Casa Fisco Immobiliare

Acquisto case invendute per destinarle a social housing, flop a Bologna

Lorenzo Bordoni

Acquistare da privati immobili da destinare a edilizia sociale. Era questo l'obiettivo del Comune di Bologna attraverso la manifestazione d'interesse pubblicata lo scorso 30 luglio. Interi edifici o almeno intere scale, minimo in classe B, e con precisi criteri economici, gli stabili ricercati da palazzo d'Accursio per accrescere il suo patrimonio immobiliare. Ma la ricerca non è andata a buon fine: l'avviso pubblico è infatti andato deserto.

«Sicuramente il prezzo è stata una variabile importante – spiega il direttore dei Servizi per l'abitare del Comune, Davide Minguzzi – ma oltre a questo ha inciso il fattore tempo. Una proposta che abbiamo reputato interessante si scontrava con i termini del cantiere».
Il Comune aveva inserito nell'avviso - scaduto il 20 settembre - il vincolo che gli edifici fossero di nuova costruzione, da terra a cielo, solo nel comune di Bologna, e già terminati, mentre l'unica proposta arrivata sulla scrivania del Comune era su unità immobiliari che sarebbero state terminati a fine 2014.

Le prossime mosse dell'Ente felsineo prevedono, aggiunge Minguzzi, «di pubblicare una nuova manifestazione d'interesse tra febbraio e marzo prossimo, in concomitanza con una nuova campagna di vendite di parte del patrimonio di Edilizia residenziale sociale (Ers)».
Il Comune si muove su due binari, da una parte ha da poco terminato una campagna di cessione di proprietà Ers fuori Bologna o inserite dentro stabili in cui l'Ente detenesse una quota di proprietà inferiore al 30per cento, con cui ha incamerato oltre 5milioni di euro, dall'altra, con le risorse raccolte, sta valutando sia la manutenzione straordinaria dell'esistente sia l'acquisto di nuove proprietà.
«Quanto guadagnato da queste cessioni andrà, a questo punto, a finanziare le manutenzioni mentre per l'acquisto di nuove strutture attenderemo l'esito della nuova manifestazione d'interesse, che avrà vincoli meno rigidi per le tempistiche dei cantieri e per i prezzi al metro quadro».
Proprio sul prezzo a metro quadro (1.352 euro più un incremento massimo pari al 25%, arrivando così a 1.690 euro) l'Ance di Bologna ha mosso le critiche più dure: «I termini economici di questa operazione sembrano una vera e propria provocazione – dichiara il direttore dell'associazione dei costruttori, Carmine Preziosi -. Se si considera che i prezzi medi al metro quadro in città sono circa 2.700 al mq è chiaro che proporre cifre al di sotto dei 1.700 non copre nemmeno i costi dell'area e di costruzione».
Secondo l'associazione locale dei costruttori, inoltre, il tema dell'invenduto a Bologna è molto marginale quindi le possibilità per rendere efficaci operazioni come queste sono due: «Valutare l'acquisto di immobili su Comuni limitrofi il capoluogo con prezzi e livelli di invenduto più alti oppure di aumentare il prezzo di acquisto a metro quadro di almeno mille euro rispetto a quanto proposto finora».


© RIPRODUZIONE RISERVATA