Città e Urbanistica

Bonus al recupero un business anche per lo stato: guadagno di 2,2 miliardi

Giorgio Santilli

Gli effetti degli sconti 50-55% analizzati dal Creme: in 15 anni il 20% degli investimenti in riqualificazione è stato incentivato dalle agevolazioni

Un saldo negativo di 3,5 miliardi: frutto di un incasso di 49,5 miliardi e minori incassi per 53 miliardi. A voler restringere tutto a una questione di finanza pubblica sarebbe questo il bilancio degli incentivi sul recupero e il risparmio energetico. Nel frattempo però il bonus fiscale ha assicurato e continua a garantire il recupero di una quota consistente di un patrimonio edilizio fatiscente, immettendo peraltro sempre nuova benzina nel motore inceppato dell'edilizia. Di più: se si considera che in rimborsi a cittadini e imprese avvengono in dieci anni «il saldo economico deflazionato diventerebbe positivo: un guadagno di 2,2 miliardi».

A queste conclusioni arriva il Cresme che, in uno studio realizzato per la Cna, evidenzia come la riqualificazione edilizia sia un business pure per l'«estate». A patto che lo Stato non smetta bruscamente di agevolarne l'attività interrompendo i bonus del 55% per il risparmio energetico e del 50% per le ristrutturazioni semplici.

Dunque: lunga vita al business della riqualificazione abitativa che riguarda gli edifici con oltre 40 anni di vita: oggi sono il 55,4% del totale, fra dieci anni saranno il 68,6% del totale.

I dati. Gli investimenti privati in riqualificazione edilizia fra il 1998 e il 2012 sono stimati dal sistema informativo del Cresme a 805,8 miliardi, di cui 551.752 milioni relativi a edifici residenziali. Gli investimenti «veicolati» dai provvedimenti di defiscalizzazione ammontano invece a 111.038 milioni: 94.227 milioni di investimenti dagli incentivi al recupero edilizio semplice nelle varie misure del 41%, del 36% e da ultimo del 50%, mentre 17.211 milioni sono arrivati dal 55%.

Le domande sono state in tutto 6.909.729: 5.475.729 per il recupero edilizio e 1.434.000 per il risparmio energetico.

Questa somma di 111.038 milioni è pari al 13,8% del totale degli investimenti in riqualificazione e al 20,1% degli investimenti in riqualificazione residenziale. In questi quindici anni, quindi, «il 20% degli investimenti in riqualificazione è stato incentivato dai provvedimenti di defiscalizzazione per il recupero edilizio e l'efficientamento energetico». Nel corso degli anni - dice lo studio – la quota «è cresciuta dal 13% nel 1998 fino al 31% nel 2010 per poi calare fino al 23% del 2012». È la misura dell'influenza avuta dall'incentivazione sul mercato. «Si pensi inoltre - afferma lo studio - ad altri fattori non strettamente economici come, ad esempio, l'emersione dei lavori "in nero" (che oltretutto comporta un non facile, o perlomeno non immediato, ri-occultamento di fatturato e occupazione), il benessere ambientale e abitativo, la pressione esercitata verso la ricerca e l'innovazione nelle imprese produttrici».

A fronte dei 111 miliardi di investimenti agevolati, le detrazioni effettivamente accollate al fisco sono ammontate a circa 45 miliardi, 35.154 milioni per il 41-36-50% e 9.466 per il 55%. Se si vuole calcolare il costo complessivo dell'operazione per lo Stato bisognerebbe aggiungere 8 miliardi di mancato incasso per minori imposte sull'energia, derivanti dal risparmio energetico. Totale: 53 miliardi.

L'analisi. Quanto ha incassato lo Stato, a fronte di questo costo? Il Cresme stima anche questo dato in 49,5 miliardi, comprendendo l'Iva pagata dalle imprese edili, gli installatori e i tecnici, l'Ire pagata dalle imprese edili e gli installatori, l'Irpef e gli oneri sociali per gli occupati diretti in edilizia e una stima (dalla matrice di contabilità sociale) della ricaduta economica indotta. Il saldo per lo Stato sarebbe, secondo questa stima del Cresme, che è il più autorevole centro studi sui temi dell'edilizia, negativo per 3,5 miliardi in valori correnti e positivo per 2,3 miliardi in valori attualizzati.

Ma l'analisi del Cresme si spinge un passo avanti considerando il saldo non solo al 2012, ma al 2021, per tener conto degli sgravi fiscali che vengono ripartiti su dieci anni. Al 2012 il saldo positivo è di 17,8 miliardi perché le detrazioni fiscali maturate ammontano a 31,7 miliardi e non ai 45 dell'intero periodo. Il saldo per lo Stato al 2021 diventa invece negativo per 21,3 miliardi nell'ipotesi che si azzerassero ad ora tutti gli incentivi e quindi anche il beneficio annuale che lo Stato riceverebbe in termini di ricavi qualora potessero continuare le attività di recupero edilizio. «La fase più acuta della crisi – spiega il Cresme – è ancora in corso sotto l'aspetto occupazionale e una riduzione degli incentivi agli investimenti privati farebbe venir meno una quota importante dei flussi positivi per le casse dello Stato che, come si è visto in precedenza, sono costituiti da imposte e oneri sociali versati da imprese e lavoratori del comparto edile».


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