Lavori Pubblici

Emilia Romagna, indirizzi per la ricostruzione: ecco la proposta di legge

Mauro Salerno

Attività di ricostruzione mirata alla conservazione degli edifici danneggiati, ma non completamente distrutti. Niente vincoli, invece, in casso di crolli o di danni tali da rendere i fabbricati recuperabili soltanto con operazione di demolizione e ricostruzione. Sono gli indirizzi che bisognerà seguire per la ricostruzione degli edifici situati nei centri storici dei comuni dell'Emilia Romagna colpiti dal sisma dello scorso maggio. Le linee guida sono contenute nel progetto di legge approvato dalla Giunta guidata da Vasco Errani che ora passa all'esame del Consiglio Regionale.

La proposta di legge (scarica qui il testo ) punta ad accompagnare gli interventi di ricostruzione con il miglioramento delle prestazioni sismiche ed energetiche degli edifici e non riguarda gli edifici considerati come beni culturali per i quali «la Giunta regionale predisporrà, d'intesa con il Commissario delegato, un programma specifico».

Centri storici. Nei centri storici, nei nuclei storici non urbani e negli edifici vincolati dalla pianificazione, l'attività di ricostruzione dovrà essere finalizzata, quanto più possibile, alla conservazione dei tessuti edilizi preesistenti al sisma, con il miglioramento delle loro prestazioni sismiche ed energetiche. Viceversa, quando gli edifici siano completamente crollati (oppure danneggiati in modo gravissimo e dunque recuperabili solo attraverso interventi di demolizione e ricostruzione), la proposta di legge precisa che si dovranno considerare decadute le previgenti disposizioni della pianificazione urbanistica che vincolavano l'edificio originario. «Resta invariata - spiega una nota della Giunta - l'eventuale disciplina urbanistica operante per la tutela dei caratteri peculiari dei tessuti storici, urbani e non urbani, in cui la nuova costruzione si colloca».

Una specifica disciplina è prevista per gli aggregati urbani da recuperare attraverso una progettazione unitaria degli interventi stabilendo la necessità per il Comune di individuare le Unità minima di intervento (Umi), che dovranno presentare un'unica istanza di finanziamento e un unico progetto di riparazione e ricostruzione del complesso edilizio.

Piano della ricostruzione. La proposta di legge prevede anche la definizione di uno strumento urbanistico di natura operativa, il Piano della ricostruzione. «Il Piano - si legge ancora nel documento della Regione - potrà stabilire la delocalizzazione degli edifici distrutti o danneggiati che risultino collocati in ambiti inidonei alla edificazione, per ragioni geomorfologiche o ambientali, ovvero da ricostruire in una diversa posizione per consentire di realizzare significative trasformazioni fisiche e funzionali dei tessuti urbani».

Riduzione dello sprawl nelle campagne. Sono previste speciali disposizioni che consentono di ridurre la densità insediativa, ammettendo l'accorpamento degli edifici rurali sparsi facenti parte di un'unica azienda agricola e la delocalizzazione dei fabbricati non più funzionali all'attività agricola. Ci sarà anche la possibilità di modificare la sagoma degli edifici (non sottoposti a qualche vincolo) e ridurne la volumetria. «Per gli edifici vincolati dalla pianificazione, che siano stati solo danneggiati dal sisma, la proposta di legge non ammette trasformazioni che ne compromettano il valore storico culturale o testimoniale. Prevede, inoltre, appositi incentivi per il fedele recupero degli edifici, da stabilirsi attraverso il Piano della ricostruzione. In assenza di tali misure premiali si prevede la possibilità di aumentare il numero delle unità immobiliari, se ciò risulti compatibile con la disciplina di tutela».


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