Gestionale

Le imprese aspettano 19 miliardi. I tempi di pagamento hanno superato gli otto mesi

M.Fr.

Diciannove miliardi. A tanto ammonta il credito delle imprese di costruzione nei confronti della pubblica amministrazione. Il numero elaborato dall'Ance è stato ulteriormente dettagliato dal centro studi dell'associazione, che li ha messi in relazione anche con i vincoli imposti dal patto di stabilità interno.

La situazione, peraltro non è statica, ma in continuo peggioramento, come scrive l'associazione dei costruttori. «In media, secondo i risultati dell'indagine rapida realizzata dall'Ance a ottobre 2012, le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate dopo 8 mesi - circa quindici giorni in più rispetto a maggio scorso - e le punte di ritardo superano ampiamente i 2 anni».

Gli enti peggiori pagatori

Sul totale dei 19 miliardi di euro di debiti, circa 12 miliardi, pari al 62% corrispondono a debiti a livello locale mentre circa 7 miliardi, pari al 38% riguardano lavori eseguiti per amministrazioni centrali dello Stato. Da un'indagine condotta ad ottobre presso le imprese, emerge che i Comuni sono gli enti maggiormente citati dalle imprese (l'84%) come responsabili di ritardi nei pagamenti, mentre Province e Regioni, citate rispettivamente dal 43% e dal 32% delle imprese, occupano la seconda e la terza posizione nella classifica degli enti ritardatari.

«La presenza degli enti locali ai primi posti della classifica - commenta l'Ance - è la conseguenza delle misure di finanza locale, adottate negli ultimi anni, che hanno acuito le difficoltà finanziarie di questi enti, ma è anche dovuto al fatto che questi enti sottoscrivono un maggior numero di contratti di lavori pubblici».

Per quanto riguarda le altre stazioni appaltanti, aumentano i problemi di pagamento delle Asl (dal 10% della precedente indagine di maggio al 17% dell'indagine di ottobre) mentre diminuiscono nettamente le tensioni sui pagamenti dell'Anas e delle Ferrovie dello Stato. Risulta invece stabile al 20% la quota dei ministeri rispetto alle segnalazioni fatte dalle imprese nello scorso maggio.

Le cause del ritardo

Senza dubbio il patto di stabilità, segnalato dal 66% delle imprese dell'Ance, rappresenta la principale causa di ritardo. Contemporaneamente, però, le crescenti difficoltà finanziarie degli enti assumono un ruolo sempre più determinante nel provocare i ritardi.

Il mancato trasferimento dei fondi da altre amministrazioni alle stazioni appaltanti, infatti, risulta denunciato dal 50% delle imprese (era il 34% cinque mesi fa). Per il 47% delle imprese, inoltre, è la mancanza di risorse di cassa dell'ente a determinare ritardi nei pagamenti.
L'ultima indagine effettuata dall'Ance «conferma anche - si legge nell'Osservatorio congiunturale - la generale inefficienza della Pubblica Amministrazione tra le tre principali cause di ritardo nei pagamenti. Le imprese denunciano, infatti, difficoltà legate all'emissione del mandato di pagamento da parte della stazione appaltante (nel 39% dei casi), all'emissione del certificato di pagamento (36%) e alle "vischiosità burocratiche" all'interno della stazione appaltante (13%)».

Cosa fanno le imprese

Come reagiscono le imprese? «Nel corso degli ultimi mesi - informa l'Ance - le imprese hanno dovuto moltiplicare le tipologie di strumenti utilizzati, a testimonianza della difficoltà a trovare soluzioni efficaci al problema dei ritardi».

La soluzione prevalente è il ricorso al'utilizzo di strumenti finanziari. «La maggiore parte delle imprese - pari al 65% - ha fatto ricorso all'anticipo di fatture in banca. Un quarto delle imprese - il 27% - ha richiesto uno scoperto in banca ed il 21% ha ottenuto un finanziamento a breve». «Rispetto alle precedenti indagini - prosegue l'Ance - è invece diminuita la quota di imprese che hanno potuto realizzare operazioni di cessione del credito. Le modalità pro soluto e pro solvendo sono state utilizzate rispettivamente dall'8% (era il 16% a maggio) e dal 12% dalle imprese che hanno risposto all'indagine».


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