Città e Urbanistica

Marcia indietro sulla neutralizzazione dell'Iva per gli immobili di magazzino

Valeria Uva

Resta l'impossibilità di neutralizzare l'imposta per l'invenduto oltre i cinque anni

C'è solo la speranza di un ripescaggio in fase di conversione, di una correzione in corsa per i costruttori, delusi dalla cancellazione improvvisa della norma sull'Iva.
La neutralizzazione di questa imposta sugli immobili invenduti è scomparsa all'ultimo momento dal testo finale del decreto legge 1/2012 e l'articolo 57 che ripristina questa imposta ha ristretto il proprio raggio d'azione ai soli immobili destinati all'housing sociale. Eppure questa misura invocata da anni dai costruttori era stata in qualche modo preannunciata fin dalla conferenza stampa di presentazione del decreto e poi confermata anche a poche ore dalla pubblicazione in «Gazzetta» dal ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera.
Fino all'ultimo momento la versione dell'articolo 57 era la più ampia possibile: in pratica l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto, introdotta nel 2006, veniva cancellata sia per le locazioni che per le vendite degli immobili del «magazzino» delle imprese costruttrici. Quindi per tutta l'edilizia libera. In questo modo si consentiva alla società che optava per il nuovo regime Iva di assoggettare comunque all'imposta l'affitto o la vendita di questi beni di impresa e di recuperare così a compensazione l'imposta versata in fase di costruzione. Ora invece questa possibilità è ammessa solo per le locazioni comprese in convenzioni di edilizia abitativa convenzionata e per le vendite sempre a questo fine inserite in piani di edilizia convenzionata.
Da poco i costruttori erano riusciti a strappare all'ex ministro Tremonti, almeno lo slittamento da quattro a cinque anni del regime di esenzione, ma solo con l'ultimo provvedimento Monti-Passera quella che le imprese consideravano una stortura sembrava un ricordo.
Per il presidente Ance, Paolo Buzzetti, si tratta di una mossa incomprensibile: «Magari la cancellazione è dovuta a ostacoli di procedura, a motivi tecnici o anche a problemi di copertura improvvisi che non è stato possibile risolvere in così breve tempo». Ora però l'Ance si appresta a riaprire la battaglia nella fase di conversione del decreto in Parlamento: lo chiedono a gran voce un po' tutti i costruttori, ma il problema dell'invenduto è particolarmente sentito nel Nordest e in Veneto in particolare.
Nella versione finale per i costruttori è rimasta almeno la possibilità di separare, dal punto di vista fiscale, le attività imponibili da quelle non imponibili, attenuando però solo in parte l'incidenza dell'Iva sui costi di costruzione. «Certo – spiegano i tecnici dell'Ance – perché si tratta di gestire una contabilità complessa che richiede l'intervento di commercialisti esperti».


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