Gestionale

Carico fiscale invariato, meno tutele: la riforma punisce i cantieri

Giuseppe Latour

Una riforma a bassa intensità, almeno per le costruzioni. A sentire gli addetti ai lavori di imprese e sindacati, il documento approvato dal Consiglio dei ministri che delinea la riforma del lavoro, in arrivo in Parlamento con un disegno di legge, lascia molti interrogativi irrisolti. Analizzando la trentina di pagine che lo compongono si ha, in sostanza, l'impressione che sia stato scritto senza tenere mai in considerazione le esigenze specifiche delle costruzioni.

La novità più importante riguarda l'Associazione sociale per l'impiego, la nuova indennità che sostituirà la disoccupazione speciale edile. Eliminando, seppure con qualche incertezza, il contributo dello 0,80% che oggi le imprese versano per la «Ds». Molti aggiustamenti, dall'impatto ridotto, ci saranno sul fronte della disciplina contrattuale: appesantimento del part-time, maggiori controlli sulle partite Iva e contribuzione punitiva per il «tempo determinato». Qualcosa cambia anche sulla Cassa integrazione. Salta quella in deroga ma non arriva la modifica più attesa: il carico fiscale (5,20%) per le imprese edili relativo alla Cig non si sposta di un millimetro. E resta circa il doppio di quello imposto agli altri settori.

COSTO DEL LAVORO
Insomma, la riforma non scioglie il nodo principale posto dalle imprese edili al ministero del Lavoro: l'abbattimento del costo del lavoro. Il nuovo schema, come detto, non porterà novità sul fronte del carico impositivo per la Cassa integrazione. E, sul fronte degli altri oneri, sembra destinato a spostare poco. Da un lato, infatti, le imprese incassano la cancellazione del contributo dello 0,80% per la disoccupazione speciale: uno sgravio minimo. Ma si vedono caricare i contratti «non a tempo indeterminato» di un ulteriore 1,4% rispetto a quanto versato oggi. Considerando che oggi nei cantieri esiste un tetto massimo del 25% di contratti a termine, circa un quarto dei rapporti di lavoro subordinato potrebbe trovarsi a subire questo appesantimento.
E c'è il timore che lo 0,80% possa, con un colpo di coda, essere ripristinato. Nei documenti del Governo si legge, infatti, che le aliquote liberate dalle modifiche sulle indennità potranno, previo accordo tra le parti, confluire in un fondo di solidarietà, da destinare al sostegno dei lavoratori anziani. Sul fatto che questa opzione sarà realmente facoltativa c'è chi nutre qualche dubbio: il timore è che, in corsa, si trasformi in un ennesimo obbligo.

CONTRATTI E AMMORTIZZATORI
Sui contratti la novità più pesante riguarda le partite Iva. La riforma introduce una presunzione di rapporto coordinato e continuativo per gli autonomi se sussistono tre condizioni: il dipendente trae almeno il 75% del suo reddito da un singolo datore di lavoro, può usufruire di una postazione presso quello stesso datore e la collaborazione dura da almeno sei mesi. Tre condizioni che, però, generano un rapporto «co.co.co.» e non subordinato. L'idea diffusa è che questo meccanismo porterà un impatto minimo sull'edilizia, pur affetta dal problema dei «falsi autonomi», lavoratori licenziati e poi "riassunti" con partita Iva. Su questo, sia le imprese che i sindacati di settore avrebbero voluto incassare l'allineamento del costo contributivo tra autonomi e subordinati: oggi la differenza è di 13 punti.
Mentre sono sul piede di guerra i professionisti. La prima versione del testo escludeva gli iscritti agli ordini dalla tagliola delle partite Iva; l'attuale formulazione, invece, li include con un rischio di "effetto tsunami" sugli studi professionali, che si troverebbero a dover rivedere molti rapporti di collaborazione. Sul punto, però, è atteso un chiarimento del Governo nel senso di ripristinare la formulazione originaria.
Peserà abbastanza, ma in negativo, la cancellazione della Cassa integrazione in deroga. Un cambiamento non da poco, se consideriamo che a febbraio le costruzioni hanno chiesto autorizzazioni per circa un milione di ore per questo ammortizzatore. Grossomodo lo stesso livello di sostegno assicurato al comparto dalla Cigs. Infine, c'è un richiamo alla necessità di avviare un processo di politiche attive per il lavoro: un percorso sul quale l'edilizia, attraverso il sistema della bilateralità, si è incamminata già da tempo.

REAZIONI
Le opinioni del settore, comunque, sono caute. Tutti confidano che, al momento del passaggio alle Camere, possano essere assestati diversi cambiamenti. «Ci aspettiamo – spiega il segretario generale della Feneal Uil, Antonio Correale – che il Parlamento modifichi questo accordo e che alla fine il settore non sia penalizzato con ulteriori costi che sarebbero insopportabili». Franco Turri, segretario nazionale della Filca Cisl, dice che «il parere sulla proposta è positivo anche se restano da rivedere alcuni punti, come le regole sulla decantierizzazione, la Cassa integrazione e l'articolo 18». Parere positivo «con riserva» anche da Dino Piacentini, presidente Aniem, che però sottolinea: «Il vero problema è il rapporto completamente squilibrato tra costo del lavoro e retribuzione netta che va in tasca al lavoratore»


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