Gestionale

Fotovoltaico, dopo il Quinto Conto la salvezza è nell'hi-tech

Alessia Tripodi

Le imprese costrette a reinventarsi per fare fronte al taglio degli incentivi: ecco le storie di chi ha esportato il business e di chi invece punta su innovazione e stoccaggio dell'energia. Ma sul settore pesano anche i drammatici ritardi nei pagamenti

Tra innovazione delle tecnologie e potenziamento del residenziale, per le imprese del fotovoltaico il Quinto conto disegna una strada tutta in salita (vedi articolo ). E tra i costruttori che non più di cinque anni fa hanno puntato sul settore c'è chi ha già portato il business «green» all'estero e chi, volente o nolente, si prepara a farlo.

«Nel 2011 eravamo pronti a installare nuovi impianti fotovoltaici con il Quarto conto energia ma poi abbiamo fatto marcia indietro, scoraggiati dalle negative previsioni sull'andamento del mercato. E con il Quinto conto la situazione si è fatta ancor più precaria». Così racconta Vittorio Bazzoli, ingegnere e fondatore nel 2008 (insieme con Marco Carlini e in partnership con la tedesca Sig Solar GmbH) di Officine elettriche nuove (Oen), impresa di Bolzano impegnata nella progettazione e nello sviluppo del fotovoltaico, proprietaria di un campo solare a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo (guarda la fotogallery) che conta attualmente sei impianti per una potenza totale di 5,5 MW.
«Dopo essermi occupato di edilizia e costruzioni, tra il 2008 e il 2009 ho deciso di scommettere sul fotovoltaico realizzando la struttura a Montalto – spiega Bazzoli – nella quale è presente anche un impianto su tetto che copre i fabbisogni energetici del sito e che entro la prossima primavera sarà integrato a un sistema di stoccaggio e accumulo dell'energia prodotta». Proprio lo stoccaggio rappresenta, secondo l'ingegnere, uno dei fronti sui quali puntare per sostenere il settore in questo periodo di «sofferenza» per il mercato, che «ha assistito – spiega – a una riduzione delle tariffe che, seppur comprensibile, non è stata accompagnata da misure che potessero dare certezze di medio-lungo periodo agli operatori, come, per esempio, la semplificazione degli iter burocratici e un accesso più facile al credito». Di qui l'esigenza di diversificare gli investimenti. «Il Quinto conto premia autoconsumo e installazioni a basso impatto ambientale e quindi – dice Bazzoli – i nuovi fronti sui quali punteremo sono gli impianti sui tetti (ce ne sono tanti e c'è ancora molto bisogno di energia) e l'innovazione nello stoccaggio dell'elettricità prodotta». Ma «per sopravvivere – conclude – dovremo necessariamente cercare anche mercati esteri».

Ma c'è chi ha già esportato (quasi) completamente il business del fotovoltaico all'estero, almeno per quel che riguarda le nuove installazioni.
«In Italia ci siamo costruiti un portafoglio di impianti adeguato con una struttura per gestirli al meglio – dice Giandomenico Ghella, ingegnere e titolare dell'omonimo gruppo, che con la società GranSolar Ghella ha realizzato parchi fotovoltaici in Molise, Puglia, Abruzzo e Lazio – ma si tratta di un'esperienza conclusa, senza se e senza ma, perché quello attuale è un mercato ottimo per gli artigiani, ma al di fuori del nostro target». I nuovi orizzonti di investimento sono ora «in Sudafrica, in Cile e negli Stati Uniti – spiega Ghella – ma in Italia continuiamo a gestire il funzionamento degli impianti puntando su soluzioni tecnologicamente avanzate come, per esempio, il monitoraggio costante delle strutture con telecamere e una serie di ottimizzazioni all'avanguardia».
Ma nulla toglie che Ghella torni a scommettere nel «green» italiano puntando sulle biomasse, che «in prospettiva – assicura l'ingegnere – possono rappresentare un mercato interessante».

Gli impianti fino a 3 kW montati su abitazioni, caserme, fabbriche e serre, così come l'illuminazione pubblica con led a risparmio energetico sono i settori su cui intende puntare la Nuova Fise Srl di Galatone (Le), azienda per la produzione e il montaggio di segnaletica stradale e supporti per la sicurezza, che quattro anni fa, quando appalti e lavori sono diventati sempre più scarsi, si è data al fotovoltaico. «Installavamo impianti non a terra fino a un milione di euro, ed è stato un vero boom – spiega il titolare della Nuova Fise, Antonio Pinca – ma ora il giro di vite agli incentivi, unito alla drammatica situazione dei ritardati pagamenti ha quasi spento il settore, al punto che gli imprenditori temono di prendere appalti perché non sanno come andrà a finire». Pinca cita il caso dell'impianto fotovoltaico da 450mila euro realizzato a Misinto (Mi): «L'impianto è già consegnato e non ancora avviato, ma da otto mesi – spiega – attendo invano dal sindaco il pagamento di 400mila euro».


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