Lavori Pubblici

Ridurre la babele dei prezzari e integrazione con il Bim: l'innovazione passa anche da qui

Antonio Ortenzi

Nonostante i passi avanti non si è ancora arrivati ad avere un'unica codifica né per le voci descrittive delle lavorazioni né per i codici di riferimento. Tutte le Regioni hanno tentato di adeguarsi, ma senza raggiungere l'obiettivo

Ridurre la babele dei prezzari resta ancora uno degli obiettivi più attuali nel settore dei lavori pubblici. Un traguardo reso peraltro più stringente dalla riforma del codice di cui si discute in parlamento. Nonostante i passi avanti non si è ancora arrivati ad avere un'unica codifica né per le voci descrittive delle lavorazioni né per i codici di riferimento. Dal 2010, con il nuovo regolamento appalti, tutte le Regioni hanno tentato di adeguarsi. Ma lo sforzo è stato più proteso a ottemperare formalmente alla legge che a ottenere un innovazione sostanziale.

Uno dei problemi maggiori deriva proprio dalle analisi dei prezzi poiché le informazioni che concorrono alla formulazione del prezzo finale – oltre alle spese generali che vanno dal 13% al 17% e l'utile d'impresa (10%) – sono le incidenze delle quantità su ogni singola voce dei materiali, dei noli e della manodopera. Le quantità in analisi non sono sancite per legge, neppure come indicazione di riferimento. Questo porta a un'imponderabilità che si riflette inevitabilmente sui prezzi. E, di riflesso, provoca un irrigidimento da parte delle Regioni nella pubblicazione delle analisi. Per il timore di controversie che potrebbero scaturire a fronte di una progettazione carente o in caso di riserve (lite temeraria a parte) tra stazione appaltante e soggetto economico.
Sono stati diversi gli sforzi, per cercare una codifica comune. Basti citare tutto il lavoro di ricerca fatto da Itaca, oppure il progetto Innovance che ha visto la partecipazione dei maggiori stakeholder italiani del settore.

Questa volta non servirebbe neppure uscire dai confini italiani per vedere chi ha fatto meglio rispetto all'attuale situazione che è di totale caos. Per esempio l'Anas. Le informazioni sui listini di ogni singolo compartimento regionale dell'ex ente strade passano in un unico centro di elaborazione dati che, dopo avere fatto le analisi dei prezzi restituisce annualmente ai singoli compartimenti voci sempre aggiornate. Le incidenze delle risorse elementari sono univoche e uguali per tutti, invece i prezzi variano al variare del compartimento. Il centro unico si occupa anche dello smistamento e approvazione dei nuovi prezzi, facendo così, sia monitoraggio e controllo, sia ricerca e sviluppo verso nuove lavorazioni e tecnologie. La ricerca di una standardizzazione verso l'ormai famosa "Work Breakdown Structure", della quale abbiamo diffusamente parlato anche nei passati articoli di questa rubrica, consente di avere idee chiare fin da subito su costi driver in base alla tipologia d'intervento andando a completare un quadro generale di best practice che potrebbe essere preso a riferimento dal comparto nazionale. L'Americana del Doe (Dipartimento dell'energia americano) ci aiuta, ricordandoci che è stato redatto addirittura un manuale sulla Wbs, pertanto ogni stakeholder, che si appresta a fare un lavoro con questo dipartimento, deve seguire le indicazioni dell'handbook. Ovviamente l'Anas non è l'unica stazione appaltante che si avvale di questo modo di organizzare i prezzari. Metodi simili sono adottati anche da Italferr e Spea Ingegneria.

Quali potrebbero essere quindi i primi passi verso un'auspicabile standardizzazione a livello nazionale? Di seguito alcune proposte.
1. Codificare a livello nazionale (codici e descrizioni) le risorse Elementari (materiali - noli - manodopera)
2. Codificare a livello nazionale (codici e descrizioni) le lavorazioni.
3. Definire a livello le incidenze unitarie medie (quantità) delle risorse elementari su ogni lavorazione.
4. Restituire annualmente a ogni Regione i prezzari di riferimento codificati, coinvolgendo gli stake-holder locali, che aggiorna i prezzi unitari delle risorse elementari, aggiornando così automaticamente i prezzi delle lavorazioni.
5. Pubblicazione da parte delle Regioni del Prezzario, delle analisi e delle risorse elementari.
6.Adottare una linea guida di riferimento per la Work Breakdown Structure (struttura di scomposizione del lavoro) per le opere edili a livello nazionale ad esempio partendo dalla Uni 8290.

Lo scopo è soprattutto aiutare i progettisti a lavorare al meglio in ambito nazionale e internazionale (vedi standard Iso) e agevolare il «Bim thinking». È proprio qui che s'inizia a giocare la partita del Bim con gli abachi riferiti a Qto («Quantity take off»). Un oggetto parametrico utile alla progettazione dovrebbe essere composto di materiali e lavorazioni descritti da voci univoche in tutta Italia, con un codice, almeno in parte, unico, entrambi convergenti verso una «Wbs» codificata e riconoscibile da tutti gli operatori del comparto a livello nazionale.

Questo articolo è il dodicesimo di una serie: i precedenti ai seguenti link:

BANCHE, FONDI UE, RETI DI IMPRESE PER TROVARE CREDITO E CRESCERE
CON LA CONTABILITA' ANALITICA OGNI CANTIERE HA IL SUO CONTROLLO DI GESTIONE

DAL PROGETTO ALLA MANUTENZIONE: GUIDA AL CALCOLO (CORRETTO) DEI COSTI DI UN'OPERA

L'ANALISI DEI LAVORI: I PUNTI DEBOLI CHE PORTANO A SFORARE I COSTI D'IMPRESA
DAL BANDO AI LAVORI, IL COLABRODO DEI COSTI E IL RUOLO DEL RUP

INNOVAZIONE, BIM FORMULA UNO DELL'EDILIZIA, MA I RUP SANNO PILOTARE?
EARNED VALUE E ANALISI TOP DOWN PER TENERE SOTTO CONTROLLO I COSTI
IMPRESE, GUIDA ALLA PIANIFICAZIONE PER AUMENTARE I MARGINI

COSTI OPERATIVI: LE REGOLE PER NON SFORARE IL BUDGET LAVORI SOTTO CONTROLLO: IL RAPPORTO TRA COSTI RICAVI E UTILE

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