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Piemonte, si comincia a vedere il fondo delle risorse disponibili

Maria Chiara Voci

Una domanda di 40mila alloggi, a cui il Piemonte è riuscito a rispondere, con l'impiego di risorse proprie e in arrivo da piani nazionali, garantendo un tetto (già realizzato o in arrivo) a poco più di 8.500 famiglie. Meno di un quarto del fabbisogno (che è fotografato al 2006 e quindi, nel frattempo, è presumibilmente cresciuto di pari passo con la crisi economica), nonostante uno sforzo notevole dal punto di vista economico, visto che il programma casa più housing e contratti di quartiere valgono 594 milioni, che salgono a circa 627 milioni con il piano nazionale.
«L'ultima indagine – spiegano dagli uffici della Direzione Edilizia della Regione – risale a sei anni fa, in concomitanza con il lancio del nuovo Programma casa. I dati erano stati rilevati grazie alla collaborazione dei Comuni sopra gli 8mila abitanti, delle Atc, delle cooperative attive sul territorio e dei Collegi costruttori». Rispetto ai 40mila alloggi, la domanda potenziale era di circa 30mila case di edilizia pubblica e 10mila in affitto a canone ridotto, anche con possibilità di riscatto.

La risposta del Piemonte è arrivata mettendo in campo, in sei anni, risorse che arrivano non solo dal piano regionale che prende il nome di "10mila alloggi per il 2012", ma anche i fondi nazionali dei contratti di quartiere 3 più il recente piano nazionale (che insieme valgono complessivamente 546 appartamenti). In più, ci sono anche in elenco il progetto pilota di social housing per un centinaio di alloggi e il bando giovani.
Rispetto agli 8.541 alloggi programmati dal 2006 e finanziati come incremento del patrimonio regionale, ne sono già stati realizzati e consegnati alle famiglie circa il 34,3%, cioè 2.933, sono in corso di costruzione 2.919 mentre 2.698 sono in fase di progettazione o in attesa di avvio del cantiere. Si aggiungono a questi numeri anche circa 5mila mq di residenze collettive.
Di fronte al divario fra realtà dei fatti e necessità, come sempre c'è un problema di risorse da reperire. Lo stesso programma casa, concluso per i primi due bienni più un anticipo di 35milioni sul terzo biennio, è stato al momento bloccato fino al 2013 e non usciranno, dunque, i bandi per la terza tornata.

«Il problema – spiega l'assessore Ugo Cavallera – sono i mancati trasferimenti statali. Fondi che erano stati sanciti da un accordo di programma del 2001 e su cui avevamo contato per lanciare il maxi piano di edilizia». Tuttavia nel 2011, i 32 milioni promessi non sono arrivati per effetto del decreto Tremonti, così come accadrà anche nel 2012 e forse nel 2013. «Per questo – conclude Cavallera – a metà marzo ho inviato una lettera al coordinatore delle regioni per l'edilizia Mancusi, in cui chiediamo la riapertura di un tavolo con il ministero delle infrastrutture per il recupero delle annualità non erogate. Tema che il 27 marzo il tavolo tecnico ha fatto propria la richiesta e ora la porterà al confronto con la politica».


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