Lavori Pubblici

Liguria, linee guida per la gestione semplificata dei detriti edili

Jada C. Ferrero

I conferimenti per le piccole attività delle costruzioni dovranno essere inferiori alle 50 tonnellate. Assedil temeva il blocco dei cantieri per l'impossibilità di smaltire i materiali

Detriti derivanti da piccole attività edili: la Regione Liguria emana una serie di linee guida che consentono la gestione "semplificata" di questi scarti, purché si tratti di conferimenti sotto le 50 tonnellate, e corre così ai ripari sull'orlo di una vera e propria emergenza, messa in luce nei giorni scorsi dai costruttori genovesi di Assedil, che paventavano il blocco dei cantieri per l'impossibilità di smaltire i materiali di risulta dell'edilizia. Del tema è stato interessato anche il prefetto.
La Liguria, area da sempre priva di impianti specializzati per lo smaltimento/recupero di rifiuti da costruzione, è messa ultimamente ancor più alle strette dalla perdurante chiusura della sua principale discarica, quella genovese di Scarpino (i rifiuti urbani sono oggi smaltiti fuori regione).

In Liguria fin qui erano normalmente i rivenditori edili, ovvero commercianti privati, ad effettuare il servizio di raccolta dei detriti dalle imprese "produttrici", le ditte edili in azione.
Nel Genovese, dove sono attive alcune decine di questi "magazzini edili", i titolari nelle ultime settimane avevano dato vita a una sorta di serrata, sospendendo il ritiro dei detriti. "Si erano arresi alle crescenti difficoltà per ottemperare alla mole di disposizioni in materia, tali e tanti sono gli oneri per portare in discarica quattro cuffe di piastrelle prodotte per demolire una cucina", chiarisce Filippo Delle Piane, presidente di Ance Genova. Il meccanismo, grazie alla delibera regionale, è ora in ripartenza.

Intanto, proprio sul tema in Italia le cose stanno per cambiare. E' atteso un decreto del ministero dell'Ambiente teso ad allineare il Paese con l'Ue: dal 1° giugno 2015 sono infatti in vigore nuove disposizioni comunitarie (Regolamento UE n.1357/2014 della Commissione del 18 dicembre 2014 e Decisione della Commissione n.955/2014), che modificano la bussola normativa italiana in materia di classificazione dei rifiuti (fa testo l'Allegato D della parte IV del D. Lgs.152/2006 come modificato dall' art. 13, comma 5, lett. b-bis), D.L. 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla Legge 116 del 11 agosto 2014).

La nuova disciplina innova profondamente la normativa in tema di caratteristiche di pericolo per i rifiuti, allineandola fra l'altro con le disposizioni contenute nel Regolamento n. 1272/2008 sulla classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze e delle miscele.
In Italia ad oggi si è in ogni caso creata una situazione di incertezza, in particolare con difficoltà applicative legate alla gestione di alcune tipologie di rifiuti inerti, ai quali, in ragione della accertata presenza di sostanze pericolose, potrebbe essere assegnata una classificazione (ovvero un codice CER) come "rifiuto pericoloso".

La legge oggi prevede la "caratterizzazione" dei rifiuti da costruzione da parte del proprietario/produttore (con conseguenti onerose analisi a suo carico), in modo da attribuire un corretto codice Cer a monte del conferimento a un impianto di recupero.
Sotto le 50 tonnellate, la Liguria ha ammesso adesso l'autocertificazione, qualora "i rifiuti da costruzione e demolizione classificati con i codici CER 170107 o 170904 derivino esclusivamente da attività edilizia riferita ad edifici e manufatti di civile abitazione o ad essi assimilabili (edifici adibiti ad uso commerciale ovvero porzioni di edifici adibiti ad uso industriale, ma non sede di attività produttive)". Sarà lo stesso produttore dei detriti ad autocertificarne la composizione, effettuata sulla base delle conoscenze dell'origine degli stessi, escludendo la presenza di materiali pericolosi, senza dover affrontare la caratterizzazione, che sarà invece incombenza a carico dell'impianto di recupero. Le procedure semplificate consentite dalle linee guida liguri sono una facoltà ammessa per i rifiuti non pericolosi dal Dm del 5 febbraio 1998. Sopra le 50 tonnellate, continueranno a scattare le normali procedure (con caratterizzazione dei rifiuti).

La delibera sulle macerie (atto 714 del 26 maggio 2015 pubblicata su web il 28 maggio) intende semplicemente fornire un indirizzo gestionale, "a titolo transitorio, nelle more dell'attesa stabilizzazione del quadro normativo nazionale". Per un'ironia della sorte, è in assoluto l'ultima delibera in ordine cronologico della giunta Burlando, le cui ambizioni di rielezione, tramite la candidatura dell'ormai ex assessore alle Infrastrutture Raffaella Paita, sono franate, lo scorso 31 maggio, con la vittoria alle urne dell'alfiere del centro-destra Giovanni Toti.

Il provvedimento risolve la situazione genovese al collasso? "Ni" secondo il costruttore Delle Piane: "Sblocca il quadro, ma rimangono due problemi addirittura urgenti. Intanto è inaudito che una città come Genova sia priva di una discarica in senso lato, come da mesi avviene, con la collettività costretta a pagare lo smaltimento in Piemonte dei rifiuti urbani e, incidentalmente, anche dei detriti. In secondo luogo i magazzini edili hanno rincarato fortemente il servizio di ritiro, coi prezzi a metro cubo schizzati da 25 a 38 euro. Con la conseguenza che, a queste condizioni, lievitano i prezzi delle opere. Ed è un altro extracosto a carico della collettività".


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