Lavori Pubblici

Piano casa, nel Lazio 19mila occupati e 800mila mq autorizzati

Giuseppe Latour

Circa 930 milioni di euro, oltre 19mila occupati e poco meno di 800mila metri quadri autorizzati. Il Cresme fa i conti sui primi due anni di applicazione del piano casa del Lazio. E mette sul piatto numeri impressionanti. Bastano due cifre: un giro d'affari generato pari a 930 milioni di euro e oltre 19mila nuovi posti di lavoro.
Numeri che piacciono molto a Luciano Ciocchetti, ex assessore all'Urbanistica del Lazio e padre della norma. "Siamo contenti perché viene premiato l'impegno che abbiamo profuso nel forzare i limiti del piano casa nazionale; abbiamo cercato di fare qualcosa di diverso e più ampio". Che ora potrebbe essere trasferito su scala più ampia. "Ci stiamo impegnando per lanciare una legge cornice nazionale che riprenda i principi del piano casa laziale, come la semplificazione, il riuso, la riqualificazione, i tempi certi".

Ed è soddisfatto anche Stefano Petrucci, presidente dell'Ance Lazio: "Le modifiche apportate dalla giunta Polverini alla legge del 2009, approvata dalla precedente giunta Marrazzo e rimasta di fatto inapplicata, hanno consentito di rimettere in moto il mercato. Le nuove norme hanno inciso su tutti i fronti di maggiore criticità, dalla possibilità di utilizzare gli incentivi di cubatura per gli ampliamenti edilizi nelle aree agricole all'aumento delle premialità in caso di demolizione e ricostruzione".

I numeri del Cresme parlano di 9.036 Dia e di 82 richieste di permesso di costruire presentate fino allo scorso primo dicembre. Le prime sono in grado di generare la realizzazione di 508mila metri quadri, mentre le seconde – che riguardano interventi più sostanziosi – valgono potenzialmente 271mila metri quadri. L'impatto complessivo di questa attività, secondo le stime dell'istituto di ricerca, è pari a 930 milioni di euro e oltre 19mila nuovi occupati.
Andando nel dettaglio di questi numeri, circa 8mila Dia hanno riguardato interventi di ampliamento e la restante parte (grossomodo mille domande) cambi di destinazione d'uso, recupero pertinenze e demolizioni con ricostruzione. Di queste 8mila procedure di ampliamento attivate, buona parte è in uno stadio parecchio avanzato: l'89% è stato già autorizzato e il 69% è stato addirittuta cantierizzato. Solo questa parte è in grado di generare una cubatura di 1,32 milioni di metri cubi che, proiettata al 2015 (la fine del periodo di vigenze della legge), significa una cubatura potenziale di 3,7 milioni di metri cubi.

Un capitolo molto interessante è quello dei permessi di costruire, che riguardano operazioni di grosso cabotaggio, sopra i 500 metri quadri. La superficie totale autorizzata, come detto, è di circa 271mila metri quadri. Il 60,4% di questa superficie è relativa a operazioni di cambio di destinazione d'uso, il 27,9% alla costruzione di edifici residenziali in aree libere con destinazione non residenziale in piani e programmi attuativi, l'11,7% alla demolizione con ricostruzione, con premialità variabili a seconda del caso.
Insomma, la fetta più consistente delle operazioni realizzate tramite permesso di costruire è stata quella relativa al cambio di destinazione d'uso. A questi interventi era legata una quota di locazioni in canone calmierato (pari al 30 o 35%, secondo i casi). Questo ha generato, nella provincia di Roma, 31mila metri quadri di immobili destinati all'edilizia sociale; per le altre province, invece, questa quota è stata pari a circa 26mila metri quadri. In totale, quindi, per gli affitti a canone calmierato stanno per essere immessi sul mercato circa 58mila metri quadri.


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