazionari (tramite una società veicolo, si veda sopra), in due tranche nel 2014 e 2015 per complessivi 227 milioni di euro, sottoscritte al 95% dalla Bei (più altri "piccoli" investitori) grazie alla costituzione da parte dell'emittente (con 6 milioni della Regione) di un fondo di garanzia da 51,4 milioni).

    Risultato: investimenti già effettuati per 296 milioni di euro nel 2014-2015 e altri in corso e programmati per 516 milioni nel 2016-2018, tante piccole opere con valore medio 400mila l'una.

    VIVERACQUA, LA STORIA
    Lo racconta Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine, uno dei fondatori e tuttora promotori dell'iniziativa (il presidente del consorzio è il direttore di Acque Vicentine, Fabio Trolese). «Viveracqua - racconta Guzzo - nasce nel 2011, con l'accordo tra il sindaco di Verona Fabio Tosi e di quello Pd di Vicenza, Achille Variati, su spinta delle due società pubbliche locali. Da allora la società consortile Viveracqua è via via cresciuta, e oggi comprende 14 gestori idrici pari all'86% della popolazione, resta solo un'enclave di Hera (il colosso bolognese, ndr) a Padova città e gestioni frammnentate a Treviso».

    LA TERZA VIA TRA PICCOLI E COLOSSI
    «Questa iniziativa - spiega Guzzo - si può considerare una "terza via" tra il rimanere piccoli e frammentati e le grandi società pubbliche quotate. L'obiettivo, fin dall'inizio, era mantenere le società interamente pubbliche, con affidamenti diretti in house, ma acquisendo economie di scala gestionali e massa critica per il mercato dei capitali». «Comunque - aggiunge Guzzo - 14 gestori sono ancora troppi, servono ambiti di almeno 500mila abitanti: sono in corso processi di fusione che porteranno nel giro di un paio d'anni a 7-8 gestori, uno per ogni Ato (con Hera a Padova che andrà inevitabilmente a scadenza)».

    Viveracqua è una struttura per ora "leggera", il cui aspetto operativo più concreto è la centralizzazione degli acquisti: circa 60-70 milioni di euro al'anno di beni e servizi acquistati tramite la centrale di committenza, «con contenimento dei costi di acquisto e di quelli di gestione delle procedure» spiega Viveracqua. È stata centralizzata la finanza, con l'operazione hydrobond, e vengono gestiti insieme i rapporti istituzionali con la Regione e con l'Europa (fondi di finanziamento). C'è inoltre uno scambio di professionalità tra le strutture delle varie società, tramite gruppi di lavoro per materie che si scambiano esperienze.

    «Alcuni amici amministratori emiliani - prosegue Guzzo - mi spiegano che Hera produce ricchi dividendi, con i quali i Comuni soci realizzano asili o altre opere pubbliche. Noi però abbiamo ritenuto più trasparente che la tariffa idrica copra solo i costi di gestione e gli investimenti. E il fatto che comunque resti almeno una società per ogn Ato, di dimensioni dunque contenute, facilita il rapporto con i sindaci e le popolazioni. Noi di Acque Vicentine abbiamo spiegato che in questi anni con 1 euro di tariffa si pagano 0,25 di costi di gestione, 0,30 per potabilizzazione e trattamento acque, e infine 0,45 per investimenti». «L'acqua non è gratis - per finanziare gli investimenti in corso la nostra tariffa media è salita in questi anni del 50%, ed è oggi di circa 2 euro/mc. Tuttavia le fusioni in corso e il consorzio Viveracqua permettono di finanziare e realizzare più investimenti, di abbassare i costi di gestione e un giorno auspicabilmente abbassare le tariffe».

    GLI HYDROBOND
    «Viveracqua - spiega il presidente Fabio Trolese - ha fatto da "facilitatore", ma le emissioni, tramite una socieetà veicolo, sono state fatte dalle singole società. Nel 2014 la prima tranche da 150 milioni, da parte delle 8 società allora membre del Consorzio; la seconda nel 2015, 77 milioni, emessa da altre quattro società più la stessa Gsp Belluno». In tutto 227 milioni di euro, che con le risorse proprie hanno permesso di programmare investimenti per 812 milioni nel 2014-2018. «I titoli cartolarizzati - spiega Trolese - sono stati acquistati da una società veicolo, che li ha poi emessi per la sottoscrizione, concordata in precedenza, da parte della Bei, per il 96% circa, e in quote minime da parte di Veneto Banca, la Bcc di Brendola, il fondo pensione Solidarietà Veneto. La Bei finanzia solo grandi aziende e con solide garanzie patrimoniali, che nel caso dell'acqua non si possono dare perché le reti sono demaniali. Mettersi insieme ci ha permesso così di avere da una parte la massa critica sufficiente, dall'altra di dare alla Bei le garanzie necessarie: con il 20% del valore del prestito, più 6 milioni messi dalla Regione, è stato costituito un fondo di garanzia, che dopo 10 anni via via si riduce fino ad arrivare a zero. Il tasso effettivo di interesse per gli emittenti (uguale per tutti) è del 3%. Le emissioni sono state diverse tra le società, a secondo delle necessità di investimento e del merito di credito, da 5 a 30 milioni per società