Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 25 Mag 2017
  • Terremoto: via libera da Bruxelles ai fondi strutturali Ue per la ricostruzione

    Giuseppe Chiellino
  • Dopo mesi di infruttuose discussioni per l’opposizione di sette paesi contributori netti, si è sbloccata ieri la vicenda dei finanziamenti Ue attraverso i fondi strutturali per la ricostruzione per danni provocati da calamità naturali. Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un accordo su un testo di compromesso presentato dalla presidenza di turno maltese, in base al quale ogni stato membro, in caso di terremoti, alluvioni, incendi... può mobilitare fino al 5% delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) a disposizione per il periodo 2014-2020. Il contributo del Fesr non può superare il 95% delle spese, il cofinanziamento nazionale dovrà coprire il residuo 5%.

    L’iniziativa, che comporta una modifica al regolamento dei fondi strutturali ’14-’20, era stata lanciata dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker il 18 novembre a Bolzano, quando lo sciame sismico che nell’ultima parte del 2016 ha colpito le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e l’Umbria non era ancora del tutto terminato. Simbolo dell’impegno europeo per la ricostruzione post-terremoto è la basilica di San Benedetto a Norcia.

    Il provvedimento, è bene sottolinearlo, non riguarda solo l’Italia ma si applica a tutti gli Stati membri.

    «Si può ipotizzare che nel periodo ’14-’20, per l’insieme delle possibili catastrofi e per tutti i territori italiani, l’Italia possa dedicare a interventi di ricostruzione il 5% delle risorse Fesr ancora non impegnate, cioè circa 1 miliardo» spiega una fonte vicina ai negoziati. L’utilizzo del Fesr per la ricostruzione dopo una catastrofe naturale si aggiunge al Fondo europeo di solidarietà, di cui l’Italia è stata finora il principale beneficiario ma che ha il limite di poter coprire solo spese per le emergenze e la ricostruzione di infrastrutture pubbliche. Per le Regioni non cambia l’ammontare complessivo delle risorse europee disponibili, mentre “perdono” quasi tutto il cofinanziamento nazionale sull’asse prioritario di spesa che viene creato per utilizzare le risorse Fesr. Questo però, come insegna l’esperienza, agevola l’utilizzo delle risorse.

    Il provvedimento, che nella formulazione originaria della Commissione non prevedeva il contributo nazionale né un tetto massimo di spesa, è rimasto bloccato per mesi in Consiglio per l’opposizione dei contribuenti netti (Germania, Uk, Austria, Finlandia, Svezia, Danimarca e Olanda) che non volevano rinunciare al cofinanziamento, uno dei principi di base della politica di coesione. Soddisfazione ha espresso la commissaria Corina Cretu per «la maggiore rapidità con cui le risorse europee potranno arrivare ai cittadini in condizioni di bisogno».