Città e Urbanistica

Squinzi: rendere stabili gli ecobonus per l'edilizia

Nicoletta Picchio

A breve Confindustria organizzerà una giornata di confronto sulla situazione energetica del paese e sulle soluzioni possibili per arrivare ad una maggiore efficienza e sostenibilità

Non solo un vincolo, ma un'opportunità di crescita per il paese e di innovazione per le imprese. Un cammino obbligato, in un'economia globalizzata dove l'efficienza energetica e le politiche ambientali si incrociano con la competitività e l'utilità sociale, in un equilibrio tutt'altro che facile.

«È una delle sfide centrali dei prossimi decenni, non è concepibile una società, così come una classe dirigente e tecnica, senza la piena capacità di affrontare questi temi». Giorgio Squinzi ne è profondamente convinto, a tal punto che ha scelto di tenere per sé la delega per le politiche energetiche. A breve Confindustria organizzerà una giornata di confronto sulla situazione energetica del paese e sulle soluzioni possibili per arrivare ad una maggiore efficienza e sostenibilità. A riprova del grandissimo interesse del mondo delle imprese, in un momento in cui il governo discute sul Green Act.

Ma non solo: ieri il presidente di Confindustria, parlando alla Conferenza sul diritto dell'energia del Gse (Gestore servizi energetici) ha assicurato che da parte delle imprese c'è la volontà di investire, ma occorre un contesto che metta le aziende nelle condizioni di agire al meglio. «È necessario un quadro regolatorio certo e stabile», è il pensiero di Squinzi, che ha sollevato anche il tema delle risorse, dall'utilizzo del Fondo nazionale per l'efficienza energetica «un buon inizio», all'uso dei 4 miliardi della programmazione europea «andrebbe impostato un progetto specifico». Ed ha chiesto di rendere strutturali almeno fino al 2020 le detrazioni per gli interventi di riqualificazione edilizia per l'efficienza energetica.

Da una parte c'è l'impegno del rispetto dei target europei, dall'altra l'efficienza energetica è un volano di crescita: per le imprese, una sfida. Cosa la renderebbe più raggiungibile?
L'obiettivo è ancora più ampio: consolidare un nuovo progetto di sviluppo del paese. Ci sono una serie di azioni da mettere in piedi. Ripongo molte aspettative nel Fondo nazionale per l'efficienza energetica: 70 milioni di euro fino al 2020, ma le stime indicano che potrebbe smobilitare con un effetto leva circa 500 milioni di euro l'anno di fondi privati. La questione risorse è importante: bisogna avviare anche soluzioni di finanza innovativa, seguendo l'esempio di alcuni paesi competitor nei quali gli interventi si effettuano grazie a fondi rotativi che vengono poi rialimentati grazie ai risparmi energetici ottenuti. Inoltre andrebbe impostato un progetto specifico per l'impiego dei 4 miliardi della programmazione europea 2014-2020, destinato principalmente all'efficienza, una cifra che verrà raddoppiata con le risorse nazionali.

I risultati hanno dimostrato l'efficacia degli interventi per la riqualificazione edilizia...
Sì, attraverso le detrazioni fiscali del 55% nel periodo 2007-2012 è stato possibile risparmiare ben 8,9 terawattora all'anno. Ecco perché penso che dovrebbero diventare strutturali, almeno fino al 2020. Il settore edilizio ha un elevato potenziale di risparmio energetico non sfruttato, che potrebbe dare un ritorno economico per i consumatori e per il paese, rilanciando la crescita. Per esempio, il 17% dei consumi energetici deriva dagli edifici pubblici, un dato impressionante, servirebbe un impegno forte. Proprio l'edilizia è il settore che con la crisi ha sofferto di più, con un calo di produzione del 60 per cento.

A proposito di crescita, l'Italia ha veramente superato la recessione?
Il dato sul primo trimestre è positivo. E questo è importante. Vedere un dato con il più davanti dà fiducia, anche se non possiamo dire che siamo fuori dalla crisi. Siamo in una fase molto volatile e molto dipende da fattori esterni, dipende dal rapporto euro-dollaro, dal prezzo del petrolio, da come il Qe influenzerà i meccanismi dell'economia reale, se tengono i consumi nei paesi emergenti, se non ci sarà il default della Grecia. Se tutte le variabili rimarranno allineate positivamente si potrebbero avere dati ancora più confortanti del previsto.

Il governo ha in mente il Green Act, un progetto sui temi della sostenibilità e dell'energia: quali sono le priorità?
Occorre un quadro di regole certe e stabili, indispensabili per la bancabilità dei progetti di investimento e per avere adeguate garanzie finanziarie. Inoltre, dal momento che molti interventi richiedono risorse pubbliche, è necessario che a livello Ue vengano allentati i vincoli di spesa che bloccano tanti investimenti, con deroghe ai patti di stabilità proprio per gli investimenti in campo energetico-ambientale con le caratteristiche della sostenibilità. Ma è anche necessario darsi una road map di buon senso verso una convergenza delle politiche energetiche e ambientali valutando in modo scientifico e approfondito tutte le implicazioni che si potrebbero avere sulle diverse economie, in considerazione dei costi dell'energia, dei mix energetici dei vari stati membri e delle situazioni e circostanze nazionali, dal momento che sulla sfida energetica si gioca larga parte della competitività e della concorrenza.

L'innovazione è per le imprese l'unico modo con cui rispondere...
L'innovazione è la risorsa più efficace per conseguire obiettivi di sostenibilità e far crescere nuove sensibilità imprenditoriali e aziendali. È opportuno che il mondo industriale rafforzi la capacità di sviluppare accordi di filiera. Stiamo valutando forme e modi operativi.


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