Gestionale

Salari più bassi per gli immigrati nell'edilizia

Giuseppe Latour

Il 58% degli stranieri nel 2011 ha lavorato come operaio comune rispetto al 29,5% dei lavoratori italiani

La crisi comincia a incidere anche sul dato occupazionale degli stranieri nelle costruzioni. E' questo l'elemento più interessante del settimo rapporto realizzato da Fillea e Ires sugli immigrati nel settore. Dopo diverse stagioni di crescita galoppante, in controtendenza rispetto ai colleghi italiani, il 2012 è stato un anno di frenata. Mentre si confermano tutti gli altri trend negativi degli ultimi anni: qualifiche più basse, salari inferiori, maggiore precarietà.

Le costruzioni, secondo il rapporto, si confermano anzitutto un comparto privilegiato per la presenza di stranieri. "Secondo i dati sulle forze di lavoro – spiegano dalla Fillea -, i lavoratori immigrati occupati nel settore delle costruzioni risultano essere complessivamente 346mila, con una percentuale pari al 19,2% del totale". Per fare qualche confronto, in agricoltura sono il 13% e nella ristorazione sono il 15,8 per cento.
Questi numeri, però, dopo essere stati in crescita costante negli ultimi anni, stanno cominciando a segnare il passo. "Nel 2011 e nel 2012 per la prima volta i dati Istat mostrano un sostanziale arresto della crescita occupazionale straniera (in termini di valore assoluto) nel settore a confermare quanto emerso dalle iscrizioni alla Cnce già a partire dall'inizio della crisi e soprattutto a evidenziare come il biennio appena trascorso sia stato il più difficile per l'intero comparto". Si galleggia, cioè, ormai da tempo intorno alle 350mila unità. Dato che, confrontato con i numeri degli italiani, è comunque ampiamente positivo.

Le cattive notizie arrivano sul fronte delle buste paga. "Nel corso degli ultimi quattro anni – prosegue il rapporto - la forbice del differenziale retributivo tra italiani e stranieri si è ulteriormente allargata, passando dal 4,1% del 2009 al 10,5% del 2012". Nel settore delle costruzioni gli stranieri guadagnano in media 133 euro mensili in meno dei loro colleghi italiani, con punte di 195 euro per i manovali.
Su questo dato incidono le qualifiche, decisamente più basse per gli immigrati. Secondo i numeri Cnce, il 58% degli stranieri nel 2011 ha lavorato come operaio comune rispetto al 29,5% dei lavoratori italiani; inoltre gli operai specializzati e di IV livello rappresentano l'11,5% della forza lavoro straniera, a fronte del 35% degli italiani. "Leggendo i dati emerge che non si tratta di una caratteristica dovuta all'inserimento di nuovi lavoratori nel settore, visto che il fenomeno invece di diminuire aumenta nel corso degli anni; ma appare evidente che sia un fenomeno di sistema con cui le imprese hanno teso a i ridurre i costi del lavoro".
Seguendo lo stesso trend, il 90% delle professioni esercitate dagli stranieri è "di cantiere", mentre solo l'1% è il peso delle professioni tecniche (amministrativi ed ingegneri). Per le mansioni meno qualificate, ormai la presenza degli immigrati è paragonabile a quella degli italiani: i manovali stranieri sono il 40% della forza lavoro. Mentre, all'opposto, i gruisti sono appena il 10 per cento.

Infine, dal rapporto Fillea emerge un crescente ricorso alla cassa integrazione soprattutto tra i lavoratori immigrati. Nel corso del semestre del 2012 sul totale dei cassaintegrati nel settore delle costruzioni, il 33% è di nazionalità straniera, contro il 19% del peso complessivo degli immigrati sul totale degli occupati. Evidentemente, al momento delle riorganizzazioni si tende a tagliare prima i lavoratori con qualifiche più basse.


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