Gestionale

Rinnovabili, gli impiantisti alle Regioni: «Caos formazione, norme da rivedere»

Giuseppe Latour

Le associazioni degli installatori scrivono a Chiamparino: «Requisiti troppo blandi per l'accesso ai corsi, servono modifiche»

Rivedere gli standard formativi delle Regioni per gli installatori di impianti da rinnovabili. E' la richiesta che arriva da Assistal, Cna impianti e Confartigianato impianti, attraverso una lettera indirizzata al presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino. Le tre sigle si scagliano contro i requisiti troppo blandi fissati dalle amministrazioni per accedere ai corsi: di fatto, non viene richiesta la qualifica di responsabile tecnico come vorrebbe la legge, ma si lascia libero accesso a tutti. Per questo, servirebbero modifiche.

La complessa vicenda degli installatori Fer
La lettera, anzitutto, riepiloga la vicenda. E spiega che «l'articolo 17 della legge 90/2013 ha modificato l'articolo 15 del Dlgs n. 28/2011 in materia di qualificazione degli installatori di impianti alimentati da fonti rinnovabili (Fer)». In questo modo, il legislatore ha stabilito in via definitiva «che la qualifica professionale per l'attività di installazione e di manutenzione straordinaria di impianti Fer debba essere conseguita previo possesso dei requisiti tecnico professionali» indicati nel decreto n. 37/2008 del ministero dello Sviluppo economico, la norma base per la qualificazione degli impiantisti, senza distinzioni particolari.

Le modifiche normative
La modifica ha allargato il perimetro dei soggetti abilitati a lavorare con gli impianti da rinnovabili. Prima era esclusa una categoria, regolata dall'articolo 4, comma 1 lettera d) del decreto ministeriale, quella dei soggetti qualificati in base all'esperienza acquisita sul campo. In questo modo 80mila imprese e 200mila addetti, secondo i calcoli delle associazioni artigiane, uscivano di colpo dal mercato. Con la legge del 2013 sono stati di nuovo inclusi. «L'aggiunta della lettera d) – dice ancora la missiva - ha sanato una vera e propria discriminazione nei confronti dei responsabili tecnici abilitati sulla base dell'esperienza professionale equiparandoli, e non poteva essere altrimenti, alle altre tipologie di responsabili tecnici che possono accedere al percorso di qualificazione previsto dal suddetto decreto».

Il nuovo problema
Adesso, però, si pone un nuovo problema, che riguarda la formazione professionale. Le associazioni, infatti, ricordano che tutti i responsabili tecnici (gli imprenditori individuali, i legali rappresentanti ovvero i responsabili tecnici da essi preposti con atto formale), a prescindere dai requisiti tecnico-professionali con i quali hanno ottenuto l'abilitazione, in attività al 4 agosto 2013 (data di entrata in vigore della legge 90/2013) sono «da ritenersi automaticamente qualificati ad installare e compiere operazioni di manutenzione straordinaria su impianti Fer». Dopo il 4 agosto scatta la tagliola: i responsabili tecnici già abilitati in base alla legge «dovranno invece frequentare un corso di formazione nell'ambito dei programmi che Regioni e Province autonome provvedono ad attivare conformemente ai dettami dell'allegato 4 del Dlgs 28/2011».


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