Gestionale

Per le opere a scomputo doppio binario. Tempi di pagamento, non sempre le nuove norme sono migliori

Massimo Frontera

Al via le nuove norme sui pagamenti, ma non per tutti. Con una dettagliata circolare applicativa, l'Ance illustra le modalità applicative delle nuove norme. (guarda la circolare dell'Ance a questo link ).

E due giorni dopo - il 23 gennaio - è arrivata anche l'attesa circolare Sviluppo-Infrastrutture, che conferma i principali aspetti affrontati dall'Associazione. Vai all'articolo sulla circolare ministeriale (link ).

Va subito detto che l'entrata in vigore delle nuove norme mutuate dall'Europa - che si applicano sui contratti sottoscritti dal primo gennaio scorso - hanno fatto ingresso nell'ordinamento italiano senza la chiarezza sperata.

Lavori pubblici: inclusi o esclusi?

Il primo elemento è quello della inclusione o meno dei lavori pubblici nel perimetro del Dlgs 192/2012 (il decreto di recepimento delle norme europee, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» dello scorso 15 novembre). Su questo punto la situazione presenta profili di "schizofrenia" istituzionale. Da una parte, infatti, autorevoli esponenti politici - il ministro e il viceministro delle Infrastrutture e il vicecommissario europeo - hanno assicurato che le norme vanno applicate anche al comparto delle costruzioni. Dall'altra parte nel recepimento del testo è stata fatta la scelta deliberata di non indicarlo espressamente. Ad apporsi in questo senso sarebbe stata la Ragioneria di Stato. Dietro pressione delle associazioni imprenditoriali - prima fra tutte l'Ance - è infine arrivato il segnale di chiarezza, nella forma di una circolare esplicativa concordata tra i ministeri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico.

Nella sua circolare l'Ance è ovviamente per l'inclusione. «Nei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione - si legge nella circolare - la nozione di transazione commerciale comprende tutti i contratti comunque denominati che comportino, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo. In tale fattispecie rientrano in particolare gli appalti pubblici di lavori ed i contratti di partenariato pubblico privato nei casi in cui sia previsto anche un prezzo come parte del corrispettivo».

A rafforzare per così dire l'incertezza sulla questione è anche il silenzio del legislatore sulle norme degli appalti pubblici che vengono superate con le norme europee. Dovendo affrontare la questione, l'Ance parla di «abrogazione tacita» delle parti del vecchio codice e della puntuale «sostituzione con la nuova disciplina».

Liberi professionisti
L'Ance segnala inoltre che il dlgs fornisce una definizione di imprenditore in cui possono riconoscersi anche i liberi professionisti: «ogni soggetto esercente un'attività economica organizzata o una libera professione».

Committenti privati

Quanto al rapporto tra imprese, l'Ance sottolinea che si tratta appunto di accordi commerciali tra imprese e che non trovano applicazione quando una delle due parti è un privato. Pertanto, al di fuori dei contratti di appalto o fornitura di un'impresa nei confronti di un'altra impresa committente, le norme non si applicano agli appalti nei confronti di semplici privati, singoli o ad ad esempio condomini.

Le opere a scomputo

Per la categoria delle opere a scomputo l'Ance segnala un doppio regime, a seconda della modalità di esecuzione e di appalto. «In particolare - si legge nella circolare - si richiama l'attenzione sui privati titolari di permesso a costruire che realizzano opere di urbanizzazione a scomputo degli oneri concessori. Ad essi si applica la disciplina del D.lgs. n.231 relativa ai rapporti tra amministrazioni e imprese solo nei casi in cui debbano affidare le opere con procedure ad evidenza pubblica (opere di urbanizzazione secondaria e opere di urbanizzazione primaria di importo superiore alla soglia comunitaria). Quando invece non sono tenuti alle gare, come nel caso di opere di urbanizzazione primaria sottosoglia, agli eventuali rapporti con i propri contraenti si applicano le norme del D.lgs. n. 231 che regolano i rapporti tra imprese».

Nuovi termini di pagamento

Entrando nel cuore della novità delle norme - cioè i tempi di pagamento e i tassi di interesse in caso di ritardo - l'Ance si dilunga in un'attenta analisi legata alla peculiarità delle procedure sui lavori pubblici.

«La nuova normativa - sintetizza l'Ance - prevede un termine di trenta giorni per la verifica delle prestazioni effettuate ed un termine di altri trenta giorni per le operazioni di pagamento».

Il primo di questi due momenti - la verifica - secondo l'Ance «si conclude con con il rilascio da parte del responsabile del procedimento del certificato di pagamento». Il termine di 30 giorni per la verifica risulta più breve rispetto ai 45 indicati dal codice. Si tratta però - ricorda l'Ance - di un termine che può essere contrattualmente pattuito in modo diverso, con il limite che non sia "gravemente iniquo".

Il secondo momento - quello del pagamento - prevede anche per il codice appalti un termine di 30 giorni «per l'ordinazione del pagamento (emissione del mandato), decorrente dalla data di emissione del certificato di pagamento». «La nuova disciplina (la direttiva europea, ndr) , fa decorrere, invece, il termine dalla emissione della fattura che normalmente si pone a valle del certificato di pagamento. In questo caso, dunque, conclude l'Ance, la norma più favorevole al creditore resta quella del vecchio codice appalti che è, dunque, quella da applicarsi.

Discorso a parte merita il pagamento dell'ultima rata dell'opera. In questo caso il vecchio codice appalti, può andare in soffitta, visto che prevede un termine di 90 giorni, tre volte il termine di 30 giorni indicato dalle nuove norme.

Fallimenti boom tra le imprese

Intanto per il comparto delle costruzioni la situazione resta pesantissima, e anzi si aggrava.
Ad allarmare sono i nuovi dati sui fallimenti di impresa che - secondo i dati diffusi dall'Ance - nei primi nove mesi del 2012 hanno raggiunto la cifra di 9.500, «destinata ancora crescere», commenta una nota dell'associazione. «Si tratta - sottolinea sempre l'Ance - di un incremento del 25,3% rispetto al 2009». «Record negativo anche per la disoccupazione. I senza lavoro nelle costruzioni sono ormai 360 mila, circa 550mila se si considera l'indotto».

«La crisi del settore delle costruzioni ha raggiunto livelli tali che rischia di trascinare l'economia italiana nel baratro: l'agenda politica e il prossimo Governo devono tenerne conto», ha detto il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, che si rivolge ai candidati premier perché affrontino l'emergenza economica legata al settore».


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