Lavori Pubblici

Sottotetti, non c'è pace in Liguria: la Corte costituzionale non entra nel merito

Jada C. Ferrero

Rimane scivoloso in Liguria il terreno su cui si muove la legge regionale sul recupero dei sottotetti (L.r. 24/2001), che tanta giurisprudenza ha prodotto in questi anni: privati, professionisti e persino tecnici comunali indagati, cantieri bloccati, fino alla semi paralisi nel rilascio dei titoli edilizi in molti Comuni, specie del Savonese. Norma "speciale" di agevolazione, la legge ligure è una delle più liberali d'Italia.

Né risolve l'ultima sentenza in ordine di tempo, quella della Corte Costituzionale (pronuncia n° 33/2014 depositata il 28 febbraio scorso), che per questioni formali non entra nel merito. Era stata chiamata ad esprimersi sul testo per una questione di legittimità sollevata da un Pm un anno fa, in una causa penale celebrata davanti al Tribunale di Savona. Il magistrato aveva rimesso alla Suprema Corte la valutazione se la legge ligure non violi l'articolo 117 della Costituzione, in quanto la Regione ha legiferato in materia di edilizia - tema rientrante nella potestà legislativa statale concorrente (soggetta al limite del rispetto dei "principi fondamentali" stabiliti nelle leggi statali), con previsioni e parametri non rinvenibili nella normativa nazionale. Secondo l'ordinanza del Tribunale savonese, solo in presenza di apposite norme statali le Autonomie possono introdurre con proprie leggi disposizioni che, per agevolare determinati interventi, prevedano di derogare alla disciplina prevista nei piani urbanistici comunali.

Il disegno di legge di riforma alla legge sui sottotetti (Ddl 293 del 5 luglio 2013), predisposto dalla Giunta per rimettere in sicurezza giuridica l'accidentato percorso del testo, strumento in più casi utilizzato un po' disinvoltamente, ricomincia adesso il cammino in commissione.
La norma, che oggi dunque a tutti gli effetti rimane vigente, incentiva recuperi su edifici già esistenti al 6 settembre 2001. Ha svariate peculiarità, rispetto a testi analoghi (la maggioranza delle Regioni ha leggi simili).
Intanto gli interventi sono assentibili in deroga agli strumenti urbanistici comunali, laddove i Comuni non abbiano adottato specifici limiti. Vale inoltre per il recupero di spazi non solo abitativi, ma anche con destinazione turistico-ricettiva. Poi consente sul tetto modifiche alla linea di colmo e alla pendenza delle falde, sebbene unicamente per raggiungere il parametro di altezza media interna netta (il cosiddetto "minimo-massimo" di mt. 2,30 stabilito per ottenere l'abitabilità). Permette altresì di ricavare dai recuperi nuove unità immobiliari, solo però se le regole comunali non ostano. In ogni caso, vige per 10 anni il divieto di frazionamento per volumi e spazi recuperati senza creazione di nuove unità immobiliari. C'è obbligo di parcheggi pertinenziali, ma solo se nascono nuove unità.

La Regione Liguria già all'indomani della legge risalente al 2001, composta da 7 articoli, aveva prodotto una prima circolare esplicativa del dipartimento Pianificazione territoriale (n° 8135/40 del 16 gennaio 2002), cui ne era seguita una seconda (n° 160220/504 del 16 novembre 2005) per chiarire gli svariati aspetti, evidentemente rimasti oscuri: nel tempo, tante le richieste di pareri da parte di Comuni e Province, più un nutrito contenzioso.
Ricca giurisprudenza, così, da parte del Tar Liguria, che ha affrontato due distinte fattispecie di interventi autorizzati dai Comuni. Tra loro profondamente diverse. Nella prima, sono stati ritenuti illegittimi titoli edilizi relativi a interventi di demolizione e ricostruzione dell'intero immobile originario (cioè di sostituzione edilizia), con trasformazione a fini abitativi dei sottotetti mediante loro ampliamento. Pacificamente, interventi di nuova costruzione, in effetti fuori dalla portata della Lr 24/2001.
Nella seconda, sono stati invece annullati titoli per recupero di sottotetti comportanti solo innalzamento della preesistente copertura dell'edificio, invece assentibili secondo la legge ligure, che permette non già sopraelevazione, ma innalzamento con "contenuti incrementi volumetrici", per raggiungere l'abitabilità. Una possibilità d'altronde prevista dallo stesso Dpr 380/2001: la ristrutturazione edilizia pesante assentibile con permesso di costruire.

In sostanza in entrambi i casi il giudice ha usato come "bussola" i principi della legislazione statale contenuti nel Testo unico dell'edilizia (Dpr n. 380/2001, art. 3, comma 1, lett. d ed e1): la qualificazione di un intervento come ristrutturazione edilizia richiede il rispetto sia di volumetria che di sagoma dell'edificio preesistente. Eppure le sentenze più datate (Tar Liguria, n. 1711/2006), avevano invece avallato la riconducibilità alla ristrutturazione degli interventi di mero innalzamento, distinguendo fra nuova costruzione e non.
Nel Ddl in preparazione sono previsti paletti, ovvero limiti quantitativi massimi (oggi rimessi solo alle due circolari), sia nell'entità degli incrementi volumetrici realizzabili, sia per le modificazioni della copertura attraverso opere di innalzamento delle linee di colmo e di gronda, sempre però funzionali ad ottenere il parametro dell'altezza media interna netta.


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