Gestionale

Arriva la direttiva Ue, con i nuovi tassi di mora, pagare in ritardo costerà caro

Massimo Frontera

Conto alla rovescia per adeguare i pagamenti alle norme europee. La direttiva europea 7/2012 (recepita in Italia con il Dlgs 192/2012 pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 15 novembre scorso) si applicherà ai contratti stipulati dal primo gennaio prossimo.

Per le imprese di costruzione si tratta di una rivoluzione, anche se l'aspetto più interessante non sta tanto nell'aver fissato il termine di pagamento a 60 giorni (per la pubblica amministrazione), ma piuttosto nell'aver fissato, a carico della Pa inadempiente più robuste penalità in caso di ritardo.

In base a una proiezione effettuata dall'ufficio studi dell'Ance, la pubblica amministrazione si vedrà costretta a conteggiare un indennizzo a favore dell'impresa nettamente più pesante rispetto a quello calcolato attualmente in base alle indicazioni del codice appalti. L'entità del maggiore esborso in caso di ritardo, diventa un elemento da di cui le pubbliche amministrazioni dovranno tener conto nella formazione del quadro economico relativo all'opera pubblica oggetto dell'investimento in conto capitale.

Appare infatti assai improbabile che l'entrata in vigore di una norma sui termini di pagamento (nonostante le pesanti penalità previste in caso di ritardo) possa cancellare, da un giorno all'altro, la cronica piaga dell'insolvenza della Pa, che ha radici evidentemente complesse.

L'unico effetto pratico si tradurrà – per l'impresa – nel diritto a un ristoro più sostanzioso a suo favore e – per la pubblica amministrazione – in un deterrente maggiore allo sforamento dei tempi della liquidazione delle fatture. Ma questo deterrente potrebbe produrre conseguenze negative per le imprese. «Nei primi sei mesi – prevede Angelo Rughetti, segretario generale dell'Anci – ci sarà una forte contrazione negli investimenti perché i Comuni dovranno fare i conti delle risorse che hanno a disposizione, tenendo conto dei contratti che hanno già in essere con le imprese. Solo i Comuni che hanno solide riserve potranno attivare i nuovi contratti in cui si dovrà necessariamente prevedere una scadenza di 60 giorni per il pagamento; ma tutti gli altri si fermeranno».

La questione dei lavori pubblici. Sembra fortemente rientrato l'allarme dell'intero mondo delle costruzioni circa l'esclusione dei lavori pubblici dal perimetro di applicazione della direttiva. I costruttori hanno per ora incassato le assicurazioni del commissario europeo all'Industria, Antonio Tajani e del viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia. In particolare, il primo ha inviato al presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, una lettera nella quale conferma che «la direttiva si applica a tutte le transazioni commerciali tra imprese e tra pubblica amministrazione e imprese, e che il suo campo di applicazione riguarda tutti i settori produttivi senza eccezioni incluso il settore edile». Nei prossimi giorni si attende una circolare dello Sviluppo economico che conferma l'interpretazione "estensiva" della norma comunitaria.

Resta il fatto che l'omissione di un richiamo esplicito ai lavori pubblici nel Dlgs non è stato casuale. Secondo indiscrezioni trapelate da fonti confindustriali, l'opposizione maggiore è arrivata dalla Ragioneria dello Stato per la prevedibile accelerazione dell'ammontare del debito pubblico dovuto alla morosità in caso di mancato pagamento dei lavori.


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