Gestionale

Barca: «Fondi Ue 2014-2020, non solo opere e cantieri, ma priorità ai servizi»

Giorgio Santilli

Il ministro della Coesione territoriale lancia on line la corsa ai nuovi finanziamenti - In palio 56 milioni, smart cities e piano città tra gli obiettivi strategici

Non solo opere e cantieri, ma attenzione prioritaria ai servizi forniti ai cittadini, con una programmazione per obiettivi che non mira più a segnalare solo quando e a che costo si farà una linea ferroviaria, ma soprattutto quanti treni vi passeranno e a quale velocità. Una leva potentissima non solo per cambiare la testa delle amministrazioni, ma anche per selezionare in modo nuovi i progetti di investimento.
È una delle indicazioni forti che il ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, darà oggi a istituzioni e forze politiche su «metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020». Il documento, 95 pagine passate per l'approvazione all'ultimo Consiglio dei ministri, sarà diffuso via web e lancia la corsa per la ripartizione dei nuovi fondi comunitari: le risorse non sono ancora definite, ma saranno intorno ai 56 miliardi tra fondi europei e cofinanziamenti nazionali.
Tra le novità del documento, ci sono anche il rilancio dell'Agenzia per i fondi Ue bocciata nella legge di stabilità e la priorità tematica delle città, secondo una tendenza che si afferma anche nell'Unione europea: in Italia si declina anzitutto come sinergia con il programma «smart cities» di Francesco Profumo e con il «piano città» del ministero delle Infrastrutture cui già sono andati 91 milioni con le vecchie risorse.

Nelle priorità per il Mezzogiorno, invece, emerge «ovunque e a tappeto» il tema «diffusivo» della cittadinanza: legalità, sicurezza personale, istruzione, qualità ambientale, trasporto pubblico, assistenza a infanzia e anziani, rete digitale. Il rafforzamento dell'industria è l'altro tema, ma deve avvenire «in aree concentrate», solo là dove ha possibilità di successo.
Per le aree interne, c'è un forte incentivo - amministrativo e di buon governo prima ancora che finanziario - alle unioni dei comuni anche per le spese ordinarie e non solo su progetti speciali. L'obiettivo è, per l'entroterra, valorizzare, anche economicamente, le «diversità culturali» e l'Italia dei borghi.
«Devo lavorare a pieno regime per altri tre mesi - dice il ministro - fino in fondo al mio mandato, se vogliamo evitare di partire in ritardo anche con la programmazione 2014-2020. Occorre lasciare al prossimo Governo un percorso che lo metta in condizioni di assumere rapidamente decisioni».
Barca elude così la curiosità, inevitabile di questi tempi, su una sua possibile "salita in politica" al fianco di Mario Monti: non c'è tempo per i toni divisivi della campagna elettorale, lui lavora a creare convergenze fino all'insediamento del suo successore, cui intende lasciare le carte in regola per una partenza con il piede giusto nella nuova stagione di fondi Ue. Anche questo è un terreno su cui siamo sotto la lente di osservazione di Bruxelles. Il recupero nella spesa avvenuto negli ultimi sei mesi non cancella «il grave peggioramento nell'uso dei fondi comunitari avvenuto nel quinquennio 2007-2014».
Un tema bipartisan a tutti gli effetti. «Ne va della credibilità dell'Italia in Europa e della possibilità di accelerare effettivamente la spesa: dobbiamo sfruttare al meglio la scia positiva che ci ha lasciato il buon clima costruito a livello istituzionale e politico con il Piano Azione Coesione». Non vuole sentir parlare di «agenda Barca», semmai parla di «metodo Barca». Le 95 pagine sono rivolte alle istituzioni, presidenti regionali in testa, ma anche alle forze politiche in campagna elettorale e, in ultima istanza, al prossimo Governo: è il percorso fatto di puntelli virtuosi che dovrebbe portare a un accordo interno prima e a un impegno credibile con Bruxelles poi. «Stavolta - dice Barca - anziché pensare di rafforzare la capacità di controllo a valle, intendiamo rafforzare il processo di definizione del programma a monte, coinvolgendo il più possibile anche tutti i soggetti del partenariato privato».

In questo percorso, la prima tappa ambiziosa è già ad aprile, quando si dovrà approvare una Proposta, da portare poi alla Conferenza unificata e al Cipe, con le «disposizioni comuni per l'utilizzo dei fondi». Alla Proposta parteciperanno «amministrazioni centrali, Regioni, Enti locali, insieme a tutti i soggetti del partenariato economico e sociale». Anche le parti sociali, quindi.
Per arrivare a questo traguardo, lavoreranno a pieno regime fra gennaio e aprile tavoli di confronto programmatico dedicati a 4 aree: lavoro, competitività dei sistemi produttivi, innovazione; valorizzazione, gestione e tutela dell'ambiente; qualità della vita e inclusione sociale; istruzione, formazione e competenze.
I fondi del Quadro strategico comune 2014-2020 in arrivo dall'Unione dovrebbero ammontare a 28-29 miliardi per l'Italia, se non ci saranno ribaltoni in sede di approvazione del bilancio Ue.
A queste risorse si aggiungeranno i fondi nazionali su cui una riflessione si è aperta con il Piano Azione Coesione presentato da Barca: la conclusione potrebbe essere un superamento dell'attuale dualismo tra cofinanziamento formale ai programmi del Qsc (tramite un fondo rotativo "intoccabile") e fondi per lo sviluppo e la coesione regionale (l'ex Fas) che avrebbero dovuto servire a finanziare programmi nazionali di affiancamento e in passato sono stati però troppo spesso dirottati verso scopi che non hanno nulla a che fare con lo sviluppo («bancomat Fas»). Il fondo di cofinanziamento potrebbe essere unico, lasciando comunque spazio a una programmazione aggiuntiva sulla quota nazionale.

L'ammontare complessivo delle risorse nazionali dovrà essere definito dal nuovo Governo, ma il «metodo Barca» invita a «muovere dalla quota consolidatasi nei precedenti periodi di programmazione»: un euro nazionale per ogni euro comunitario, cosa che porterebbe la somma complessiva dei fondi intorno ai 56 miliardi. Questa sarà la somma da ripartire su cui definire le nuove priorità.


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