Lavori Pubblici

Piano casa verso 5 anni di proroga in Veneto con lo stop al veto dei sindaci

Franco Tanel

La commissione urbanistica dà l'ok al testo in vista della scadenza del 30 novembre. Interventi possibili anche nei centri storici. Demolizioni e ricostruzioni con bonus fino all'80%. Oltre 62mila le domande di ampliamento già presentate

Mancano solo pochi giorni alla scadenza del "secondo Piano casa" veneto, (la data è il prossimo 30 novembre) e la Regione accelera i tempi per approvare una nuova versione della legge che ha obiettivamente avuto il grande merito di addolcire la crisi delle imprese edilizie, soprattutto quelle medie e piccole. Ieri la Commissione Consiliare ha approvato il nuovo disegno di legge che contiene delle importanti novità rispetto al passato. Vediamole subito.

La principale è senza dubbio lo stop al veto dei sindaci. La nuova versione del Piano casa infatti prevede una applicazione omogenea su tutto il territorio regionale e i Comuni perdono il potere di interdizione: una scelta secondo i relatori del testo che serve a semplificare la vita sia ai cittadini che alle imprese oggi costrette a districarsi in un ginepraio di norme applicative diverse per ogni Comune. Scelta che le opposizioni di centro sinistra contestano duramente sottolineando che in questo modo si azzera ogni competenza di programmazione e controllo sull'urbanistica da parte dei Comuni.

Seconda novità la durata: la nuova legge, nel testo uscito dalla commissione, avrà una validità di 5 anni. Inizialmente si pensava addirittura a rendere la legge permanente, ma anche le stesse associazioni dei costruttori hanno espresso la loro contrarietà: troppo alto il rischio di diluire in troppo tempo l'effetto di ripresa ai cantieri che ci si aspetta dal provvedimento. Addirittura si parla di ridurre a tre gli anni di validità con la votazione in aula. La legge in scadenza ha invece una durata di due anni.

Terza novità è l'applicazione estesa anche ai centri storici se gli edifici interessati non hanno particolari gradi di protezione. Il testo approvato in Commissione, per gli interventi edilizi in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, compresi i piani ambientali dei parchi, permette l'ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume o della superficie, o comunque un ampliamento fino a 150 metri cubi per gli edifici residenziali unifamiliari esistenti destinati a prima casa. Questa percentuale sale di un ulteriore 10% nel caso di utilizzo di tecnologie che prevedano l'uso di qualsiasi fonte di energia rinnovabile con una potenza non inferiore a 3 kW. Prevista anche l'elevazione di un ulteriore 5% per gli edifici residenziali e 10% per gli edifici ad uso diverso, nel caso l'intervento preveda la messa in sicurezza sismica dell'intero stabile. Per quanto riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione in zona territoriale propria, per il rinnovo del patrimonio edilizio, gli interventi sono consentiti in deroga ai regolamenti e strumenti urbanistici con un premio fino al 79% della superficie e del volume se la ricostruzione avviene con tecniche finalizzate al risparmio energetico e fino all'80% nel caso in cui l'intervento adotti tecniche costruttive previste dalla normativa regionale per l'edilizia sostenibile.

È prevista, inoltre, per gli edifici situati nelle aree ad alta pericolosità idraulica, l'integrale demolizione e ricostruzione in aree anche in deroga ai parametri previsti dallo strumento urbanistico comunale, con un aumento fino al 50% del volume o della superficie e limitatamente agli edifici a destinazione residenziale la ricostruzione è consentita anche in zone agricole.

La speranza è che questo terzo Piano casa abbia lo stesso successo dei precedenti: secondo Confartigianato Veneto senza il Piano casa il crollo del settore costruzioni in Veneto sarebbe stato del 19,8% anziché del 14,2%. Fino allo scorso luglio, ultimo dato disponibile sono state presentate ben 62 mila domande di ristrutturazione.


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