Gestionale

Contratto edili, si riparte: l'Ance offre un aumento di 60 euro

Cristina Casadei

Da zero a 60 euro. Dopo lo sciopero di dicembre, originato dalla richiesta di Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e Coop ai sindacati di arrivare a un rinnovo del contratto dell'edilizia senza un euro di aumento, le imprese hanno rivisto la linea, avanzando una proposta ai sindacati per un aumento salariale pari a 60 euro al parametro 100. «Proposta riduttiva e inaccettabile», hanno commentato a freddo i segretari generali di Feneal, Emilio Correale, Filca, Franco Turri, e Fillea, Mauro Livi, ma certamente «rispetto all'aumento di zero euro che ci era stato prospettato nell'incontro di novembre, una vera provocazione, si tratta di un passo in avanti. È comunque una cifra ancora troppo lontana dalle nostre richieste».

L'obiettivo dei sindacati è arrivare a una chiusura allineata con quella del contratto degli artigiani che hanno ottenuto 84,62 euro al primo livello e per la prima volta nella storia hanno siglato il contratto prima di Ance. Se i sindacati accolgono freddamente i 60 euro, al contrario, per Ance, è una proposta da bilanciare mediando su due richieste. La prima è far slittare la prima tranche al 2015. Anche in questo caso però i sindacati sono contrari, perché questo vorrebbe dire lasciare i lavoratori senza aumento per due anni, un sacrificio che non è possibile chiedere. La seconda è allungare la durata del contratto al 31 dicembre del 2016. Ipotesi ugualmente contrastata. Posizioni diverse anche sul Premio Ape e la riorganizzazione degli Enti bilaterali. Nonostante la distanza, le parti hanno condiviso la necessità di avviare un percorso rapido per giungere a un rinnovo. Sono stati così fissati altri tre incontri, il 19 febbraio e poi il 4 e il 5 marzo per arrivare a un'intesa.

Del resto, il contratto, che riguarda 800mila lavoratori, è scaduto dal 31 dicembre del 2012. «L'intento comune è riaprire un dialogo sulle condizioni e necessità del sistema e valutare insieme che cosa fare – spiega Gabriele Buia, vicepresidente Ance per le relazioni industriali –. Sull'Ape già prima della trattativa avevamo spiegato al sindacato la necessità di arrivare a un sistema unico, nazionale, di questo istituto che adesso è gestito a livello territoriale. Con forti differenze». Quanto al salario le imprese sono determinate a «capire se ci sono spazi per trovare soluzioni che permettano, in un quadro generale, di riequilibrare i costi. La nostra preoccupazione oggi è mantenere le imprese, nella consapevolezza che il lavoratore dovrà avere un aumento in busta paga», aggiunge Buia. Un aumento «di 50 euro costa all'impresa 120 euro – calcola Buia –. O il Governo capisce che il mondo delle costruzioni non può più marciare così o altrimenti noi da soli la battaglia non riusciamo a vincerla. Le imprese non stanno più sul mercato».


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