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Roma, si sblocca la maxi-operazione con acquisizione compensativa delle aree: 6.000 alloggi a canone concordato

Giulia Del Re

Il consiglio comunale approva lo schema di convenzione, a breve gli accordi con gli operatori. Previsti investimenti per due miliardi di euro

Dopo quasi dieci anni, la procedura per l'attuazione dei Piani di zona residui del secondo P.E.E.P. a Roma è arrivata finalmente all'ultimo decisivo passaggio. L'Assemblea capitolina (il Consiglio comunale) ha infatti approvato nei giorni scorsi la proposta di delibera 58/2012 con cui viene definito lo schema di convenzione per la concessione in diritto di superficie delle aree agli operatori e per la realizzazione delle opere pubbliche destinate all'urbanizzazione dei Piani.

Il provvedimento, in sé molto tecnico, consente di sbloccare una complessa vicenda, iniziata nel 2004 con la pubblicazione di un bando da parte della Regione Lazio. E consente, quindi, di avviare la realizzazione di 9.000 alloggi, di cui 6.000 a canone concordato e 3.000 da affittare a prezzi di mercato, per un totale di due miliardi di euro di investimenti privati, 200 milioni di opere pubbliche, 40mila posti di lavoro e 400 imprese d costruzione e cooperative coinvolte nell'operazione.

La vicenda dei Piani di zona della Capitale viene da lontano. Il programma di edilizia residenziale pubblica nasce nel 2004 con la pubblicazione di una bando con cui la Regione Lazio (Giunta allora guidata da Francesco Storace) metteva a disposizione finanziamenti pubblici per la realizzazione di alloggi, a Roma e nel resto del Lazio, da destinare alle fasce sociali meno abbienti. Dal bando del 2004 vennero selezionati 276 operatori, di cui 77 imprese di costruzione tra cui figurano quasi tutti i medi e grandi costruttori romani, da Buzzetti a Di Veroli, da Ghella a Lamaro, fino a Rebecchini.
All'epoca della Giunta guidata da Piero Marrazzo, gli aiuti regionali - che dovevano essere a fondo perduto - furono trasformati in prestiti agevolati al tasso dell' 1%. Ma dall'aggiudicazione del bando ad oggi il percorso dei Piani zona è stato travagliato.

Nel 2008, con l'insediamento della nuova Giunta capitolina del sindaco Gianni Alemanno, il Campidoglio si accorse di non avere le risorse necessarie ad espropriare le aree su cui avviare la realizzazione degli alloggi. Con l'intenzione di risolvere il problema, approvò una delibera per acquisire queste aree con una nuova formula compensativa: in cambio della cessione gratuita delle aree, infatti, il Comune assegnava al privato costruttore nuove cubature da edificare, invece di pagare l'esproprio dell'area in contanti; risorse che il Comune di Roma non aveva e non ha a disposizione (venne fatta salva la possibilità per il privato di richiedere l'esproprio monetario in alternativa a quello concesso tramite diritti edificatori).
L'operazione andò in porto e anche la Regione dette l'ok: gli alloggi complessivi da realizzare a Roma passarono da 6.000 – da affittare a canone concordato – a 9.000 (3.000 vennero aggiunti mediante la densificazione e potranno essere venduti o affittati sul mercato).

Poi è arrivato lo stop della Sovrintendenza, che ha posto un vincolo nell'Agro romano, lasciando in sospeso le previsioni urbanistiche nella zona dell'Ardeatina (3 Piani di zona). In totale, tra aree vincolate o non più disponibili, i Piani effettivi si sono ridotti da 29 a 24, di cui – al momento – come fa sapere l'assessore capitolino all'Urbanistica Marco Corsini, «13 sono già stati assegnati e possono essere subito convenzionati grazie al nuovo schema approvato dall'Assemblea capitolina». Mentre, per i restanti 11 si procederà progressivamente, secondo una griglia di assegnatari stilata dal Campidoglio.
Per accelerare i tempi dell'apertura dei cantieri, il Comune di Roma ha previsto che le aziende assegnatarie che non richiederanno il convenzionamento entro due mesi, perderanno il posto in graduatoria e saranno sostituite.


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