Gestionale

Legambiente: «Rischio idrogeologico, l'emergenza costa 1 milione al giorno»

Alessia Tripodi

A Roma la conferenza nazionale organizzata insieme con i consigli nazionali degli architetti, degli ingegneri e dei geologi, l'Inu, l'Ance, l'Anci e Coldiretti - Clini: «Per la messa in sicurezza servono 2,5 miliardi l'anno»

Tra il 2009 e il 2012 per tamponare le emergenze idrogeologiche l'Italia ha speso oltre 1 milione di euro al giorno, per un totale di circa 1 miliardo. Ma «i danni contabilizzati sono il triplo delle risorse stanziate». La denuncia è arrivata oggi da Legambiente nel corso della conferenza nazionale sul rischio idrogeologico, che oggi a Roma ha raccolto intorno a un tavolo tutti i soggetti che operano per la messa in sicurezza del territorio, tra i quali il Consiglio nazionale degli architetti, quello degli ingegneri e dei geologi e il Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, l'Anci, l'Inu e Coldiretti, oltre al ministro per l'Ambiente, Corrado Clini. Un'occasione per porre all'attenzione del futuro Governo le questioni più urgenti per la messa in sicurezza del territorio e scrivere una «agenda programmatica» delle priorità.

I dati presentati di Legambiente dicono che sono 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l'82% del totale. Le regioni più fragili sono Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta e nella Provincia di Trento, dove il 100% dei comuni è classificato a rischio, subito seguite da Marche e Liguria (col 99% dei comuni a rischio) e da Lazio e Toscana (col 98%). Ma la dimensione del rischio è «ovunque preoccupante», con una superficie delle aree ad alta criticità geologica che si estende per 29.517 Kmq, il 9,8% del territorio nazionale: in Italia - dice l'associazione - oltre 5 milioni di cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni.

Ma intanto «la prevenzione tarda ad arrivare - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - visto che da un'analisi degli interventi attuati e finanziati fino ad oggi elaborata da Legambiente risulta che negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati effettivamente erogati per attuare gli interventi di prevenzione disposti dai Piani di assetto idrogeologico redatti dalle Autorità di bacino (Pai), per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro». Mentre «un buon piano strategico per la mitigazione del rischio idrogeologico - ha concluso Cogliati Dezza - rappresenta un grande volano per la green economy, l'innovazione tecnologica, al riequilibrio del
territorio del Paese».

Un strategia che «è già pronta e che potrà essere utilizzata dal prossimo Governo per raggiungere rapidamente gli obiettivi di messa in sicurezza del territorio» ha detto il ministro Clini ricordando i punti principali della delibera da lui presentata la Cipe lo scorso 21 dicembre. Documento che «si incardina - ha aggiunto il ministro - nel libro bianco Ue per cambiamenti climatici» e che punta, tra l'altro, sulla «istituzione di 8 distretti idrografici secondo quanto previsto dall'ancora inattuata legge n. 152 del 2006», su un programma di valutazione dei rischi, su incentivi per le imprese che sviluppano progetti per la tutela e il rilancio delle «aree marginali» del Paese. Il documento presentato al Cipe individua anche le linee di finanziamento per gli interventi di messa in sicurezza (secondo Clini per raggiungere gli obiettivi servono «2,5 miliardi l'anno di investimenti»), quali «l'utilizzo di una quota dei proventi dei permessi per la messa in emissione la tassa scopo sui carburanti, che può fruttare 2 miliardi di euro l'anno, il credito d'imposta per le imprese attive nel settore della sicurezza - ha continuato Clini- oltre al fondo rotativo per l'occupazione giovanile nel green (vedi articolo )».


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