Gestionale

Obblighi e incentivi: sforano quota mille i regolamenti edilizi «verdi»

Massimiliano Carbonaro

Il rapporto Onre (Cresme-Legambiente) fa il punto ogni anno sugli strumenti normativi comunali che spingono verso risparmio energetico ed energie rinnovabili

Tra obbligatorietà nelle soluzioni proposte e incentivi, soprattutto fiscali o volumetrici, crescono i regolamenti edilizi dei Comuni che spingono verso il risparmio energetico. È quanto emerge dal quinto rapporto Onre – Osservatorio nazionale sui regolamenti edilizi – reso noto a Milano nei giorni scorsi.
I regolamenti "verdi" sono saliti in pochi anni dai 188 del 2008 ai 705 del 2010 ai 1.003 del 2012: si tratta del 12,4% del totale dei Comuni, e tra questi ci sono capoluoghi come Roma, Torino, Bologna, Bari, Genova e Firenze, con 21 milioni di abitanti coinvolti (più di un terzo della popolazione italiana).
Lo studio è promosso da Legambiente e dal Cresme, ma vede la collaborazione di associazioni imprenditoriali come l'Uncsaal e rappresenta in realtà un punto di partenza per uno studio approfondito su quali sono i provvedimenti di maggiore efficacia adottati nei regolamenti: sarà questo il tema per il nuovo rapporto 2014. Nell'analisi si è cercato di evidenziare i parametri considerati dai diversi Comuni per perseguire un'edilizia meno «sprecona»: si va dall'isolamento termico, al ricorso delle rinnovabili, all'uso di determinati materiali riciclabili, fino al riutilizzo delle acque grige o all'orientamento degli edifici.

OBBLIGO E INCENTIVO
Per ognuno dei parametri individuati si è verificato se il suo utilizzo fosse obbligatorio o se fosse previsto un incentivo. Il tema – per esempio – dell'isolamento termico, fondamentale per il contenimento dei consumi energetici, è previsto da gran parte dei regolamenti edilizi conteggiati ma soprattutto sono 767 su 1.003 quelli che hanno inserito l'obbligo di rispettare limiti precisi di trasmittanza per gli edifici (ma ogni Comune non ha fissato lo stesso limite). Mentre sono solo 22 le amministrazioni che hanno previsto per le nuove costruzioni necessariamente la realizzazione di coperture verdi.
Ancora, sono 439 i Comuni che hanno introdotto specifiche indicazioni relative alle prestazioni dei serramenti e forse vista la delicatezza del ruolo che svolgono nel controllo dei consumi energetici sono pochi rispetto al migliaio di amministrazioni. In larga parte invece i Comuni hanno immaginato una serie di incentivi per cercare di promuovere queste strategie, che si articolano su tre fondamentali leve: finanziaria, con contributi elargiti attraverso bandi; fiscale, agendo sugli oneri di urbanizzazione e sul contributo di costruzione; urbanistica, concedendo scomputi della volumetria in seguito al miglioramento dell'efficienza energetica o permettendo incrementi volumetrici in deroga agli strumenti urbanistici.
«Siamo alla fine della prima fase di questo lavoro – ha spiegato Lorenzo Bellicini, amministratore delegato del Cresme – avendo raggiunto i mille regolamenti edilizi, adesso cercheremo di capire se hanno avuto risultati positivi sul mercato, domanda a cui non riusciamo ancora a rispondere». Per Bellicini i regolamenti edilizi sono diventati e diventeranno sempre di più una parte fondamentale delle trasformazioni territoriali ma soprattutto «rappresenteranno per quanto riguarda i riflessi sul consumo dell'energia la parte più dinamica del mercato edilizio». Con la crisi economica generalizzata il costo di gestione di un edificio o di una casa è forse la discriminante principale per famiglie o imprese.

TROPPE DIFFERENZE
Il rapporto ha voluto anche segnalare i regolamenti giudicati più innovativi perché particolarmente completi, o "coraggiosi". Così emerge Sorisole (Bergamo), che obbliga per le nuove costruzioni la classe energetica B e concede la riduzione degli oneri di urbanizzazione per il raggiungimento delle classi A e A+; ulteriore obbligo è l'utilizzo delle rinnovabili e inoltre presta grandissima attenzione ai consumi di acqua e al suo riutilizzo. È anche raccomandato l'uso di materiali naturali e riciclabili nelle costruzioni.
Un'altra iniziativa segnalata riguarda l'accordo di 6 Comuni capitanati da Pisa che hanno realizzato un regolamento edilizio unitario fatto di una serie di obblighi, dall'isolamento termico e acustico, fino all'orientamento degli edifici.
Tra le grandi città si è distinta Bari che in aggiunta alle soluzioni più diffuse presta attenzione alla schermatura delle superfici vetrate e al posizionamento degli immobili.
Da questa ricognizione emerge però il vero limite attuale dei diversi regolamenti: per lo più sono stati sviluppati in ordine sparso senza unitarietà nelle prescrizioni. Siamo di fronte al vero elemento di difficoltà per gli operatori: l'assoluta disomogeneità dei provvedimenti presi dalle varie amministrazioni fa dire al direttore dell'Uncsaal, l'associazione imprenditoriale che raccoglie i serramentisti, Pietro Gimelli che siamo davanti a un «problema angosciante per le imprese». «Servirebbe – ha aggiunto – un sistema univoco che dovrebbe variare solo in chiave di prestazione e in relazione al contesto geografico. Invece mi sembra che stiamo quasi assistendo a una gara tra Comuni per mostrarsi più virtuosi. La frammentazione normativa non consente all'industria italiana di crescere e rivaleggiare con il resto delle aziende europee. Qui se un'impresa agisce all'interno di un'area di 100 km deve confrontarsi con almeno 4 normative regionali diverse».

COSA MANCA
La riduzione del consumo energetico sembra più facilmente applicabile alle nuove costruzioni mentre il discorso si fa complesso per l'ampio e obsoleto patrimonio edilizio esistente. «Se si vuole veramente incidere – ha aggiunto Bellicini – bisogna cominciare ad agire su questo fronte, bisogna dare una valutazione del costruito e agire sullo stock esistente». Senza contare che per Legambiente c'è una parte del settore edilizio che non vuole innovarsi e che è legato a un'idea di costruzione fatta di quantità e non di qualità, di sistemi edilizi tutti uguali. Per Edoardo Zanchini che ha seguito il rapporto per Legambiente più che limitarsi a operare sugli incentivi fiscali, «servirebbe un controllo sul consumo energetico distribuendo le agevolazioni in base alle performance raggiunte dagli edifici».
Finora la leva che sembra aver funzionato meglio è stata quella della detrazione fiscale del 55%, ma non è detto che questa venga ribadita. «Senza il 55% – ha aggiunto Gimelli – sarebbe una tragedia per il nostro comparto, ma in generale il mio sogno è agire più sull'Imu che prevedere premi volumetrici visto che non ci sono soldi per investire. I meccanismi che funzionano sono quelli che consentono un ritorno economico rapido. Quello che serve è spingere sempre più in alto la soglia tecnologica di tutti i prodotti, forse è arrivato il momento di sofisticare il concetto di prestazione che non può essere solo relativa agli aspetti termici».


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