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Scontro Regioni-Governo sulla dismissione del patrimonio Iacp, i tempi del Dl casa si allungano

Massimo Frontera

Non piacciono alle Regioni le norme sulla dismissione degli alloggi gestiti da Iacp e Aziende casa inserite nella bozza di articolato predisposto dal ministro Lupi che contiene le misure per il rilancio dell'edilizia residenziale sociale

La dismissione del patrimonio degli Iacp si conferma il nervo scoperto nell'interlocuzione con il governo in tema di edilizia residenziale sociale. Le misure tese a favorire l'alienazione dello stock di alloggi pubblici gestiti dagli Iacp (circa 800mila, secondo le ultime valutazioni di Federcasa) si leggono nella bozza di decreto legge che il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha trasmesso a Regioni e Comuni e che mirano più in generale a rispondere all'emergenza abitativa, con varie misure (vai alla bozza di articolato ). Le norme proposte dal titolare delle Infrastrutture non piacciono alle Regioni, che la prossima settimana renderanno note le loro motivazioni (unitamente a una valutazione dell'intero articolato). Il 10 dicembre è fissato un incontro tecnico, cui seguirà una valutazione politica da parte degli assessori regionali. Il ministro Lupi vorrebbe arrivare al più presto a strappare un'intesa con Comuni e Regioni (una possibile data potrebbe essere quella del 19 dicembre). Ma le posizioni - anche se non ancora formalmente espresse - restano distanti.

Non è la prima volta che si cerca una strada per accelerare la dismissione del patrimonio abitativo delle Regioni. L'ultimo scontro si è consumato negli anni del IV esecutivo Berlusconi, quando l'allora ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ne fece una sua bandiera. Ma anche questo tentativo di "costringere" gli enti ad accelerare la cessione del proprio stock di alloggi è rimasto senza esito.

Il nuovo tentativo (che si legge all'articolo 7 della bozza di articolato) mira a superare la legge nazionale sulla vendita degli alloggi pubblici (legge 24 dicembre 1993, n. 560 su «Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica») e di arrivare, entro la fine di febbraio 2014, a un decreto Mit-Economia-Affari regionali che riscriva «le procedure di alienazione» degli immobili di Iacp e Aziende casa.

Di fatto, la strada scelta dal ministro Lupi è quella di spianare la strada alla cessione degli alloggi, attribuendo agli enti proprietari la responsabilità di indicare il prezzo, in modo che sia in linea con i valori di mercato. Viene inoltre previsto la vendita all'incanto per gli immobili occupati dalla categoria di inquilini "sine titulo" rappresentata da coloro che hanno superato il limite di reddito che in passato gli aveva consentito l'assegnazione dell'alloggio. Infine, per aiutare gli acquirenti, si prevede anche l'istituzione di un fondo rotativo presso Cassa depositi e prestiti per l'erogazione di mutui a tasso agevolato.

Nel promuovere e agevolare le cessioni, l'articolato ribalta sulle Regioni la responsabilità di fissare il prezzo di mercato. In questo modo si vuole anche prevenire l'obiezione di spingere a una "svendita" del patrimonio. Nella relazione tecnica si afferma invece il contrario: e cioè che la vera svendita è quella che è stata fatta fino ad oggi, alienando alloggi a un prezzo medio di 40mila euro (valore 2011) a fronte di valori di mercato quasi doppi (70-80mila euro). La relazione tecnica accoglie la valutazione Federcasa che quantifica in 4,5 miliardi di euro la perdita complessiva di valore delle alienazioni effettuate tra il 2001 e il 2011.
Vale la pena di ricordare che la legge 560/1993 ha imposto un prezzo di cessione molto vantaggioso per l'inquilino, perché calcolato sulla rendita catastale, e per di più abbattuto in base alla vetustà dell'immobile. La norma ha consentito affari d'oro per gli acquirenti a fronte però di un depauperamento del patrimonio degli enti. Cosa che non ha mai reso simpatica questa legge alle Regioni.

Le Regioni non hanno gradito neanche quanto si legge all'articolo 4, dedicato al "riscatto a termine dell'alloggio sociale". Misura che consente all'inquilino di acquistare l'alloggio dopo sette anni di affitto pagato. Anche questa forma di agevolazione all'acquisto viene vista come un depauperamento del patrimonio e, pertanto, non è gradito agli enti regionali.

Non convince neanche il fatto che la proposta Lupi alzi l'asticella del prezzo. Le Regioni obiettano che si tratta comunque di una misura che farà diminuire il patrimonio, proprio nel momento in cui si dovrebbe cercare invece di aumentarlo. Non solo. C'è il rischio che la misura, oggi, potrebbe produrre risultati limitati, a causa della crisi e della difficoltà dell'accesso al credito.

Infine, sostengono le Regioni, le cessioni produrranno nuovi condomini "misti", cioè composti da alloggi che in parte restano di proprietà dello Iacp e in parte sono stati acquistati da privati. Il che si traduce in costi supplementari, cui l'ente non si può sottrarre, nel caso di lavori di ristrutturazione e riqualificazione degli spazi comuni deliberati dall'assemblea.

Vai al testo della bozza di articolato per il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica (link )


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