Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 13 Apr 2017
  • Correttivo appalti/2. Dalle piccole gare al project financing: sette richieste delle imprese al governo

    Mau. S.
  • Bene il fondo investimenti di cui si è parlato ieri in Consiglio dei ministri. Bene anche lo «sforzo compiuto negli ultimi due anni» sul fronte degli stanziamenti per le infrastrutture. Ma ora è anche necessario trovare la strada giusta per permettere alle risorse di tramutarsi in cantieri. È questa la richiesta che l'intero mondo che ruota attorno alle costruzioni - dalle imprese edili dell'Ance alle società di ingegneria dell'Oice, passando per artigiani, cooperative e piccole imprese - rivolge oggi al Governo. Lo sguardo di costruttori, Pmi e engineering è rivolto al decreto correttivo della riforma degli appalti che andrà in Consiglio dei ministri domani. «Veniamo da 9 anni di crisi e l'indice che misura la fiducia delle imprese continua a scendere soltanto nell'edilizia - dice il presidente dell'Ance Gabriele Buia -. Il mercato pubblico, visto anche il peso che esercita sul Pil, è lo strumento principe per invertire queste tendenze».

    Fondi da trasformare in cantieri
    Buia riconosce al Governo di aver aumentato le risorse per gli investimenti pubblici con le leggi di Bilancio degli ultimi due anni (+9,2% e +23,4% nel 2017). E rende merito anche per la ripartizione del Fondo investimenti da 47,5 miliardi annunciata ieri al termine del Consiglio dei ministri, anche se ammette che «è difficile riesca a dare dei frutti concreti già quest'anno». Il punto è che «nonostante gli sforzi, i cantieri non aprono». E i numeri confermano la tesi dei costruttori. Gli investimenti pubblici annunciati in crescita del 2%con il Def dell'anno scorso «sono in realtà diminuiti del 4,5% nel 2016». Pesa soprattutto il mancato apporto degli investimenti degli enti locali. «Nonostante lo sblocco del patto di stabilità - si rileva nel documento messo a punto dalla filiera delle costruzioni - gli investimenti in conto capitale dei Comuni sono scesi del 15,4% nel 2016». E anche i bandi promossi dai Comuni nel 2016, che dovrebbero produrre cantieri in questi mesi, «sono crollati del 9,3% in numero e del 35% in valore». Questo dimostra «che bisogna eliminare le strozzature che impediscono ai fondi di trasformarsi in opere», dice il presidente Buia.


    Le richieste dell'edilizia
    Al tavolo unitario delle costruzioni hanno elaborato un documento con sette criticità da risolvere con l'occasione del decreto correttivo. La prima riguarda la semplificazione delle gare per l'assegnazione dei piccoli lavori. Lo strumento, chiesto da mesi dai costruttori, è quello di escludere in modo automatico dalle procedure le offerte con ribassi eccessivi (le cosiddette offerte anomale») sorteggiando solo in corso di gara il criterio matematico per individuarle. È il cosiddetto metodo antiturbativa contro i cartelli. I costruttori chiedono che vanga applicato perlomeno alle opere fino a 2,5 milioni, mentre ora ci si ferma a quota un milione. «È il modo giusto per permettere di aprire rapidamente i cantieri e dar corso alla ripresa garantendo al contempo la trasparenza delle procedure», sottolinea Buia.

    L'Ance chiede poi di eliminare le deroghe agli affidamenti in house delle concessionarie, come richiesto anche da Parlamento e Consiglio di Stato. Gli altri punti riguardano l'aiuto alla partecipazione delle micro imprese agli appalti alzando a 258mila euro la soglia minima per la certificazione Soa, norme più stringenti per il saldo dei pagamenti anche tra privati, la precisazione che la deroga per l'appalto integrato (progetto e lavori svolti dai costruttori) vale solo per le opere con componente tecnologica superiore al 70% del valore dell'appalto.

    Da ultimo Ppp e subappalto. Qui due richieste forti vengono anche dalle cooperative che per bocca del presidente di Legacoop Produzione e Servizi Carlo Zini agitano il pericolo della «deindustrializzazione del settore». Il riferimento è due norme inserite nel Correttivo a rischio di saltare per le obiezioni del Consiglio di Stato. La prima riguarda il tetto al contributo pubblico per le operazioni di partenariato pubblico privato. Modificando il nuovo codice il governo ha alzato la soglia dal 30% al 49%. «Tornare indietro - dice Zini - significherebbe dire addio alle opere finanziate anche con capitali privati». La seconda riguarda l'eliminazione dei vincoli sul subappalto. Su cui anche la Commissione Ue ha espresso rilievi rispondendo a un esposto presentato dai costruttori. La richiesta in questo caso è «quanto meno» di tornare all'ipotesi del vecchio codice in cui il limite si applicava solo ai lavori prevalenti e non a tutto l'appalto.

    No ai sorteggi
    L'ultimo passaggio riguarda la prassi dei sorteggi per scremare il numero delle imprese che chiedono di partecipare alle procedure negoziate,in un momento di profonda crisi del mercato. «Le gare sotto al milione sono sovraffollate - dice Stefano Bastianoni, segretario nazionale di Anaepa Confartigianato - e le stazioni appaltanti si sono inventate questo espediante, un'oggettiva forzatura, per ridurre i l numero dei parteicipanti dalle centinaia che avanzano la richiesta di invito a qualche decina». Per Buia si tratta di una soluzione «inciviule». «Come facciamo -conclude - a chiedere alle nostre imprese sforzi nella direzione della qualità in questa fase se poi la scelta delle amministrazioni è quella di affidarsi semplicemente alla sorte?».