Lavori Pubblici

Terre da scavo, in Liguria procedura semplificata solo per il materiale prodotto dopo l'autodichiarazione

Giuseppe Latour

È la conclusione più interessante inserita nella deliberazione di Giunta n. 1423 del 2013, con la quale viene approvata una circolare interpretativa sulle nuove norme in materia rocce da scavo

Il materiale estratto prima dell'autodichiarazione non può essere trattato secondo le nuove procedure semplificate. È la conclusione più interessante inserita dalla Regione Liguria nella deliberazione di Giunta n. 1423 del 2013 , con la quale viene approvata una circolare interpretativa sulle nuove norme in materia di terre e rocce da scavo. Si tratta di un testo che si allinea a quanto hanno già fatto diverse amministrazioni, come Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

Il cuore della circolare, dopo una lunga sezione che riepiloga la complessa storia delle regole sullo smarino, è costituito dal paragrafo che analizza la procedura relativa all'articolo 41 bis del Dl n. 69/2013. Il testo, anzitutto, conferma che la ripartizione attuale prevede l'utilizzo del Dm n. 161/2012 per tutte le attività soggette a Via o Aia, indipendentemente dalla quantità di materiale che viene movimentata. La procedura semplificata, invece, "riguarda tutti gli interventi, da cui derivano volumi di terre e rocce da scavo, anche superiori ai 6mila mc, purché non siano soggetti a Via o Aia". Non esistono, quindi, vincoli di dimensione nel cantiere.

Per accedere alla procedura semplificata il produttore deve dimostrare, tramite un'autodichiarazione inviata all'Arpa regionale, il rispetto di una serie di requisiti: che sia certa la destinazione all'utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati; che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non siano superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione previsti dal Codice ambiente; che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l'utilizzo non determini rischi per la salute; che non sia necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere. Nella dichiarazione vanno indicate le quantità destinate all'utilizzo, il sito di deposito e i tempi previsti per l'utilizzo, che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, «salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore». L'Arpa controlla la correttezza e la completezza delle dichiarazioni entro trenta giorni dalla ricezione della domanda.

A questo punto viene inserito il passaggio più innovativo della circolare. Secondo la legge, infatti, «le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria». Quindi, nel caso in cui il proponente abbia deciso soltanto dopo il rilascio del titolo edilizio di trattare i materiali di scavo secondo la procedura del Dl n. 69/2013, prima di presentare la dichiarazione all'Arpa dovrà fare richiesta di variazione all'ente competente. «In tutti i casi, comunque, - precisa il testo - quanto è̀ stato scavato prima della presentazione della dichiarazione deve essere trattato come previsto nel precedente titolo edilizio (rifiuto o terre e rocce come da Dm 161/12)». Ma non potrà giovarsi in alcun modo della procedura semplificata.


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