Gestionale

Autorizzazione ambientale, Italia maglia nera in Europa: tempi lunghi e costi elevati bloccano le imprese

Marta Paris

La denuncia in uno studio di Confindustria: nel nostro Paese fino a 21 mesi di tempo per il rilascio della

Costi elevati che possono arrivare a 250mila euro, tempi troppo lunghi che si dilatano fino a 5 anni, burocrazia eccessiva, e limiti di emissione troppo restrittivi. In tema di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) l'Italia resta indietro in Europa. Il verdetto, severo e per il quale è indispensabile un appello, è quello che arriva dallo studio di Confindustria – presentato ieri – che ha condotto un'analisi comparativa della disciplina dell'Autorizzazione integrata ambientale per gli stabilimenti industriali a livello Ue e internazionale in occasione del recepimento della Direttiva sulle emissioni industriali (la 2010/75/Ue) prescritta dalla delega contenuta nella Legge comunitaria 2011.

Per il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali in Italia ci vogliono tra i 14 e i 21 mesi sebbene la norma di recepimento della direttiva Ippc preveda un termine massimo di 150 giorni. Un tempo enorme se si pensa che in Belgio e in Austria si va da un mese a un anno. In Francia il tempo previsto per legge è di 8 mesi anche se nella pratica mediamente le istruttorie hanno registrato una durata di circa due anni. In Germania la legge prevede che il rilascio debba avvenire in 7 mesi ma le autorità competenti, costituite dai singoli Laender federali, possono estendere il limite di tempo per ulteriori 3 mesi.

L'altro scostamento registrato dallo studio di Confindustria è quello sul periodo di validità dell'Aia dove l'Italia tocca il record della durata più breve: 5 anni (6 e 8 anni per aziende certificate ISO14001 o Emas) contro i 15-20 anni del Belgio. La Francia addirittura non ha un periodo di validità prestabilito e copre pertanto tutta la vita utile dell'impianto.
Il nostro Paese resta indietro anche se si pesano i costi necessari a ottenere l'autorizzazione. Tariffe istruttorie, generalmente molto elevate e particolarmente onerose per le piccole e medie imprese. Tanto da non trovare paragone negli altri Stati Ue che hanno livelli decisamente inferiori come nel caso della Germania: per fare un esempio per un acciaieria a ciclo integrale di competenza statale la tariffa italiana è di 150mila euro contro i 19mila tedeschi. In Francia addirittura non è previsto alcun onere. Stessa sproporzione se si passa al settore chimico dove sul territorio nazionale servono 250mila euro, in Germania massimo 125mila, mentre nel caso dell'Olanda la richiesta di autorizzazione non prevede alcun costo.


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