Casa Fisco Immobiliare

Mani libere al fondo social housing, potrà investire più del 40% nei fondi locali

Alessandro Arona

Resta però l'obiettivo di coinvolgere investitori privati, e il fondo di Cassa Depositi selezionerà sempre interventi che diano una remunerazione, seppure bassa (circa 5%)

Salta il limite massimo del 40% del capitale per la partecipazione del Fondo investimento abitare (Cassa depositi e prestiti) a fondi locali di social housing. Il Dpcm, proposto dal Ministero delle Infrastrutture, è stato firmato dal presidente del Consiglio Mario Monti, e ha l'obiettivo di aggirare le attuali difficoltà di banche, fondazioni, investitori privati, a investire nei fondi locali di social housing, che stentano infatti a decollare, consentendo invece che sia lo stesso fondo della Cassa Depositi (con una "leva" di 140 milioni di euro statali) a far decollare più iniziative, anche partecipando con più del 40% del capitale sociale, se necessario.

L'obiettivo del Governo è anche utilizzare questo fondo come una delle leve fondamentali del Piano città (art. 12 Dl 83/2012, si vedano i servizi in Città/Trasformazione urbana), coordinando all'interno della Cabina di regia gli investimenti del Fia (Fondo investimenti abitare) con le proposte presentate dai Comuni.



IL PIANO CASA (SOCIAL HOUSING) E IL FIA


Si tratta del Piano casa 1, quello per l'edilizia sociale, lanciato dal Governo Berlusconi a pochi mesi dal suo insediamento, con l'articolo 11 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133. Si prevedeva il lancio di un Piano nazionale di edilizia abitativa, da approvare con Dpcm previo ok del Cipe e d'intesa con la Conferenza unificata, il cui perno fosse un fondo di investimento partecipato dallo Stato con 140 milioni di euro.

ll Dpcm è quello del 16 luglio 2009, che all'articolo 11 dell'allegato indicava tra i criteri dell'istituendo fondo che lo stesso (per il 90% delle sue dotazioni) prevedesse partecipazioni a fondi locali per un limite massimo del 40%. L'obiettivo del tetto era far sì che il fondo aiutato dallo Stato facesse da stimolo per attirare investitori privati, quali fondazioni bancarie, fondi di investimento, banche, imprese private (costruttori).

E' poi seguita la gara per selezionare il gestore del fondo, vinta da Cassa depositi, che si è ovviamente adeguata a questa prescrizione. Il Fia di CdP è operativo dal marzo 2010.



IL FIA E IL NUOVO DPCM


Il Fondo abitare di Cassa Depositi ha una disponibilità di investimento di 2.028 milioni, ma dal marzo 2010 a oggi ha deliberato investimenti, in 14 fondi locali, per soli 478 milioni di euro, di cui fra l'altro solo 178 di impiego certo (gli altri sono in "delibere plafond" in attesa di conferma), mentre i restanti 1.550 milioni sono congelati da oltre due anni.

Nella relazione governativa al Dpcm firmato da Monti si attribuisce questa difficoltà a reperire fondi alla crisi finanziaria: si parla di «un periodo congiunturale caratterizzato da una fase di rallentamento economico e di contrazione delle disponibilità di investimento degli attori locali». Le difficoltà sono però legate anche alla bassa remuneratività e alla percezione di rischi elevati legati al social housing. Lo accenna la stessa relazione («in un comparto di per sè poco remunerativo come quello dell'housing sociale»). Gli obiettivi del Fia (Cassa depositi) sono infatti di avere un tasso di remunerazione dei capitali investiti nei fondi locali pari ad almeno il 3% + l'inflazione.

Aver eliminato il tetto del 40% alle partecipazioni consentirà più libertà di movimento al fondo, e dunque un impiego più rapido dei circa 1,6 miliardi in cerca di destinazione. Resta comunque l'obiettivo di investire in progetti che diano questa remunerazione-obiettivo intorno (oggi) al 5%. Chiaramente, coinvolgendo meno altri soggetti privati l'efetto leva degli investimenti del Fia si riduce.


© RIPRODUZIONE RISERVATA