Quotidiano Edilizia e Territorio – Il Sole 24 Ore

  • 14 Set 2015
  • Nuovi inceneritori, dal Veneto alla Sicilia: «l'esame rifiuti», regione per regione

    Massimo Frontera
  • A fronte di un fabbisogno di incenerimento annuo pari a 9,2 milioni di tonnellate, l'attuale rete di 42 inceneritori attivi in Italia è in grado di assicurare un trattamento di 6,7 milioni di tonnellate ogni anno. Resta scoperta una quota pari a quasi 2,5 milioni di tonnellate annue. La risposta a questo fabbisogno è contenuta nell'ultima versione del decreto sugli inceneritori (in attuazione del decreto sblocca Italia) che il ministro dell'Ambiente ha trasmesso alle Regioni nel periodo estivo; e che ha suscitato una immediata reazione negativa .

    Il provvedimento infatti - con dovizia di numeri - individua le 10 regioni dove localizzare i 12 impianti, sulla base di un calcolo, territorio per territorio, sul saldo tra i rifiuti in eccesso e la capacità di smaltimento. Un bilancio che vede solo tre Regioni con capacità di smaltimento superiore ai rifiuti prodotti. Si tratta della Lombardia, che ha un potenziale inutilizzato di quasi 550mila tonnellate annue di incenerimento; del Lazio, con un potenziale di oltre 53mila tonnellate; e del Molise, con oltre 57mila tonnellate. Tutte le altre regioni, il saldo è negativo: la capacità di incenerimento è cioè inferiore al rispettivo fabbisogno.
    Ma ecco la situazione, relativa a ciascuna regione, che dovrebbe ospitare nuovi impianti.

    Liguria: 1 nuovo impianto
    Non solo la regione non possiede impianti di incenerimento, ma neanche li ha previsti nella sua pianificazione. I rifiuti in eccesso vengono smaltiti in inceneritori oltre i confini regionali. I l ministero dell'Ambiente rileva «profili di criticità» nel sistema regionale «che non consentono, evidentemente, il raggiungimento dell'autosufficienza per lo smaltimento dei rifiuti». Conclusione: «La regione Liguria è stata individuata per l'allocazione di un impianto di incenerimento con una capacità di trattamento non inferiore a 150.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati».

    Piemonte: 1 nuovo impianto
    Esiste un solo impianto di incenerimento operativo (Torino) che assicura il trattamento di 416.900 tonnellate all'anno di rifiuti urbani e assimilati. Anche se la situazione del Piemonte non è ritenuta critica, vengono rilevati «fabbisogni di incenerimento pari a 151.611 tonnellate/anno in ragione di una maggiore produzione di rifiuti in valore assoluto e di un elevato ricorso allo smaltimento in discarica di rifiuti urbani e assimilati». Conclusione: «si prevede la realizzazione sul territorio regionale di un impianto di incenerimento della capacità di 140.000 tonnellate/anno».

    Veneto: 1 nuovo impianto
    Sono attivi due impianti (Padova e Schio) che assicurano il trattamento di 210.360 tonnellate all'anno. Pur in assenza di «particolari criticità», «gli elevati fabbisogni di incenerimento residuo e l'elevata produzione di rifiuti in valore assoluto determinano l'esigenza di localizzare sul territorio regionale un impianto di incenerimento della capacità di 150.000 tonnellate/anno».

    Marche: 1 nuovo impianto
    Non esistono impianti di smaltimento e la regione manda in discarica la maggior parte dei rifiuti prodotti. Per di più l'amministrazione regionale - rileva il ministero dell'Ambiente - ha sospeso la procedura di Autorizzazione integrata ambientale per l'esercizio dell'impianto di Tolentino. Per tutte queste considerazioni «la regione è stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con capacità pari a 200.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati».

    Umbria: 1 nuovo impianto
    Anche in Umbria non ci sono inceneritori. Per di più - rileva sempre il ministero dell'Ambiente - l'amministrazione regionale «ha comunicato che l'impianto di Terni risulta smantellato e privo di titolo autorizzativo». Anche in questo caso (come nelle Marche) la discarica è la destinazione prevalente dei rifiuti urbani e assimilati. «Per tali motivi, la regione è stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento di capacità pari a 140.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati».

    Toscana: 2 nuovi impianti
    Sono 5 gli inceneritori attualmente operativi (Arezzo, Livorno, Montale, Ospedaletto, Poggibonsi) cui si aggiunge un impianto autorizzato ma non ancora in esercizio (Rufina). La potenzialità di incenerimento di 334.440 tonnellate all'anno «rappresenta poco più del 50% del fabbisogno teorico di incenerimento regionale». La necessità di raggiungere l'autosufficienza nella gestione e limitare il conferimento in discarica rende necessaria «la realizzazione di 2 nuovi impianti con capacità pari a 150.000 tonnellate/anno cadauno, sì da assorbire integralmente il proprio fabbisogno residuo».

    Campania: 1 nuovo maxi-impianto
    Nella regione la situazione è particolarmente critica. L'inceneritore di Acerra (con le sue tre linee attive, in grado di incenerire 600mila tonnellate all'anno di rifiuti) non è sufficiente a coprire il fabbisogno di rifiuti. Ma, soprattutto, la regione è stata condannata dalla Corte di giustizia europea di Lussemburgo (con una sentenza del 16 luglio scorso ) per la mancata applicazione della direttiva rifiuti, con la conseguenza che il nostro paese deve pagare una multa di 20 milioni, oltre a una sanzione di 120mila euro al giorno fino a che non si mette in regola. Già lo scorso aprile, il ministero dell'Ambiente ha nominato un commissario per realizzare il nuovo impianto a Salerno: «La realizzazione e messa in esercizio di tale impianto consentirà, in parte, di superare la relativa procedura di infrazione». Nella regione, dunque, va realizzato un nuovo inceneritore in grado di trattare 300mila tonnellate all'anno di rifiuti.

    Puglia: 1 nuovo impianto
    Ci sono due impianti attivi (Massafra e Statte) di cui uno sta per essere potenziato. Ma la capacità complessiva che si raggiungerà (247mila tonnellate/anno) non basta per gestire i rifiuti che vengono prodotti dalla regione. E quindi serve un nuovo impianto da 250mila tonnellate all'anno.

    Abruzzo: 1 nuovo impianto
    Niente impianti di incenerimento in Abruzzo, a fronte di una produzione di 98.245 tonnellate l'anno. Nonostante la regione abbia raggiunto già una buon livello di raccolta differenziata (42,9%), «risulta giustificata la realizzazione di un nuovo impianto da 100.000 tonn/anno tale da soddisfare le esigenze regionali».

    Sicilia: 1 nuovo impianto
    La Sicilia - che non ha alcun termovalorizzatore - è la regione con il più alto fabbisogno di incenerimento, pari a 699.404 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti. È inoltre oggetto di un precontenzioso europeo in quanto «caratterizzata da un pressoché totale ricorso allo smaltimento in discarica dei propri rifiuti urbani e assimilati». Risultato: «risulta evidente, pertanto, l'assoluta necessità di localizzare sul territorio dell'Isola n.2 impianti di incenerimento di capacità pari al relativo fabbisogno». Cioè due impianti di 350mila tonnellate all'anno di capacità.

    Sardegna: potenziamento di impianti esistenti
    Situazione particolare nell'Isola. La regione ha due impianti funzionanti (Macchiareddu e Macomer) che assicurano un trattamento complessivo di circa 180mila mila tonnellate all'anno, a fronte di una produzione di quasi 250mila tonnellate. Tuttavia, per coprire la differenza - pari a 68.726 tonnellate all'anno di rifiuti in eccesso - il ministero dell'Ambiente ritiene che sia possibile agire potenziando gli impianti esistenti, in quanto «la realizzazione di una nuova infrastruttura risulterebbe non sostenibile sotto il profilo tecnico-economico».