Lavori Pubblici

Toscana: nuove costruzioni solo in città. Professionisti in rivolta

Silvia Pieraccini

Un documento firmato dagli ordini che rappresentano circa 40mila professionisti boccia la proposta di legge con il divieto assoluto di nuova edificazione residenziale fuori dai territori urbanizzati

Una proposta di legge regionale «centralistica e inutilmente complicata», che «non è uno strumento adeguato a sostenere la riqualificazione delle città, la tutela delle aree di pregio paesaggistico, il rafforzamento delle funzioni agricole, la prevenzione dei rischi naturali». È una bocciatura senza appello quella che gli Ordini degli Architetti, Ingegneri, Geometri, Agronomi e forestali, Periti agrari e Periti industriali di tutte e dieci le province toscane, affiancati dalle sei Federazioni regionali che li raggruppano – in tutto 66 assemblee che rappresentano circa 40mila professionisti – hanno condensato in un documento unitario sulla riforma della legge sul governo del territorio (1/2005), messa a punto dall'assessore Anna Marson.

Quella proposta di legge, approvata dalla Giunta regionale e ora all'esame della commissione consiliare Territorio e ambiente (che ha avviato le consultazioni), tenta di arginare il consumo di suolo con una innovazione di forte impatto: il divieto assoluto di nuova edificazione residenziale fuori dai territori urbanizzati. L'attività edilizia, secondo il testo, potrà dunque concentrarsi solo nelle aree urbanizzate, e dovrà promuovere la riqualificazione e il riuso.

Nel documento presentato all'assessore Marson, gli Ordini 'tecnici' della Toscana approvano il freno al consumo di suolo, ma sottolineano come occorra evitare di definire «aprioristicamente la linea di confine tra zone urbanizzate e territorio perché una legge di sistema non può essere confusa con un piano urbanistico». Se il contenimento del consumo di suolo per scopi edificatori è principio «ampiamente condivisibile e condiviso» - scrivono gli Ordini professionali - esso non può essere «l'unico obbiettivo di una efficace riforma della nostra legge urbanistica».
In primo luogo, secondo gli Ordini professionali, la divisione «esclusivamente tra zone urbane e zone agricole appare una indicazione semplicistica» perché vi sono sul territorio «miriadi di situazioni differenziate», come ad esempio lo sprawl, la cosiddetta città diffusa, per le quali non vengono messe in campo soluzioni di riqualificazione «agili ed efficaci».

In generale, però, secondo i professionisti, è l'intero quadro procedimentale a risultare «estremamente macchinoso», tale da comportare la creazione «di una imponente e costosa struttura burocratica di controllo a livello regionale, penalizzante per i settori imprenditoriali, l'edilizia, l'agricoltura», e da far assumere alla rigenerazione urbana ancora una volta il «carattere di slogan». Il riferimento è al ritorno in capo alla Regione (previsto dalla proposta di legge) del diritto di veto sui grandi progetti, diretto a riequilibrare il potere dei Comuni sul fronte della programmazione urbanistica, attraverso l'attribuzione di nuove competenze alla conferenza paritetica interistituzionale. Dopo la stagione della delega di responsabilità pianificatorie agli enti locali, ora dunque si torna al centralismo regionale in nome della tutela del territorio.

I timori che manifestano i professioni tecnici sono che il testo, se non sarà modificato, «renderà, da un lato, ancora più lunghi e accidentati i tempi» di attuazione e di entrata in vigore dei singoli strumenti; dall'altro, sancirà «il definitivo divorzio tra il sistema di pianificazione e la capacità di governare i processi dinamici che rendono il territorio una realtà viva e non un feticcio che si pretende di conservare identico a se stesso». Tutto ciò, secondo i professionisti del settore, potrebbe «condannare le nostre città e le nostre campagne a un progressivo decadimento».
E ancora, la scure dei tecnici si abbatte sulle misure per rendere più snelli gli strumenti di pianificazione e favorire la rigenerazione urbana e il riuso: servono, secondo gli Ordini, misure come l'abbattimento degli ingenti oneri di urbanizzazione e meccanismi di premialità nei casi di riqualificazione energetica e di adeguamento sismico, che nel testo di riforma non ci sono.
Ora la parola passa alla commissione del Consiglio regionale, che ha annunciato per gennaio il secondo giro di consultazioni su un testo che sta sollevando anche le perplessità degli enti locali, oltre a quelle dei costruttori.


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