Gestionale

Scambio sul posto fino a 10 MW, autoconsumo e bonus fiscali sugli investimenti: da Gifi Anie le proposte per sopravvivere alla fine del Quinto Conto

Alessia Tripodi

A ZeroEmission 2012 industria e istituzioni a confronto sul futuro del settore -Natalizia: «Il fotovoltaico non si ferma con la fine degli incentivi». Il ministero dell'Ambiente: «Aiuti ai più piccoli anche dopo il Quinto Conto».

Estensione dello scambio sul posto anche ai medi e grandi impianti, iter autorizzativi più snelli, più autoconsumo e sgravi fiscali per investimenti e assunzioni. Una ricetta per accompagnare le imprese nel «post» Conto Energia (anche nel quadro della Strategia energetica nazionale appena presentata dal Governo), garantendo lo sviluppo del mercato in assenza di incentivi, visto che - nonostante le previsioni più cupe di rapido esaurimento del Quinto Conto, partito iil 27 agosto (vedi articolo ) siano state smentite - è prevedibile che il budget di 500 milioni messo in campo non durerà a lungo.
Sono alcune delle proposte (scarica il testo ) presentate oggi a Roma da Gifi-Anie (l'associazione che raggruppa oltre 200 aziende della filiera) durante il convegno «La strategia energetica nazionale e l'industria fotovoltaica italiana», organizzato nell'ambito della fiera internazionale ZeroEmission Rome 2012 e al quale hanno preso parte parlamentari e rappresentanti del Governo, di Terna e di Enel, oltre agli imprenditori dell'industria fotovoltaica.

«Il Quinto Conto energia non è in grado di accompagnare in modo adeguato il raggiungimento della grid parity e si rendono necessari interventi urgenti di varia natura» ha detto il presidente Gifi-Anie, Valerio Natalizia, spiegando che «è importante dare continuità al mercato anche senza incentivi e per questo motivo abbiamo predisposto alcune proposte concrete che facilitano l'affrancamento dagli aiuti in conto energia». «Perchè è inutile e dannoso - aggiunge il presidente - attaccare le istituzioni per gli errori fatti quando vi sono le possibilità di lavorare su misure a costo zero per sostenere il mercato in un'ottica di sviluppo moderato ma costante nel tempo». I «correttivi» proposti da Gifi-Anie puntano a mantenere la priorità di dispacciamento, disciplinare i regimi Seu e Riu, a facilitare l'accesso al credito e defiscalizzare le assunzioni, a semplificare la procedure autorizzative che «ad oggi- dice Natalizia - incidono per il 69% sul costo di sviluppo di un impianto fotovoltaico», a garantire bonus fiscali sugli investimenti iniziali e sui redditi da vendita dell'energia.
Ma anche, e soprattutto, ad ampliare il regime dello scambio sul posto - attualmente applicabile solo agli impianti fino a 200 kw - anche a strutture più grandi. Una proposta che trova d'accordo anche il ministero dell'Ambiente: «Per favorire l'apertura di un mercato competitivo - ha spiegato Marcello Garozzo del dicastero guidato da Corrado Clini, intervenndo al convegno - bisogna rivedere lo scambio sul posto ed estenderlo agli impianti fino a 10 MW». Garrozzo ha sottolineato che «i 500 milioni del Quinto Conto potranno durare ancora per un anno, ma anche dopo continueremo ad incentivare solamente i piccoli impianti, soprattutto quelli integrati in edilizia e innovativi» e ha aggiunto che «c'è bisogno di tempo per capire come il mercato reagirà a un nuovo scenario che vede la fine dell'assistenzialismo e l'inizio del mercato». Ma «in ogni caso - ha concluso il rappresentante del ministero - il fotovoltaico ha ancora un vasto margine di crescita e avrà un ruolo importante nel panorama energetico nazionale».

Meno ottimista sulle possibilità di ampliamento dello scambio sul posto è il senatore Pd Francesco Ferrante, responsabile delle politiche ambientali del partito: «L'Autorità dell'energia ha già fatto sapere che l'estensione a 10 MW non è percorribile, ma si può certamente lavorare a un compromesso, arrivando per esempio a riconoscere lo scambio per impianti fino a 1MW». In questo modo «si apre il mercato per gli operatori senza pesare troppo sul sistema, ma resta da capire - ha aggiunto - quale debba essere il futuro del settore, visto che la Strategia energetica del Governo non dice nulla a proposito».



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