Lavori Pubblici

Acqua, il Lazio approva una norma-manifesto: «nessun effetto sulle gestioni private»

Francesco Narielllo

Previsto anche un fondo per la «ripubblicizzazione» delle gestioni. L'assessore Refrigeri: tentativo difficile da portare a termine, oltre che per la scarsità di risorse disponibili, anche perché «non potrebbe in alcun modo incidere sulle tariffe

Un provvedimento che, sulla carta, potrebbe cambiare in modo radicale l'assetto delle risorse idriche laziali, ma che - almeno nell'immediato e senza ulteriori interventi normativi - sembra essere un "manifesto" di grandi principi, senza effetti pratici. È questa la prima impressione che suscita la legge di iniziativa popolare sul tema della gestione dell'acqua approvata all'unanimità dal Consiglio regionale del Lazio.

Si tratta di norme di iniziativa referendaria, proposte da 39 Comuni del Lazio, primo fra tutti Corchiano - del Viterbese, territorio sul quale pesano problemi sul fronte qualità dell'acqua (in particolare per la presenza di arsenico) -, e sottoscritte da 40mila cittadini. Lo Statuto regionale, infatti, prevede infatti la possibilità di proporre referendum propositivi, che il Consiglio può evitare deliberando sulla proposta presentata: proprio quello che è accaduto.

A chiarire la portata della norma approvata è l'assessore regionale alle Infrastrutture, politiche abitative e ambiente, Fabio Refrigeri, che ha seguito in prima persona il via libera al provvedimento . «È una legge di principi che si ispira ai quesiti referendari nazionali in materia e che rappresenta un'utile cornice dentro cui poter poi declinare i singoli aspetti con specifici interventi normativi - afferma -. Una delle parti più importanti del provvedimento riguarda la possibilità di ridefinire gli ambiti non secondo un criterio amministrativo ma tenendo conto dei bacini idrografici». Di effetti immediati, nella gestione delle risorse idriche su territorio regionale - fa intendere l'assessore -, non ce ne saranno, «ma avremo l'opportunità – dice - di approvare entro 180 giorni un provvedimento che potrà cambiare le attuali regole».

La legge (che dovrà essere pubblicata sul Burl) ribadisce, come detto, diversi principi generali - ma senza effetti immediati - legati allo spirito dei referendum nazionali del 2011, a partire dal fatto che «tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili». Ma anche ribadendo che la gestione del servizio idrico integrato «deve essere svolta senza finalità lucrative e ha come obiettivo il pareggio di bilancio, persegue finalità di carattere sociale e ambientale».

Uno degli aspetti potenzialmente più interessanti in prospettiva, invece, appare proprio la possibile trasformazione dei vecchi Ato in bacini idrografici: la cui individuazione, tuttavia, è demandata all'approvazione di un provvedimento legislativo ad hoc da parte della Regione, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge.

Ciascun ambito, si legge in una nota della regione - sarà «governato» da un'autorità di bacino, a cui partecipano gli enti locali corrispondenti per territorio. I delegati degli enti locali partecipano alle «assemblee decisionali di bacino» con vincolo di mandato. La gestione - si legge ancora nella nota - dovrà avvenire in base a un preciso bilancio idrico che dovrà assicurare «l'equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico» e dovrà essere aggiornato con cadenza almeno quinquennale. Ogni anno, inoltre, le autorità di bacino dovranno predisporre «un report sulle perdite idriche nelle reti di distribuzione».

Prevista, tra l'altro, anche la costituzione di un fondo per la «ripubblicizzazione» di cui potranno beneficiare gli enti locali che vogliono tornare a gestire il servizio «subentrando a società di capitale»: il fondo che dovrà essere finanziato nel triennio 2014-2016 da un apposito capitolo di bilancio. Un «tentativo», fa capire lo stesso Refrigeri, che rappresenta un «indirizzo importante», ma non facile da portare a termine, oltre che per la scarsità di risorse disponibili, anche perché «non potrebbe in alcun modo incidere sulle tariffe».


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