Città e Urbanistica

Nuova soglia per i registri e premi per impianti «made in Ue». I produttori: «Modifiche inadeguate, favoriscono dumping cinese»

Alessia Tripodi


Soglia di 50 kW per l'accesso ai registri (ma solo per gli impianti pubblici), slittamento dal 1° luglio al 1° ottobre dell'entrata in vigore delle nuove regole, ripristino (al ribasso) del bonus amianto. Sono le proposte di modifica al Quinto Conto Energia emerse in Conferenza Stato Regioni e che il Governo sarebbe pronto ad accogliere. Ma per le imprese non basta: «Le modifiche sono inadeguate - dice il comitato Ifi (Industrie fotovoltaiche italiane) - e creano discriminazione tra i produttori».

Le modifiche. I ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico hanno infatti recepito diversi emendamenti, tra i quali anche «l'inserimento del "Made In Ue" come come criterio di accesso ai registri - spiega il capogruppo Pdl in commissione Attività produttive alla Camera, Stefano Saglia - e la possibilità di una tariffa premiante per la componentistica "Made in Ue" per impianti sopra i 100 kw». Nel corso della riunione Governo e amministrazioni hanno esaminato solamente il Dm sul fotovoltaico, rimandando invece al 15 maggio il previsto esame del testo sulle altre fonti rinnovabili.
Le modifiche sulle quali potrebbe arrivare l'accordo – anche se, come riferisce il senatore Pd Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club «il Governo sta mostrando una rigidità intollerabile nel confronto» – riguardano l'iscrizione degli impianti al registro (solamente per quelli pubblici l'obbligo scatterebbe per strutture sopra i 50 kW, mentre per i privati resterebbe la soglia a 12 kW) e la reintroduzione del bonus per chi sostituisce il tetto in amianto con un impianto fotovoltaico (fissato, però, a 3 centesimi di euro al kW/h, contro i 5 previsti dal quarto Conto). Modifiche che accoglierebbero (solo in parte) le richieste ribadite lo scorso 8 maggio dalle associazioni riunite negli Stati generali delle rinnovabili: aumento del budget annuale per gli incentivi fino a 7 miliardi (contro i previsti 6,5) e premi per gli impianti realizzati con almeno l'80% di materiali Ue. All'appello si aggiunge anche la voce di Confindustria: «In Italia
manca da troppo tempo una visione integrata tra le politiche per le fonti rinnovabili e
l'efficienza energetica – spiegano gli industriali – e da diversi anni siamo impegnati a elaborare
proposte di politica industriale per green economy sostenendo la necessità di una promozione nazionale efficiente di tutte le tecnologie per la sostenibilità». Viale dell'Astronomia chiede al
ministro Clini di «definire finalmente una strategia energetica che riconduca i costi dell'energia, incentivi inclusi, in linea con quelli dei principali paesi europei. Per questo, concludono gli industriali «chiediamo al ministro Clini di riequilibrare le risorse in un'ottica di costi-benefici, privilegiando le tecnologie con maggiore potenziale e garantendo la competitività dell'industria nazionale e la sostenibilità economica per i settori manifatturieri».

La voce delle imprese. «Alcuni emendamenti accettati dalle Regioni sono inadeguati al punto tale da rendere vani gli sforzi promossi dalle regioni stesse per salvaguardare la filiera fotovoltaica italiana». Lo afferma il comitato Ifi, associazione che raggruppa oltre l'80% dei produttori nazionali di celle e pannelli fotovoltaici, riferendosi in particolare all'emendamento secondo il quale il premio da riconoscere agli impianti realizzati con componentistica "Made in Europe" sarebbe da destinarsi solamente ad impianti superiori ai 100kw. «Una misura che se dovesse trovare conferma nel testo definitivo del Quinto Conto Energia permetterebbe alle industrie cinesi produttrici di pannelli fotovoltaici di operare senza alcuna concorrenza al di sotto dei 100kw - avverte Ifi - e quindi al di fuori del meccanismo di controllo del registro dove entrerebbero in sostanza i soli impianti realizzati con componentistica «made in Eu».
Secondo Alessandro Cremonesi, presidente di Ifi, «si potrebbe addirittura giungere alla paradossale possibilità per gli impianti realizzati con moduli cinesi di beneficiare di un ulteriore premio, quello per l'amianto, che, sommato alle pratiche di dumping già messe in atto negli ultimi due anni, allargherebbe in modo ancor più marcato la forbice tra prezzi applicati da aziende cinesi ed europee, non permettendo la sopravvivenza di queste ultime».


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