Lavori Pubblici

False attestazioni Soa: arrestato l'ex presidente Avcp Brienza, indagato Giampaolino

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Secondo le accuse sfruttando la propria posizione Brienza avrebbe procurato vantaggi patrimoniali ai titolari di due Soa (Calcagni-Axsoa e Gherardi-Soanc). L'ex presidente della Corte dei Conti accusato di abuso d'ufficio

Assume contorni sempre più inquietanti l'indagine aperta dalla Procura di Roma sulle false attestazioni Soa per partecipare al mercato degli appalti pubblici. Già finito nel mirino delle indagini all'inizio dello scandalo Axsoa, questa mattina su ordine della Procura è stato arrestato l'ex presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp), Giuseppe Brienza. Brienza si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione. Nell'indagine, per abuso di ufficio, è finito ora anche l'ex presidente dell'Authority (succeduto a Brienza) ed ex presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino.

L'attività di indagine delle Unità speciali Nucleo Tutela Mercati della Guardia di Finanza si era concentrata nei mesi scorsi sulle Società organismo di attestazioni (Soa), strutture che verificano la validità delle imprese che partecipano agli appalti pubblici. Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Simonetta D'Alessandro. Nel procedimento, coordinato dal procuratore aggiunto Nello Rossi, risultano anche indagati il direttore generale della Vigilanza Lavori, Maurizio Ivagnes, il funzionario dell'Ufficio Qualificazione Maria Grassini, Mario Calcagni, amministratore della Axsoa e Alfredo Gherardi, amministratore della Soanc e della Psq.

Tutto parte dal filone di indagini relativo ad Axsoa: da quell'operazione sono scattati, ormai diversi mesi fa, gli arresti di nove persone. E, soprattutto, a marzo scorso è partito un approfondimento a tappeto, che ha messo nel mirino 26 diverse società, quasi tutte quelle oggi esistenti in Italia (in totale sono 33). Perquisizioni e sequestri hanno provato a fare chiarezza su un fenomeno già finito in passato sotto i riflettori: la cessione fittizia di ramo d'azienda, utilizzata per simulare requisiti inesistenti.

Secondo l'impianto accusatorio della Procura, Luigi Giampaolino, ora in pensione, Ivagnes e Grassini, nel 2008, hanno intenzionalmente procurato agli imprenditori «Calcagni e Gherardi un ingiusto vantaggio patrimoniale rappresentato dal consentire il passaggio dell'intero pacchetto clienti dalla Soanc spa all' Axsoa spa». Una operazione che ha portato a Gherardi un guadagno di 2,6 milioni di euro dalla vendita delle quote della Soanc e a Calcagni, grazie al «rilevantissimo aumento del valore dei ricavi dell'Axsoa spa in seguito a fusione per incorporazione della Soanc spa, passati da 1,2 milioni nel 2007 a 5,5 milioni nel 2008».

Il reato più grave è quello addebitato a Giuseppe Brienza. All'ex presidente si contesta il reato di corruzione perché nella sua veste prima di consigliere e poi come presidente avrebbe compiuto «atti contrari ai doveri d'ufficio, accettando la promessa e ricevendo denaro e altre utilità economiche da Calcagni». Chi indaga ha accertato che Brienza ha ottenuto la concessione in affitto, in favore della figlia, di un immobile a Roma da una società riconducibile a Calcagni, «il conferimento dell'incarico di consulente del lavoro per la Axsoa spa in favore della propria compagna, più un rapporto di consulenza con la stessa Axsoa spa, una volta conclusa l'attività nell'Avcp, retribuito con la somma di 5mila euro al mese per un anno (2011-2012)».

«Si tratta di un'ipotesi di corruzione per attività che lui svolgeva come presidente nell'ambito dell'Autorità di vigilanza – spiega il tenente colonnello della Guardia di Finanza Dario Fasciano, che sta coordinando le indagini -. Ci sarebbe stata una dazione di denaro in cambio del mancato controllo nelle operazioni avvenute tra due società». Inoltre, Brienza avrebbe ottenuto anche la concessione in affitto di un immobile a Roma a favore della figlia. Oltre alla mancata vigilanza, «sarebbero state mischiate un po' le carte per evitare fossero fatte le verifiche opportune». Per gli altri indagati si parla di abuso d'ufficio. «Ci sarebbe stata omessa vigilanza da parte di diversi funzionari e dirigenti dell'Autorità», spiega Fasciano.

La vicenda, oltre che per le sei persone appena coinvolte, sembra destinata a proseguire. Le indagini attualmente in corso, dice ancora Fasciano, «sicuramente condurranno ad altri arresti». Prima dell'estate saranno individuate una serie di gare invalidate dalla partecipazione di soggetti che, a causa delle irregolarità sull'attestazione, non avrebbero potuto partecipare. Dopo la pausa saranno fatti ulteriori approfondimento ed è probabile che scattino altri fermi.


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