Città e Urbanistica

«Un volano per la ripresa del settore, il mercato guiderà gli interventi»

Giuseppe Latour

Turri (Federcostruzioni): «Il limite temporale agli incentivi sarà uno stimolo a muoversi il prima possibile»

Bisognava dare una frustata al settore immediatamente. È chiaro che tutte le cose possono essere migliorate, ma non penso che in questo caso si possa rimproverare qualcosa al Governo. Anzi». Luca Turri, vicepresidente di Federcostruzioni, rilegge le norme del decreto sviluppo su ristrutturazioni e riqualificazione energetica. E, per una volta, vede il bicchiere della filiera dell'edilizia decisamente pieno.

Ci sono dei limiti nel meccanismo creato dal Governo?

Ci sono sicuramente. Le ambizioni del ministero dello Sviluppo economico, stando alle prime bozze circolate, erano molto più grandi, si puntava a fare qualcosa che potesse restare a regime, che non fosse a termine. Ma ci sono state le resistenze del ministero dell'Economia. E, tutto sommato, questo esecutivo ha deciso per il periodo che gli competeva e questo mi pare sufficiente; sarà compito di chi gli succederà prendere decisioni su eventuali proroghe.
Non si penalizza la riqualificazione energetica, appiattendo tutto al 50 per cento?
Oggi la riqualificazione energetica porta un risparmio in bolletta, riduce l'inquinamento e aumenta il valore degli immobili.
Il cambio delle finestre ha tanti di quei vantaggi che un incentivo più alto, secondo me, non è decisivo. Il decreto lascia la libertà di scegliere nell'ambito degli interventi riqualificativi. Poi sarà il mercato a preferire il cappotto, la coibentazione, le nuove finestre. O, magari, gli interventi di ristrutturazione classica: mi pare un sistema equo.
I tempi, però, sembrano un po' stretti...
Come le dicevo prima, anche noi avremmo preferito avere delle misure che fossero a regime. Però, bisogna anche guardare ai risvolti positivi: il limite temporale agli incentivi significa invogliare chi ha intenzione di ristrutturare. È uno stimolo a muoversi prima possibile.
Quali settori si avvantaggeranno maggiormente con le nuove misure?
Tutta la filiera: le imprese edili, quelle impiantistiche, i produttori di infissi, quelli di impianti termici e di impianti solari. Ma anche la domotica e la produzione di materiali in genere. Oggi il sistema delle costruzioni vale 340 miliardi di euro in aggregato e conta tre milioni di addetti. Questi strumenti lo muovono per intero, attingendo a capitale privato che non ha i vincoli delle finanze pubbliche che ben conosciamo. Potrebbe essere un volano per la ripresa economica.


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