Lavori Pubblici

Terre da scavo, in Liguria regole semplificate per gli interventi sotto i mille mc

Giuseppe Latour

Dopo Friuli venezia Giulia e Veneto anche la giunta ligure detta le istruzioni operative per i piccoli cantieri sostanzialmente lasciati lasciati fuori dal Dm 161/2012 in attesa di una normativa nazionale

Dopo Friuli Venezia Giulia e Veneto, anche la Liguria mette in campo la sua disciplina regionale per le terre e rocce da scavo nei piccoli cantieri. Lo ha fatto con la delibera n. 89 del 2013, approvata dalla giunta a inizio febbraio e appena pubblicata (Bollettino ufficiale n. 9 del 27 febbraio). In assenza di una normativa nazionale, che difficilmente arriverà a breve, ormai si procede in ordine sparso.

Il regolamento regionale, dopo avere analizzato l'impatto della nuove regole nazionali, si occupa di quei cantieri che producono terre per un massimo di mille metri cubi: una categoria di opere che, secondo i calcoli di «Edilizia e Territorio» (vedi le simulazioni e gli approfondimenti nel fascicolo on line ), aveva certamente poca convenienza nell'applicazione della normativa generale, contenuta nel Dm 161/2012. In questi casi non si dovrà compilare il Piano di utilizzo, previsto dal decreto, un documento complesso che richiede necessariamente l'intervento di un tecnico specializzato a supporto della piccola impresa e di un laboratorio per l'analisi dei campioni di materiale estratto dal terreno.

Al suo posto, basterà una dichiarazione sottoscritta dal progettista dell'opera che attesti una serie di circostanze. Anzitutto, l'opera non deve essere sottoposta a Via o Aia e non deve eccedere i limiti di volumetria previsti dal regolamento. Poi, le terre e rocce devono essere idonee ad essere riutilizzate direttamente, senza alcune trattamento «diverso dalla normale pratica industriale». Ancora, il sito di produzione dello smarino non deve essere interessato da interventi di bonifica. Infine, l'impresa deve impegnarsi a fare ricorso a «metodologie di scavo in grado di non determinare un rischio di contaminazione per l'ambiente».

Questa disciplina, va precisato, viene introdotta «nelle more dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni nazionali, al fine di fornire una immediata risposta alle esigenze operative connesse alla realizzazione di scavi di ridotte dimensioni, e definire modalità di gestione uniformi sul territorio ligure». Anche se lo stesso regolamento fa intuire che i tempi saranno lunghi, perché – spiega – «risulta attualmente ancora in fase di definizione».

Rispetto alle discipline di Veneto e Friuli Venezia Giulia, quella ligure risulta molto più limitata, perché nelle altre Regioni si è arrivati a regolare i cantieri con una produzione fino a 6mila metri cubi. Un tetto che, di fatto, include lavori di dimensioni piuttosto consistenti. Come le delibere delle altre due Regioni, però, quella ligure lascia intatto il problema delle competenze. Secondo il titolo V della Costituzione, infatti, la materia dei rifiuti è appannaggio dello Stato. Interventi sulla delicata materia delle terre da scavo, allora, quando realizzate con leggi consiliari invece che con semplici delibere, sono tutti esposti al rischio di impugnativa.


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