Gestionale

Squinzi: «Il 2013 anno cruciale per la crescita, basta con le promesse non mantenute». Tajani: «Più infrastrutture al Sud per frenare la recessione»

Alessia Tripodi

Il presidente di Confindustria a un convegno su Mezzogiorno e infrastrutture: «Niente scorciatoie in campagna elettorale» - Il vicepresidente della Commissione Ue: «La sola austerità peggiora la crisi»

«I prossimi mesi saranno i più difficili, quelli che segneranno il punto più basso dell'economia del nostro Paese e del Mezzogiorno. Lo ha detto oggi a Roma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso di un convegno organizzato dall'associazione degli industriali su Mezzogiorno e investimenti nelle infrastrutture. «Mi auguro che in campagna elettorale - ha aggiunto - non si seguano pericolose scorciatoie fatte di facili promesse irrealizzabili o di avventurosi passi indietro rispetto alla strada delle riforme che é stata intrapresa».
Perchè secondo il leader degli industriali «ora più che mai diviene cruciale la sfida della crescita, per la quale si è fatto finora troppo poco nei mesi scorsi, alle prese con la messa in sicurezza dei conti pubblici». E il Mezzogiorno «è forse l'area del Paese dove più forti si sono
avvertiti e tuttora si avvertono gli effetti della crisi» ha continuato Squinzi, spiegando che «tra il 2007 e il 2011 il Pil del Sud ha subito una riduzione di quasi 24 miliardi di euro, gli investimenti fissi lordi sono stati di 8 miliardi inferiori a quelli del 2007. Particolarmente rilevante è stata la caduta degli investimenti nelle costruzioni (-42,5%) e nell'industria (-27,8%). Ci sono, infine, oltre 16mila imprese e circa 330mila lavoratori in meno». Ma il numero uno di Confindustria resta fiducioso sulla ripresa: «Sono convinto che l'Italia - ha detto - abbia risorse e potenzialita' per uscirne fuori. E la prima è proprio il Mezzogiorno, che già troppe volte è stato oggetto di promesse non mantenute. Noi non permetteremo - ha assicurato - che questo avvenga di nuovo».

Sugli strumenti per invertire la rotta della crisi è intervenuto anche il vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l'industria e l'imprenditoria, Antonio Tajani, secondo il quale «la cura della sola austerità non affiancata dalle nuove energie che possono arrivare solo da investimenti mirati per la crescita, a cominciare dalle infrastrutture, peggiora la malattia». E ha aggiunto che «pensare di uscire dalla crisi col solo consolidamento fiscale, è una pericolosa illusione».
Per Tajani «far ripartire il Meridione è indispensabile per uscire dalla recessione», anche attraverso investimenti in infrastrutture. «Al Sud ci sono meno di 1/3 delle linee ferroviarie italiane, solo ¼ di quelle a doppio binario e 1/6 dell'alta velocità - ha spiegato Tajani - lo sviluppo d'infrastrutture adeguate è quindi nevralgico nella strategia per la crescita e la reindustrializzazione. Come indicato nel piano europeo per le costruzioni presentato a luglio 2012, far ripartire questo settore - ha continuato - significa creare ricadute su molti comparti industriali. Carenza d'infrastrutture significa maggiore costo dell'energia, il più alto d'Europa, tra i primi fattori di disincentivo a investire nel sud. Lo sviluppo di reti per il gas o la trasmissione "intelligente" di elettricità - ha aggiunto - è essenziale per concorrenza, sicurezza e valorizzare delle rinnovabili prodotte al sud (35% del solare, 32% da biomassa e il 98% dell'eolico).

Dobbiamo agire prima che sia tardi per fermare il declino industriale» ha continuato Tajani, sottolineando che l'aumento delle tasse è «controproducente», perchè «scoraggia ulteriormente investimenti e lavoro, finendo per peggiorare i conti».


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