Gestionale

Legambiente:«Bonifiche, il business vale 30 miliardi, ma l'Italia è ferma a 10 anni fa». Ecco le 10 proposte

Alessia Tripodi

Il dossier presentato alla Camera: 100mila ettari di siti inquinati ancora in attesa degli interventi, dal 2001 investiti oltre 6 miliardi di euro. Dagli ambientali 10 idee per far ripartire il settore. Realacci: «Proposte condivisibili, in arrivo norme più severe per i reati ambientali»

In Italia quasi 100mila ettari inquinati in 39 siti nazionali e 6 mila aree di interesse regionale ancora in attesa di bonifica. E un potenziale business per il risanamento che vale 30 miliardi di euro. Ma tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti la storia della riqualificazione ambientale «sembra ferma a 10 anni fa, nonostante i drammatici effetti sulla salute» che minacciano le popolazioni da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi in Campania. Sono i dati contenuti nel dossier «Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà» presentato alla Camera da Legambiente, una vera e propria mappa sulle attività di bonifica che restituisce un quadro scoraggiante: solo in 11 Siti di interesse nazionale (Sin) - sui 39 identificati dal programma di risanamento del ministero dell'Ambiente - è stato presentato il 100% dei «piani di caratterizzazione» previsti (vale a dire le relazioni sui livelli di inquinamento, preliminari alla progettazione degli interventi), mentre solo in 3 Sin è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, secondo i dati, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati. Sul fronte investimenti, dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro, tra soldi pubblici (1,9 miliardi, il 52,5%) e privati 1,7 miliardi, il 47,5%) con «risultati concreti - dice Legambiente -davvero inesistenti».

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Per fare fronte a tale situazione e mettere fine «alle numerose storie di melina» in tema di risanamento, Legambiente ha presentato 10 proposte concrete, (clicca qui ) tra le quali azioni per «garantire una maggiore trasparenza sul Programma nazionale di bonifica», interventi sulla normativa italiana e approvazione di una direttiva Ue sul suolo, ma anche soluzioni per rendere più conveniente l'uso delle tecnologie di bonifica in situ e l'istituzione di un fondo nazionale per gli interventi sui siti orfani. Oltre a misure per fermare i «fallimentari» commissariamenti, per ridimensionare il ruolo della Sogesid, società pubblica attiva sulla gran parte dei Sin e per introdurre i delitti ambientali nel codice penale visto che, secondo il dossier, si tratta di un settore a rischio di illegalità e infiltrazione mafiosa, con 19 indagini su smaltimenti illegali e 150 ordinanze di custodia cautelare emesse dal 2002 a oggi.
«Nonostante i primi siti da bonificare identificati nel 1998, le risorse impiegate e le semplificazioni adottate, la situazione attuale è di stallo» dichiara il vice presidente di Legambiente Stefano Ciafani, spiegando che «mentre il ministero dell'Ambiente arranca dietro alle migliaia di conferenze dei servizi e documento, i responsabili dell'inquinamento ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche» e dunque «occorre un vero cambio di passo per fare quello che è stato realizzato con successo in altri paesi industrializzati».
Un appello raccolto da Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, che giudica «largamente condivisibili» le proposte di Legambiente, soprattutto quelle riguardanti «l'adeguamento della normativa, l'introduzione di premi fiscali per l'uso delle tecnologie di bonifica, l'istituzione del fondo per i siti 'orfani' e lo stop alla stagione dei commissariamenti» e segnala che «è all'esame della Camera il testo unificato per rafforzare l'azione penale in campo ambientale, un testo nato da una mia proposta di legge e da quelle analoghe dei colleghi Micillo (M5S) e Pellegrino (Sel), che introduce reati come il disastro ambientale, l'inquinamento ambientale e il traffico di materiale radioattivo, e che mi auguro venga approvato rapidamente dalla Camera perché rappresenta un passo avanti importante nella lotta contro le ecomafie e le illegalità». «Le altre questioni proposte da Legambiente - conclude Realacci - possono essere esaminate, almeno in parte, nel Collegato Ambientale sul quale la Camera sarà presto chiamata a lavorare».


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