Gestionale

Tajani: «Rinnovabili boom, in Ue 1 mln di addetti entro il 2020». Decreti, tempi più lunghi per il parere delle Regioni

Alessia Tripodi


Un settore che «negli ultimi dieci anni ha registrato tassi di crescita fino al 50%» e «sul quale bisogna puntare molto per uscire dalla crisi ed essere competitivi»: lo ha detto oggi a Bruxelles il ministro Ue per l'industria, Antonio Tajani, in occasione della conferenza «Missione crescita: l'Europa alla guida della nuova rivoluzione industriale». Mentre sul fronte italiano si allungano i tempi per l'atteso parere della Conferenza Stato-Regioni sul Quinto Conto Energia e sul Dm per le altre fonti (vedi articolo ). E le associazioni dei produttori green rinnovano il loro appello alle regioni a «non concludere i negoziati finchè non saranno accolte tutte le proposte di modifica» inoltrate al Governo.

La Ue punta sul green. «Negli ultimi dieci anni il settore delle energie verdi ha avuto uno sviluppo spettacolare con tassi di crescita del solare e dell'eolico dal 30% al 50% l'anno - ha detto il ministro Tajani, parlando oggi a Bruxelles della nuova «rivoluzione industriale» in Ue - e nella sola Unione le rinnovabili hanno un tasso di crescita occupazionale dell'11% l'anno». Non solo: «Per questo comparto - ha aggiunto Tajani - si stima che gli addetti saranno oltre un milione entro il 2020 con potenzialità fino a tre milioni, e un fatturato di 100 miliardi l'anno». Per questi motivi «le rinnovabili sono un'opportunità - ha concluso - e l'industria Ue è ben posizionata sul mercato per sfruttarla».

Dm ancora all'esame delle Regioni. Ancora nulla di fatto per il parere della Conferenza Unificata sui decreti del Governo per le rinnovabili, che, secondo le previsioni, sarebbe dovuto arrivare tra ieri e oggi: secondo indiscrezioni, l'esame potrebbe concludersi non prima del 7 giugno. Intanto in un comunicato congiunto le associazioni Aes, Anie-Gifi, Aper, Assosolare e comitato Ifi si appellano alle regioni «perché i negoziati non siano conclusi fino a quando non saranno recepite tutte le proposte migliorative già inoltrate nelle settimane passate alle istituzioni», prima fra tutte
l'innalzamento del livello di spesa annua da 6,5 miliardi di euro a 7 miliardi. Infatti «seppure molte regioni si siano mostrate fermamente a favore delle modifiche proposte dall'industria - si legge nella nota - i ministeri competenti "non sembrano intenzionati a cambiare quei parametri che, se venissero mantenuti come nelle attuali versioni, comprometterebbero definitivamente la sopravvivenza della maggior parte delle aziende del settore fotovoltaico, con gravi ripercussioni sull'occupazione e sull'economia del paese». Un appello a modificare i testi è arrivato, infine, anche dai comuni dell'Anci, secondo i quali è necessario «aumentare gli incentivi per le Fer elettriche non fotovoltaiche» e «sostenere la produzione di energia da biomassa all'interno di sistemi co-generativi alimentati con il legname proveniente dalla gestione di boschi italiani».


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