Gestionale

Cni lancia la guida per i dipendenti che svolgono prestazioni occasionali

Giuseppe Latour

Il Consiglio nazionale degli ingegneri cerca di individuare limiti e paletti perché gli iscritti agli albi possano occasionalmente agire come normali partite Iva senza però rispettare una serie di obblighi

Svolgere la libera professione in maniera sporadica quando si è lavoratori dipendenti. Una guida pratica, redatta dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, cerca di individuare limiti e paletti perché gli iscritti agli albi possano occasionalmente agire come normali partite Iva, senza però rispettare una serie di obblighi. In una ventina di pagine, allora, ci si chiede cosa succede sul fronte della tassazione, su quello civilistico e previdenziale.

Aspetti generali
La guida punta a dare indicazioni sotto il profilo civile, previdenziale e fiscale agli iscritti agli albi professionali che vogliano effettuare prestazioni d'opera intellettuale sotto forma di prestazioni occasionali, senza la necessità di possedere una partita Iva. Bisogna, anzitutto, considerare che i limiti imposti dalla normativa sui contratti di collaborazione occasionale, "consistenti nel fatto che il rapporto contrattuale non deve avere durata superiore a 30 giorni e deve prevedere un compenso entro 5mila euro (percepito nel medesimo anno solare), non valgono per le professioni intellettuali".
Inoltre, l'iscrizione ad un albo professionale "non è da considerarsi come elemento sufficiente a configurare la professione abituale di un'attività, assoggettabile quindi a regime Iva". Quindi, un iscritto ad albo professionale, che svolge come attività prevalente quella di lavoro dipendente, può esercitare prestazioni occasionali senza i limiti di tempo e di compenso previsti dalla normativa in materia di lavoro occasionale e senza la necessità di disporre di partita Iva.

Aspetti civilistici
Vanno, però, fatte alcune precisazioni. Sotto il profilo civilistico, è possibile per un professionista iscritto ad un albo effettuare prestazioni professionali occasionali, senza alcun vincolo in termini di importo o di durata. Il Codice civile regola il contratto d'opera agli articoli 2222 e seguenti. La prestazione occasionale, invece, è definita dall'articolo 61 del Dlgs n. 276/2003. Questa definizione "si è resa necessaria da un lato per evitare gli abusi delle prestazioni occasionali ed i comportamenti elusivi della normativa sui contratti a progetto e dall'altro per delimitare il campo applicativo della norma stessa". Ci sono, allora, molti paletti che cercano di ridurre il ricorso a prestazioni occasionali, ma – secondo quanto precisa la guida – "non esiste attualmente una normativa civilistica che precluda ai professionisti le prestazioni di natura occasionale e che gli stessi potrebbero effettuare prestazioni occasionali di qualsiasi importo o durata".

Aspetti fiscali
Qualche precisazione, poi, va fatta sotto il profilo fiscale. E' importante considerare, infatti, che "affinché tali prestazioni siano configurabili come occasionali devono essere non abituali, ovvero dovranno avere il carattere dell'eventualità, della secondarietà e dell'episodicità della prestazione effettuata". Nel caso in cui sia presente il requisito dell'abitualità, i redditi prodotti sono considerati come redditi da lavoro autonomo, "per cui saranno trattati ai sensi dell'articolo 53 e seguenti del Dpr n. 917/86 per quanto concerne le imposte dirette, mentre saranno operazioni imponibili Iva". L'abitualità si verifica ogni volta che qualcuno svolge con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno scopo. Insomma, per non essere costretti ad aprire una partita Iva è necessario rispettare questo requisito.

Aspetti previdenziali
Infine, c'è il tema previdenziale. Qui spunta un altro limite: il reddito derivante da tali prestazioni, se superiore a 5mila euro, sarà soggetto a contribuzione previdenziale per la parte eccedente il limite indicato. Questo tetto viene fissato dal decreto legge n. 326 del 2003 e confermato dalla circolare n. 1 del 2004 del ministero del Lavoro.


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