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L'housing in campania vale 1,3 miliardi, accordi di programma con i privati

Brunella Giugliano

L'assessore: «Comuni e Iacp non sfruttano il bonus del 50% del piano casa»

Entra nel vivo il piano di housing sociale della Campania. All'indomani della sottoscrizione dell'accordo di programma con il ministero delle Infrastrutture, l'amministrazione di Palazzo Santa Lucia non intende perdere un solo minuto in più. In questi giorni, l'assessorato regionale all'Urbanistica sta inviando ai Comuni e ai proponenti privati lettere di sollecito per dare rapida attuazione ai programmi presentati. I tempi fissati sono stretti: 10 giorni ai Comuni per completare le istruttorie urbanistiche e 45 ai proponenti per le progettazioni definitive.
L'obiettivo è di arrivare alla scadenza fissata dal Ministero, e cioè 180 giorni dall'esecutività dell'accordo, e sottoscrivere le convenzioni con i soggetti beneficiari dei finanziamenti pubblici, dove verranno stabilite, tra l'altro, le modalità attuative dei singoli interventi e quelle per l'erogazione delle risorse (se in conto capitale o in conto interesse). Nel frattempo, negli ultimi sei mesi, sono stati avviati tutti i tavoli di negoziazione tra Comuni, Province e investitori, per verificare la compatibilità delle proposte alle pianificazioni urbanistiche vigenti, in particolare per quelle che necessitano di varianti. I progetti, in totale, sono 67, di cui 11 di iniziativa pubblica (comuni e Iacp) e 56 dei privati, selezionati a seguito di un avviso pubblico emanato dall'amministrazione ad agosto 2010. Prevedono la realizzazione di 7.059 alloggi, di cui 4.221 di edilizia convenzionata per vendita o con riscatto in 10 anni, 1.824 di edilizia libera, 791 in affitto per 25 anni e 223 per la locazione permanente.
A fronte di 41,2 milioni di fondi ministeriali, il piano della Campania ha attivato risorse per 1,548 miliardi (più della metà del valore di 2,7 miliardi dell'intero programma nazionale). Ben 1,366 miliardi provengono dai privati, che in cambio degli investimenti potranno ottenere varianti sulla destinazione d'uso delle aree, l'accesso a contributi pubblici e beneficiare anche di meccanismi di perequazione. A loro, inoltre, è offerta la possibilità di riqualificare immobili in disuso o con una destinazione diversa da quella abitativa, da assegnare per il 30% all'edilizia sociale, mentre il 10% dell'investimento totale dovrà servire, in aggiunta alla dotazione minima obbligatoria, per finanziare ulteriori servizi e infrastrutture pubbliche. E l'assessore all'Urbanistica, Marcello Taglialatela, lancia un appello: «I Comuni non siano pigri e sfruttino la possibilità di riqualificare i propri territori a costo zero – afferma –. Le perplessità nascono dal fatto che nel piano casa approvato a gennaio 2011 c'è una norma che dà a Comuni e Iacp la possibilità di demolire edifici pubblici in aree urbane degradate e ricostruirli con un aumento di volumetria del 50%, da utilizzare per dare risposte alle esigenze abitative delle fasce sociali più deboli. Mi aspettavo che, nell'arco di undici mesi, molti enti si attivassero in questa direzione, ma l'opportunità offerta finora non è stata utilizzata. Mi auguro che si adoperino al più presto per recuperare il tempo perduto». Una preoccupazione condivisa anche da Nunzio Coraggio, presidente Ance Campania. «Anche se nel periodo di crisi attuale gli imprenditori sono restii a fare investimenti – commenta – il piano campano dà un'iniezione di fiducia a un settore che sta soffrendo. Molto dipenderà, però, da come reagirà il territorio. La speranza è che i Comuni recepiscano le potenzialità offerte dalla Regione, senza creare ostacoli burocratici o rallentamenti ». A completare la cifra complessiva di 1,548 miliardi, oltre ai finanziamenti privati, ci sono 100 milioni di risorse regionali e 40,5 di stanziamenti comunali e degli Iacp.
Questi fondi, assieme a quelli ministeriali (per un totale di 181,7 milioni) confluiranno in un fondo di rotazione costituito dalla Regione presso il Banco di Napoli per la concessione dei mutui agevolati e una riduzione degli interessi passivi per la quota di edilizia sociale. Gli istituti bancari, in particolare, metteranno a disposizione il 30% dell'investimento, mentre il restante 70% (senza interessi) sarà coperto dal fondo rotativo. La restituzione avverrà in rate che andranno a ricostruire il fondo (70%) e a coprire il mutuo bancario, consentendo di rimettere in moto il meccanismo. Il Ministero erogherà il 40% dei finanziamenti, pari a 16,4 milioni, entro 30 giorni dalla registrazione dell'accordo di programma. Un ulteriore 30% (12,3 milioni) sarà trasferito quando i programmi raggiungeranno un avanzamento del 35% del finanziamento pubblico e l'ultimo 30% (12,3 milioni) a un avanzamento del 70%.
Le precedenti puntate: Sicilia (n. 42) , Lombardia (n. 43)


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