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Il Senato «resuscita» i programmi di edilizia del 1991: concessi altri 3 anni per delocalizzare gli interventi

Massimo Frontera

L'Aula del Senato ha approvato un emendamento che regala altri 3 anni per la «delocalizzazione» dei programmi cosiddetti Articolo 18, lanciati nel 1991 e avviati l'anno successivo

Tornano in vita - per altri tre anni - i programmi cosiddetti "Articolo 18", cioè gli interventi promossi nel 1992 con una dote iniziale di oltre mille miliardi di vecchie lire per realizzare alloggi destinati alle forze dell'ordine. Il blitz si è consumato lunedì scorso nella commissione Affari costituzionali del Senato con un emendamento che sposta dal 31 dicembre 2013 al 31 dicembre 2016 il termine entro il quale ratificare gli accordi di programma degli interventi. Emendamento che oggi è stato ratificato dall'Aula di Palazzo Madama.

Nato nell'era immediatamente pre-tangentopoli questo programma, avviato dall'articolo 18 del Dl 152/1991, ha dato risultati scarsi e in qualche caso discutibili. Ma soprattutto, si è andato trascinando in modo improduttivo per 20 anni, al punto che - dopo vari tentativi - il governo aveva fatto l'ennesimo tentativo di "terminare" la procedura, per poter utilizzare in modo più efficace i soldi rimasti immobilizzati per anni.

L'ultima "eutanasia" di questi programmi era stata celebrata il 31 dicembre scorso, scadenza fissata nell'articolo 12 del decreto "crescita" 83/2012 (lo stesso articolo con il quale è stato lanciato il programma "del piano città"). Il comma 7 dell'articolo 12 del Dl "Crescita" concedeva tempo fino appunto al 31 dicembre 2013 per "rilocalizzare" l'intervento che, per vari motivi, non era stato possibile realizzare nella città scelta inizialmente. Tale rilocalizzazione poteva avvenire «nell'ambito della medesima regione ovvero in regioni confinanti ed esclusivamente nei comuni capoluogo di provincia». «A tal fine - e qui veniva stabilita la scadenza - il termine per la ratifica degli Accordi di programma (...) è fissato al 31 dicembre 2013».
L'emendamento approvato in commissione Affari costituzionali e poi ratificato successivamente dall'Aula del Senato, ha spostato la scadenza al 31 dicembre 2016.

Si tratta in realtà di tre emendamenti identici (4.32, 4.33 e 4.34) che hanno come primi firmatari i senatori Aiello (NCD), Mattesini (PD) e Tarquinio (Pdl).

I programmi
I programmi "Articolo 18" prevedono sia interventi privati (nuovi alloggi ma anche uffici e spazi commerciali), sia interventi di edilizia pubblica (sovvenzionata e agevolata). Il progetto viene realizzato attraverso accordi di programma Regione-Comune e passa per cambiamenti di destinazione d'uso delle aree o degli immobili di proprietà degli stessi soggetti attuatori dell'intervento. All'accordo di programma segue la convenzione attuativa con il ministero delle Infrastrutture. Ma l'aspetto del programma che lo rende un vero e proprio "fossile" tra i programmi di sviluppo e trasformazione urbana è che - nonostante siano intervenute modifiche normative su procedure e localizzazione - l'iniziale elenco dei soggetti attuatori individuati nel 1992, ne è sempre uscito confermato.

I beneficiari
Sarebbero ancora una ventina i programmi interessati alla proroga decisa dal Senato. La proroga rappresenta un ulteriore aiuto a soggetti imprenditoriali che, dopo oltre 20 anni, non sono arrivati al traguardo, cioè alla presentazione di un progetto compatibile dal punto di vista urbanistico. In particolare la proroga viene in soccorso di programmi concentrati in città della Puglia.

Scarica gli emendamenti 4.32, 4.33 e 4.34 approvati in commissione Affari Costituzionali e poi nell'Aula del Senato (link )


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