Lavori Pubblici

Difesa del suolo, in Liguria un anno di vincolo sulle aree inondate nel 2014

Jada C. Ferrero

Una delibera di Giunta regionale blocca ogni edificazione o aumento di carico urbanistico sulle aree colpite da esondazioni, al fine di consentire l'aggiornamento dei piani di bacino e di emergenza

Vietate per un anno le nuove costruzioni, le nuove infrastrutture, ogni intervento sul patrimonio edilizio che non sia un restauro, i cambi di destinazione d'uso, anche senza opere, se aumentano il carico insediativo. La Liguria approva uno stringente pacchetto di misure di salvaguardia riservato alle aree inondate nel periodo alluvionale di fine 2014.

La delibera di Giunta Regionale (Dgr 59 del 18 gennaio 2015 ), con l'Allegato1 , l'Allegato 2 , e l'Allegato 3 (o megliole mappe da cuii ricavare le aree vincolate ), approvata su proposta dall'assessore regionale alla Difesa del suolo Raffaella Paita, ha ripercussioni su larga parte del territorio ligure: sono ben una cinquantina, su 235, i Comuni con quote che rientrano nella mappatura (che costituisce l'allegato 3).
Nelle porzioni di territorio inserite, per un anno prorogabile di ulteriori 12 mesi, sono ora in vigore una serie di divieti e prescrizioni.
Un regime "eccezionale" dunque transitorio, teso a dare il tempo ai vari enti coinvolti – Comuni, Province, le molteplici Autorità di bacino cui fa capo lo stretto e lungo territorio ligure – di procedere a ulteriori approfondimenti tecnici per aggiornare da un lato i Piani di bacino, dall'altro i piani di protezione civile.

La mappatura rappresenta ad oggi il riferimento più completo per la definizione dello scenario di inondazione occorso durante le "grandi acque" che hanno sommerso la Liguria dal 9 ottobre al 18 novembre scorsi, con enormi danni. Una "fotografia" da cui partire sia a fini di verifica e aggiornamento dei vigenti Piani di bacino o analoghi strumenti di pianificazione, sia di valutazione delle istanze di danno e richieste di finanziamento in relazione alle ordinanze di protezione civile post-evento.

Una analoga operazione di macro-salvaguardia "a tempo" era già scattata – ma per sei mesi, prorogati poi di altri sei - dopo le alluvioni altrettanto devastanti del 2011. Anche allora una moratoria aveva congelato interventi edilizi previsti o in istruttoria in zone che si erano alluvionate, con misure di salvaguardia in aggiunta ai "normali" vincoli già prescritti nei piani di bacino.
Tutte le aree intorno ai maggiori corsi d'acqua liguri erano già inserite nei piani di bacino, elaborati a partire dal 1999/2000 e approvati intorno al 2003, con qualche variante nell'ultimo decennio. Le misure di salvaguardia del 2011 ne avevano innescato la revisione, in corso. La mappatura di oggi amplia lo scenario soprattutto alla rete dei rii minori.

Sono 47 stavolta i Comuni liguri che hanno porzioni ricomprese nella mappatura: 28 nel Genovese, 15 nel Savonese, 4 nello Spezzino (non inondato l'Imperiese). Dalle carte dei piani di bacino – che rappresentano una previsione, mentre la mappatura raffigura le aree effettivamente inondate - emerge che sono comunque pochissimi i Comuni senza aree inondabili. Addirittura nel Savonese il 32% dei residenti risulta abitare in zona pericolosa (circa il 24% nello Spezzino, il 19% nel Genovese, il 18% nell'imperiese).

Va precisato che la nuova mappatura raffigura non tanto tutti i Comuni danneggiati dagli ultimi eventi alluvionali, ma solo quelli interessati da esondazioni di corsi d'acqua. Sono esclusi, cioè, quelli colpiti da frane oppure danneggiati da piogge intense o deflussi superficiali.
Nella mappatura, un totale di 49 squadri della carta territoriale regionale in scala 1:10.000, sono individuate insomma le aree soggette ad inondazioni, alla luce degli ultimi fatti. Le nuove zone "rosse" di pericolosità idraulica, da leggere in termini integrati a quelle dei piani di bacino .

La pericolosità idraulica nei piani di bacino divide il territorio ligure in tre diversi livelli di rischio: molto elevato (zona rossa, in cui la previsione del tempo di ritorno della piena, T, è di 50 anni), elevato (gialla, T di 200 anni), moderato (verde, T 500).
Per la sua conformazione, un arco compresso fra mare e pianura padana, in Liguria sono operative tre Autorità di bacino (regionale, fiume Po, fiume Magra). Le ultime stime prima dell'ultima alluvione, nel 2013, censivano all'incirca 90 chilometri quadrati di territorio (su 5.420) in zona rossa per possibile rischio alluvioni, con altri 160 km2 in rischio medio (gialle). Le nuove mappe attestano 16,5 km2 inondati, di cui circa la metà già individuati e disciplinati negli ordinari piani di bacino.

La delibera ligure discende dalla cosiddetta Direttiva Alluvioni (2007/60 CE), che impone da un lato la redazione o aggiornamento delle mappe di pericolosità idraulica, dall'altro – entro il 22 dicembre 2015 – che sia approntato un Piano di gestione delle alluvioni, attraverso il quale verranno associate alla mappatura misure per la gestione del rischio sotto i profili prevenzione, protezione, preparazione, compresi quindi la previsioni degli eventi alluvionali e i sistemi di allertamento. Nel documento la Giunta approva infatti (allegato 2) nuovi indirizzi e relative misure di protezione civile (ex artt. 3 e 17 della Lr 9/2000).

Ora, fino a che non verranno approvate le varianti ai piani di bacino che aggiorneranno il quadro alla luce delle nuove mappe, sono vietati entro le nuove perimetrazioni: interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione urbanistica; interventi sul patrimonio edilizio eccedenti quelli di restauro e risanamento conservativo (come definiti dall'art 9 della Lr 16/2008); realizzazione di nuove infrastrutture; cambi di destinazione d'uso, anche senza opere, che aumentino il carico insediativo sia pure temporaneo (da annesso agricolo a garage ad esempio).

Pochi interventi edilizi sono esclusi dai nuovi divieti: le ristrutturazioni edilizie in senso lato, "compresi i modesti ampliamenti una tantum, purché non interrati né seminterrati"; gli interventi sull'esistente finalizzati a mitigare la vulnerabilità degli edifici e l'incolumità pubblico/ privata; l'adeguamento o realizzazione dei reti e impianti di servizi pubblici; la ristrutturazione e realizzazione di strade pubbliche, se non aggravano il rischio idraulico. In compresenza di doppio insieme di regole a causa dei previgenti piani di bacino, va applicata la disciplina più restrittiva.

"Per il momento – chiariscono gli uffici regionali - viene messo un blocco sulla possibilità di edificazione nelle aree a rischio, e quindi ai progetti in corso. Il fine è la tutela della pubblica incolumità, per evitare di aumentare le condizioni di rischio per beni e persone, almeno fino a quando adeguati studi non consentano di determinare oggettivamente le cause delle inondazioni e caratterizzare il livello di pericolo delle aree. Solo dopo una rivalutazione del rischio idraulico e degli elementi di garanzia che verranno adottati, potranno riprendere le iniziative. Gli enti saranno chiamati a realizzare interventi di riduzione del rischio per rimettere in sicurezza quelle realtà".

Molto critica sul provvedimento Ance Liguria, sotto svariati profili. Li enumera Federico Garaventa, costruttore, presidente dell'associazione: "Manca completamente l'attività di programmazione, anche economica, e di pianificazione prevista dalla legge; riguarda le costruzioni future, e non prevede specificamente misure che incentivino la delocalizzazione di quelle esistenti che determinano rischio idraulico o interventi sulle opere pubbliche che determinano inondazioni; è vietata la ristrutturazione urbanistica, che sarebbe invece necessaria, specie in ambito urbano per superare condizioni di rischio idraulico: forse in realtà la sola misura necessaria per farvi fronte; manca la norma finanziaria per superare le condizioni di rischio; di fatto, nelle aree mappate impedisce di fruire del Piano Casa, che in Liguria scadrà il prossimo 30 giugno".


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