Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 08 Mar 2018
  • Pergotenda in terrazzo senza permessi: le «dritte» per non farsi cogliere in fallo

    Paolo Bertacco
  • Mediante l'intesa raggiunta in Conferenza Unificata ai sensi dell'art. 1, co. 2 del Dlgs 222/2016 (cd. Scia II) è stato adottato il «Glossario Edilizia Libera» recante l'elenco (comunque non esaustivo) di interventi edilizi che non richiedono alcun titolo autorizzativo o, al più, in alcuni casi, una semplice comunicazione di inizio lavori.

    In questo elenco merita una menzione particolare la cd. «pergotenda», intervento che nel tempo ha sollevato non poche problematiche al punto tale da essere stato oggetto di numerose pronunce giurisprudenziali negli ultimi dodici mesi.

    Di fatto, il legislatore ha sostanzialmente recepito e confermato quanto stabilito dalla giurisprudenza, che aveva escluso la necessità di un titolo edilizio per l'installazione di una pergotenda, facendola ricadere fra gli interventi di edilizia libera ai sensi dell'art. 6 co. 1 lett. e-quinques del Dpr 380/2001 e quindi nel novero degli «elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici».

    Il Consiglio di Stato, infatti, ha più volte ribadito che tale manufatto è destinato a rendere meglio vivibili gli spazi esterni delle unità abitative in maniera stabile e duratura, al fine di soddisfare esigenze non precarie (Cfr. Cons. Stato, sez. VI, 25 gennaio 2017, n. 306; Cons. Stato, sez. VI, 27 aprile 2016 n. 1619) e, pertanto, non può costituire un'opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo alla stregua di una «nuova costruzione» poiché carente di elementi di fissità, stabilità e permanenza, attesa l'inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato.

    In altri termini, secondo il giudice amministrativo, l'elemento decisivo per la valutazione non risiede tanto nella struttura in sé bensì nella "tenda" individuata quale «elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici», sicché «la struttura si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all'estensione della tenda» (Cfr. Cons. Stato, cit., n. 306/2017).

    Tuttavia, il glossario recentemente adottato, se da un lato ha fissato quale regola generale la possibilità di installare liberamente una pergotenda, dall'altro lato, nulla dice nel merito della sua configurabilità dal momento che non vengono stabilite le caratteristiche tecnico-funzionali minime per considerare un manufatto come "pergotenda" e dunque godere del regime di edilizia libera.

    Questa lacuna può, peraltro, essere colmata grazie alle numerose sentenze rese sul tema specifico, le quali, lette nel loro complesso, forniscono alcune indicazioni orientative per individuare gli elementi tipici del manufatto in questione.

    In particolare, il primo elemento posto in rilievo dalla giurisprudenza attiene alla necessaria presenza di una tenda o comunque di un sistema di tendaggi, essendo stato rilevato, infatti, che la mera esistenza di una struttura in ferro senza alcun elemento a copertura della stessa, sebbene potenzialmente strumentale a sorreggere un tendaggio, non integra la tipologia di pergotenda (Cfr. Tar Puglia, sez. III, 25 luglio 2017 n. 854).

    Nel merito poi del materiale utilizzato per la "tenda", la giurisprudenza è ormai concorde nel richiedere la presenza di un telo in materiale principalmente plastico (pvc o assimilati) ovvero anche altri elementi "leggeri" quali stuoie in canna e bambù (Cfr. Cons. Stato, cit. n. 306/2017; Tar Roma, sez. II-bis, 20 novembre 2017 n. 11436). Tale specificazione strutturale non deve apparire scontata né tantomeno irrilevante poiché, in tal modo, la giurisprudenza ha negato che l'utilizzo di alcuni materiali (quali pannelli in vetro o componenti in alluminio rigido) a chiusura o copertura della struttura sia idoneo a configurare una pergotenda (Cfr. Cons. Stato, cit. n. 306/2017; Tar Trieste, sez. I, 26 giugno 2017, n. 220) in ragione della fissità e staticità di tali materiali, che appare in contrasto con il carattere tipico di una tenda mobile e retrattile.

    Per quanto concerne invece l'intelaiatura portante a sostegno della tenda e del suo sistema di scorrimento (binario), non vi sono particolari preclusioni rispetto a taluni materiali, essendo stata riconosciuta l'alternatività tra legno e alluminio (o assimilati) (Cfr. Tar Milano, sez. II, 7 novembre 2017, n. 2110).

    Di particolare rilevanza appare l'annotazione della giurisprudenza circa l'irrilevanza del fatto che la struttura di sostegno sia ancorata al suolo o ad altri elementi fissi (ad esempio, una parete dell'edificio o fioriere in cemento). Anzi, sul punto è stato rilevato che proprio il sistema di ancoraggio garantisce le dovute condizioni di sicurezza, «onde evitare che l'opera, soggetta all'incidenza degli agenti atmosferici, si traduca in un elemento di pericolo per la privata e pubblica incolumità» (Cfr. Cons. Stato, sez. VI, 7 febbraio 2017, n. 543).

    A chiusura della panoramica sulle caratteristiche tecniche delle pergotende, si deve infine, segnalare l'esclusione dal novero delle stesse per tutte quelle strutture aventi tamponamenti laterali e/o aperture (quali porte di accesso o finestre), poiché si tratta di elementi che impediscono di considerare il manufatto come un arredo esterno, funzionale alla fruizione dello spazio «essendo al contrario riconoscibile una vera e propria opera di ristrutturazione edilizia, in quanto rivolta a modificare l'edificio mediante la trasformazione […] in un ambiente tendenzialmente chiuso» (Cfr. Tar Roma, sez. II-bis, 11 aprile 2017 n. 4448).

    Occorre, inoltre, rilevare che il Glossario non pone alcun limite funzionale rispetto al fabbricato principale cui la pergotenda accede, né tantomeno un limite dimensionale della stessa.Ne discende che potrà rientrare nella definizione una qualsiasi struttura, avente le caratteristiche sopra descritte, che risulti elemento accessorio di un fabbricato indipendentemente dal fatto che quest'ultimo abbia destinazione residenziale, commerciale, direzionale o finanche produttivo-artigianale.

    Nello stesso senso, in ragione della mancata indicazione di un vincolo dimensionale, sembra potersi ammettere l'installazione di una pergotenda indipendentemente dalla sua estensione. A tal proposito, la mancata determinazione di una soglia dimensionale non può essere considerato un tipico caso in cui il legislatore minus dixit quam voluit. Infatti, da una lettura sistematica del testo normativo, si nota come, in corrispondenza di altri elementi di arredo quali un "pergolato" o un "gazebo", viene espressamente ammesso il regime di edilizia libera ex art. 6, co. 1 lett. e-quinques del Dpr 380/2001 solo in caso di manufatti aventi "limitate dimensioni", tant'è che, in caso contrario, risulta necessaria una previa comunicazione di inizio lavori.

    Del resto, anche le diverse pronunce giurisprudenziali non hanno posto eccessiva attenzione al carattere dimensionale della pergotenda, lasciando comunque all'interprete la valutazione del caso concreto.

    Al riguardo si deve segnalare che, in più di un'occasione, la giurisprudenza ha fondato le proprie valutazioni in considerazione della «consistenza», delle «caratteristiche costruttive» e della «funzione strumentale» che caratterizzano una pergotenda (Cfr. Tar Roma, sez. II-quater, 22 dicembre 2017, n. 12632), al fine di evitare tentativi elusivi della normativa e censurando in punto di legittimità tutti gli espedienti diretti ad aumentare la superficie utile in maniera non temporanea mediante la creazione di uno spazio circoscritto, avente destinazione propria e autonoma, che, come tale, necessita di un idoneo titolo edilizio.